MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Generazione (A)

«Yo decido»: La rabbia delle donne spagnole contro la legge anti-aborto

| martedì 4 febbraio 2014

SPAIN-POLITICS-ABORTION-LAW

di Giuseppe Grosso,

Spagna. La rabbia delle donne spagnole contro la legge anti-abortista del ministro Gallardón esplode in una grande manifestazione. Sono arrivate da tutto il paese a bordo dei «treni della libertà» per fermare il balzo nel passato del governo Rajoy che piace alla Chiesa e alla destra

«Yo decido». Sono tante le donne spa­gnole che la pen­sano così, nono­stante la legge sull’aborto del mini­stro di Giu­sti­zia Gal­lar­dón privi loro di qual­siasi auto­no­mia deci­sio­nale, ridu­cen­dole a incu­ba­trici ambu­lanti inca­paci di inten­dere e di volere, e anni­chi­len­dole, in defi­nita, come donne e come madri.

Una legge oscu­ran­ti­sta, cri­ti­cata per­sino all’interno del par­tito di governo (di cui Gal­lar­dón rap­pre­senta una delle fazioni più rea­zio­na­rie e filo­cat­to­li­che), che ha sol­le­vato pole­mi­che sia sul piano nazio­nale sia su quello euro­peo. La nuova nor­ma­tiva è infatti un balzo nel pas­sato che can­cella l’attuale legge socia­li­sta del 2010 – che con­sente di inter­rom­pere libe­ra­mente la gra­vi­danza entro la quat­tor­di­ce­sima set­ti­mana — e ripri­stina la legi­sla­zione del 1985 (la prima legge post-franchista sull’aborto), ren­den­dola però ancora più severa e restrit­tiva: se nell’85 le spa­gnole pote­vano abor­tire in caso di mal­for­ma­zione del feto, rischio per la salute fisica o psi­co­lo­gica della madre e stu­pro, quando la legge pas­serà defi­ni­ti­va­mente (per ora è stata appro­vata solo dal Con­si­glio dei mini­stri), lo potranno fare solo negli ultimi due casi, men­tre la mal­for­ma­zione fetale sarà tenuta in con­si­de­ra­zione sola­mente se peri­co­losa per la vita del nasci­turo. Il rischio per la salute psi­co­lo­gica dovrà inol­tre essere atte­stato da due medici distinti che non lavo­rino nella cli­nica in cui sarà pra­ti­cato l’intervento: una palude di osta­coli, insomma, in cui Gal­lar­dón affo­gherà la libertà di scelta delle donne per com­pia­cere l’elettorato più di destra e le gerar­chie ecclesiastiche.

Uno dei paesi euro­pei con la legi­sla­zione più avan­zata in mate­ria di matri­moni e ado­zioni omo­ses­suali (che il Pp a suo tempo cercò di affos­sare), si trova così ad avere una delle nor­ma­tive più retrive e liber­ti­cide sull’aborto. Un’incoerenza che non pre­oc­cupa il Pp, che pro­cede imper­ter­rito nel suo pro­gramma di riforme pen­sate per smon­tare pezzo per pezzo le con­qui­ste sociali dell’epoca Zapa­tero e met­tere una pie­tra tom­bale sugli anni, così vicini e così lon­tani, della Spa­gna dei diritti.

La Chiesa applaude, il pre­mier Mariano Rajoy tace ma approva le scelte del suo mini­stro, il par­tito Popu­lar mor­mora e lascia intra­ve­dere delle spac­ca­ture, l’opposizione freme, men­tre le donne spa­gnole sono esplose in una mani­fe­sta­zione che ieri ha invaso e tinto di lilla (il colore della pro­te­sta) le strade di Madrid, per riba­dire al mini­stro di Giu­sti­zia Gal­lar­dón — di cui hanno chie­sto le dimis­sioni — che «[/ACM_2]yo decido». Uno slo­gan che rac­chiude effi­ca­ce­mente le ragioni della pro­te­sta: «Nes­suno può toglierci il diritto di disporre del nostro corpo, tan­to­meno in un con­te­sto demo­cra­tico», ha denun­ciato Con­suelo Navarro, segre­ta­ria della sezione di Ali­cante del sin­da­cato Comi­sio­nes Obre­ras, mag­gio­ri­ta­rio in Spagna.

Navarro è una delle tante donne (ma erano pre­senti anche mol­tis­simi uomini) che hanno rag­giunto Madrid a bordo dei «treni della libertà», come sono stati bat­tez­zati i con­vo­gli che da tutto il paese hanno por­tato fin sotto il par­la­mento la pro­te­sta pro-abortista ideata da due asso­cia­zioni fem­mi­ni­ste astu­riane e sup­por­tata da mani­fe­sta­zioni paral­lele in varie città spa­gnole ed euro­pee, dalla Fran­cia, dove sono stati orga­niz­zati vari cor­tei, all’Italia (vedi box in basso).

Quella di ieri a Madrid, ha com­men­tato Justa Mon­tero, por­ta­voce dell’Asem­blea femi­ni­sta della capi­tale, «è stata una delle più grandi mani­fe­sta­zioni mai orga­niz­zate in Spa­gna per il diritto all’aborto. Ci fu qual­cosa di simile nel 1979 (con­tro un pro­cesso penale per aborto che rischiava di con­dan­nare a 12 anni alcune donne di Bil­bao, ndr), ma que­sta è ancora più grande». Forse per­ché allora, con il paese da poco libe­ra­tosi dal giogo della dit­ta­tura, le pro­te­ste erano una riven­di­ca­zione per il futuro. Men­tre 35 anni dopo, si tratta, tri­ste­mente, di fare fronte comune per impe­dire un assurdo ritorno al pas­sato, e la revoca di un diritto ormai acquisito.

María, una ragazza spa­gnola di 23 anni, aveva rac­con­tato qual­che mese fa la sua sto­ria al mani­fe­sto. Nel 2012 volle inter­rom­pere una gra­vi­danza inde­si­de­rata e la legge le con­sentì di farlo senza dover dare spie­ga­zioni: «Solo quando ho dovuto con­fron­tarmi con que­sta deci­sione, ho capito fino in fondo l’importanza e la fra­gi­lità di que­sto diritto per il quale la gene­ra­zione di mia madre ha dovuto lot­tare dura­mente. Io ho potuto deci­dere, ma se que­sta pos­si­bi­lità mi fosse stata negata sarei andata fuori dal paese, avrei tro­vato una maniera per fare ciò che pen­savo fosse giu­sto per me. Ed è quello che faranno tutte le ragazze una volta appro­vata que­sta legge».

Infatti la «riforma», che secondo Gal­lar­dón dovrebbe tute­lare il diritto alla vita, non farà altro che spin­gere le donne fuori dal paese o sotto i ferri delle leva­trici clan­de­stine. Gli aborti, d’altra parte, non dimi­nui­sco per impo­si­zione poli­tica, né, tan­to­meno, per effetto di una legge ipo­crita e pericolosa.