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Cultur(A)

Cannabis Street Torino

Francesca | domenica 30 aprile 2017

Ad un anno di distanza eccomi partecipe di un’altra street parade. Il tema questa volta è l’antiproibizionismo.

Contrariamente alla Mayday di Milano del 2016, la Cannabis Street di Torino del 2017 si rivela partecipata, molto partecipata.

Come l’altra volta però le polemiche e l’odio dei cervelli dormienti prendono di mira il collettivo Proprietà Pirata: già oggetto di persecuzione politica dal novembre 2015, per aver subito e subire ancora l’arresto ingiustificato di quattro amici e partecipanti con l’accusa (caduta per la non sussistenza dei fatti) di devastazione e saccheggio durante il corteo NoExpo del primo maggio 2015.

Furono scelti, dalle istituzioni del nostro Paese, come capri espiatori di un enorme movimento di dissidenza e critica all’ Expo di Milano.

Lo furono, secondo la mia personale analisi, solo perché visti partecipi di Proprietà Pirata: un autentico esperimento autonomo di controcultura che sembra viaggiare nel tempo, uscire diretto dagli anni 90, dai rave e dalle carovane, e proiettarsi nel futuro della controcultura, delle jam, delle slampoetry, delle presentazioni di libri, delle produzioni artistiche e musicali. Una realtà di aggregazione autenticamente scomoda, nomade e internazionale per natura e per nascita, ripetutamente sgomberata nei pochi anni di vita e rinata altrettante volte. Ieri Proprietà Pirata si è presentata con un carro che sfoggiava due manichini della polizia come se fossero investiti dal camioncino stesso. Un politico di Torino, per me è irrilevante chi sia, già oggi esprime il suo disgusto “comunque la si pensi” su questa forma di espressione da lui definita “porcata”, lanciando la prima pietra della macchina delle pietre.

Nell’epoca in cui cittadini e compaesani vivono l’analfabetismo di ritorno e l’assenza di esercizio di critica non saper leggere i simboli ed esprimere le proprie opinioni sui social per me è cosa grave.

Riguardo al saper leggere i simboli:

“uccidere la polizia” in un corteo (che chiede sì la legalizzazione della cannabis e derivati a scopi industriali e farmaceutici, ma che chiede anche l’istituzione del diritto del consumo ricreativo, e quindi la fine della persecuzione percepita dai consumatori) rappresenta l’affrancamento simbolico dal terrore della polizia, con il quale il consumatore deve confrontarsi da sempre.

Il recente fatto di cronaca del ragazzo morto SUICIDA a Lavagna, per il terrore dei carabinieri, ci insegna quali gravissime conseguenze psicologiche ci siano nei giovani e in tutti i consumatori di cannabis.

Si pensi  a tutti gli eventi politici degli ultimi anni che pesano sulla coscienza dello Stato: la legge Fini-Giovanardi, Cucchi, Aldrovandi, e tutti gli altri, morti ammazzati nelle patrie galere, tutti i ragazzini arrestati alle superiori, le mafie che sguazzano nei nostri soldi e che avvelenano la cannabis dei ragazzi con vetro e ammoniaca.

Non ci si può non accorgere che il vero nemico è la legge, ma il suo braccio è la polizia: la tragedia psicologica di questo paese è vedere la polizia nemica difendere una legge ingiusta.

Mi rivolgo a tutte le persone che hanno famigliari che lavorano nella Polizia.

Il fatto che il volto del manichino, che rappresenta il poliziotto investito, abbia la maschera bianca è simbolo dell’assenza del riferimento all’essere umano. L’immagine esprime il concetto che la lotta è politica e accusa invece l’ideologia proibizionista.

Nella fotografia che ho scattato, non a caso, si vedono le bandiere NoTav, le uniche bandiere del corteo, altro grande esempio in cui lo scontro tra civili e polizia non è assolutamente desiderato da chi protesta.

Cambino le leggi e la polizia non sarà più il nemico

Muoiano le mafie muoia il proibizionismo!