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Wikileaks: Internet in Italia è a rischio

| sabato 3 settembre 2011




“Negli ultimi tre anni  abbiamo visto diversi sforzi da parte del Governo per controllare Internet, fra cui il tristemente noto tentativo di obbligare i blogger ad avere una licenza giornalistica”. Così scrive in calce a un rapporto l’ambasciatore americano a Roma David Thorne. Un rapporto che porta un titolo eloquente “Oppositori di un disegno di legge su internet dicono che soffoca la libertà d’espressione, e fa tremare la democrazia“. Parole dure, con cui l’ambasciatore illustra il dibattito infuocato in Italia sul decreto legge Romani in merito all’informazione.  E’ il 3 febbraio 2010, e Thorne si riferisce “preoccupato” dal contenuto del disegno, nonostante il governo sostenga che sia una manovra volta a “omogeneizzare i canali d’informazione” come prevede la direttiva europea.

Sul dibattito, Thorne riporta le critiche dell’opposizione, soprattutto civile, al decreto, in merito ai suoi tre punti chiave: copyright in rete, tetti di pubblicità sui canali in chiaro, tutela dei minori nei contenuti “hard”. Ma a suscitare polemiche sono soprattutto i primi due punti, riferisce l’ambasciatore.

COPYRIGHT E WEB – Il disegno di legge, così come era scritto,  prevedeva che i contenuti in rete subissero le stesse sanzioni di quelli televisivi: i video su youtube o sugli altri canali avrebbero dovuto rispettare le stesse leggi previste dai canali televisivi. Dopo le polemiche (riportate da Thorne) il decreto legge approvato dal consiglio il 1 marzo 2010 ha cambiato qualche espressione nel testo, così che ora, nell’intorcinamento linguistico, si possono leggere spiragli d’impossibilità d’applicazione.

TETTI PUBBLICITARI – Il decreto legge prevede per le tv e i canali satellitari un tetto massimo di pubblicità al 12%. Una drastica riduzione (ora era il 20%) che ha colpito soprattutto Sky, dal momento che il 70% degli introiti pubblicitari di Mediaset proviene dai canali in chiaro e non da Premium.

Di tutto questo riferisce Thorne alla madre patria, dipingendo un quadro molto confuso delle intenzioni del governo in merito a Internet e alla regolamentazione dell’informazione.

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