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Bicicrazia

W Milano in bici??

| giovedì 4 marzo 2010

*di cauz.*

Scoprire l’esistenza delle edizioni MilanoExpo non promette niente di buono per l’immaginario degli anni a venire… eppure sono questi tipi a pubblicare “Evviva Milano in bici”, raccolta di 22 itinerari tematici per la città, che svelano piccole soprese più o meno nascoste.

Che Milano sia bella (solo) in bici lo sanno tutti i pedalatori: una città di dimensioni contenute, interamente pianeggiante, strade larghe, clima continentale, sembra perfetta per la bicicletta; ma ha un difetto intollerabile: è così, come dire… Milano.

Ho quindi pensato di prendere alla lettera il consiglio del titolo, testando un itinerario sulla strada: il primo, “Finti castelli a Milano”, pur con qualche piccola modifica.

E’ una bella giornata di sole tardo-invernale, fresca ma non fredda… ed è il 37° giorno di superamento dei limiti di inquinamento, il che dà all’aria quella consistenza densa e quel vago sapore di macelleria
equina abbandonata.

Parto da via Losanna, dove un enorme macchinone nero si è mangiato buona parte della sede stradale per sostare in pausa-bar (curiosità: 1 metro dietro c’e’ un posto libero, ma perchè parcheggiare quando si può fottersi la strada e sono cazzi di chi ci deve passare?). D’altronde, 10 metri oltre, un suo gemello grigio si è piazzato sull’intero marciapiede e oltre, strisce pedonali incluse. Comincio a capire perchè l’itinerario sia consigliato in bici, a piedi avrebbe richiesto doti acrobatiche inusuali.

Via Tolentino è un ampio parking a cielo aperto, qui gli autoimbecilli hanno mano libera per piazzarsi tra strade e ampi marciapiedi. Il giardino stretto tra parcheggiati e ferrovia è quasi un monumento alla resistenza… Io pedalo verso nord-est e imbocco via Amari, una strada che finisce dritta sotto il cavalcavia Bacula, i cui miasmi riempiono le narici già all’imbocco della via. Per fortuna è breve, e in via Arimondi trovo il primo “finto castello”: manco a dirlo, ospita un grand hotel, che pare dotato di clienti in grado di volare, a giudicare dall’occupazione completa del marciapiede circostante ad opera delle auto. Miracoli preventivi dei visitatori Expo?

Chi avrebbe bisogno di ali per volare sono invece i ciclisti che ripartono per via Bartolini, dove le buche tra pavè e rotaie raggiungono profondità da piccoli canyons. Ma questo evidentemente non è terreno degno per le Grandi Opere del futuro… La splendida villa-castello di via Uccello si raggiunge con una veloce tirata, ne approfitto per divagare dall’adiacente chiesetta di San Siro alla Vepra, un tempo centro dell’omonimo quartiere, oggi anche lei ostaggio di assedio motoristico: di fronte è infatti sorto l’ennesimo hotel e il traffico della stretta stradina è ostaggio di un tetris di bus e auto. Nemmeno il marciapiede è utile: occupato com’è
dallo scooterone del motofascista milanese di turno…

Scappo infastidito: la prossima tappa è in Pellizza da Volpedo, a 50 metri da Ciclistica, oasi di pace per i milanesi a pedali. Qualche birra scolata parlando di bici e passa più tempo del dovuto: quando esco si è già scatenata la massa di clacsonanti diretta allo stadio, mi aspetta uno slalom folle tra autostressati… sarà divertente, ma pure snervante. Buonarroti è un punto critico, qui gli autosauri non hanno alcuna chance di muoversi, così ci scorrazzo in mezzo “sfrontatamente felice” cantando i Ramones a palla, peccato che la distrazione mi faccia rischiare un cerchio nelle voragini di via Giotto, le evito per un pelo e bestemmio all’indirizzo di tutti gli amministratori di questa città che da 10 anni intascano tangenti mentre le strade cadono a pezzi e basta un pomeriggio di pioggia per allagare tutto…

All’altezza di Wagner però assisto ad un miracolo: per la prima volta vedo un vigile multare uno stronzo in doppia fila. Un miraggio che mi lascia shockato, a tal punto che tutto il resto mi pare inutile. Fanculo il resto del percorso che mi porterebbe nel delirio da aperitivo in zona ticinese, fanculo i beoti inscatolati che e pure lo stronzo al cellulare che cerca di arrotarmi con la sua cazzo di Panda. Tiro fino alle torrette gotiche di via Elba e da lì giro verso casa…

Fine anticipata del giro. E fine della recensione: Evviva Milano in bici? Boh, Milano in bici è bella, nei limiti di quanto possa essere bella Milano. E’ anche divertente, se si ha un po’ di pelo sullo stomaco, ma è una sfida quotidiana. Il libro miexpò da domeniche senz’auto, da grazielle fiorite e cicli coi freni a bacchetta, non ci parla delle strade su cui pedalano i ciclisti tutti i giorni. Di una città che è schiava dell’imbecillità assassina dell’autocrazia, delle sue buche, dei suoi pavè killer, del suo essere… così fottutamente e inesorabilmente Milano.