MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Leftism

Vous Nous Coupez la Lumière Mais Vous ne Nous Couperez Pas la Parole

by Chiara e Pierre | venerdì 15 aprile 2016

Il 31 marzo, il movimento di protesta contro la riforma del lavoro proposta dal governo socio-liberale francese si è mutato in movimento cittadino d’occupazione di suolo pubblico, a cominciare dalla parigina Place de la Republique, sotto il nome di Nuit Debout, ovvero “Notte in piedi”. Da subito si è capito che qualcosa di particolare stava accadendo, che non si trattava delle consuete lotte politiche o sindacali. Una riunione di cittadini, giovani e meno giovani, in una piazza pubblica, con poca organizzazione e ancor meno mezzi, ma dove ognuno è invitato ad esprimersi, e ci si ascolta con rispetto. Dalla nuda voce, al megafono, e infine alle casse. La comunicazione tra l’assemblea e l’oratore avviene fin da subito grazie ai gesti rubati dal movimento degli indignati spagnoli. Il parallelo con questo movimento sarà infatti prontamente sottolineato dai media tradizionali. Ma il momento e il contesto sono differenti. Nuit Debout è quello che è – nascente, giovane, incerta – e ogni inquadramento le va stretto. Qualche giorno più tardi, anche i media hanno accantonato i paragoni e hanno capito che qualcosa di nuovo stava veramente accadendo.
La contestazione alla sola loi travail viene rapidamente superata da una più ampia volontà di “convergenza di lotte”. Quello che unisce le persone in piazza è la contestazione del mondo che la legge rappresenta, il sistema economico e politico attuale. L’autorità francese, e tutta l’élite politica e economica, è completamente screditata. Hollande continua a fare l’opposto di quello che annunciava in campagna elettorale, e il popolo di sinistra che l’ha votato si sente tradito. Ma la sfiducia verso la classe politica non si limita ai partiti tradizionali. Anche i partiti della sinistra più radicale sembrano disconnessi dalla realtà e dal mondo concreto del lavoro, incapaci di
mobilizzare un progetto alternativo. Quanto alle élite economiche, che ovviamente appoggiano la riforma del lavoro proposta dal governo, i panama papers pubblicati l’indomani della prima Nuit Debout non hanno fatto altro che rincarare la dose di discredito e disprezzo già diffusa.
Il movimento inizia grazie ad alcune organizzazioni e associazioni indipendenti, riunitesi il 23 febbraio in una serata dal titolo “comment leur faire peur?”. In questo contesto, qualcuno ha lanciato il “ne pas rentrez chez soi” dopo la manifestazione del 31 marzo contro la loi travail, ovvero l’idea di occupare Place de la Republique a Parigi. Fin dalla prima Nuit Debout, i principi del movimento sono stati democrazia reale, orizzontalità, rimessa in causa del sistema economico e della legittimità dei rappresentati politici. Come rivendicato da Frederico Lordon,
economista radicale invitato ad esprimersi in un’assemblea della Nuit Debout, “il potere vuole le nostre lotte locali, frammentate, disperse e rivendicative. Casca male. Noi gliele annunciamo globali, universali, unite e affermative”. L’economista, di notorietà relativa, dichiara di non volere abusare della sua visibilità, consapevole della strumentalizzazione che ne farebbero i media, erigendolo a leader di un movimento che non vuole e non ha leader.
Una coincidenza tempistica vuole che due giorni dopo la prima Nuit Debout del 31 marzo, il comune di Parigi organizzi la sua “notte dei dibattiti”, invitando i cittadini a recarsi in dei luoghi pubblici per “discutere, scambiare opinioni e dibattere su vari temi, fino al mattino”. Purtroppo, caratteristica del sistema democratico attuale è la capacità di tollerare il dibattito a patto che non si metta in discussione la configurazione politico-economica neoliberale. Infatti, già all’indomani della prima Nuit Debout, la sindaca di Parigi Anne Hidalgo si era dichiarata in opposizione al movimento Nuit Debout sostenendo che esso “privatizza lo spazio pubblico”. L’ipocrita
dichiarazione ha provocato l’immediata risposta di alcuni manifestanti, che si sono recati a uno dei dibattiti al quale la sindaca partecipava invitando il pubblico a recarsi all’unico dibattito veramente libero di Parigi, la Nuit Debout, e protestando per l’intervento di evacuazione mattutina da parte della polizia.
b
Rapidamente il movimento si espande, riunendo varie migliaia di persone ogni sera in Place de la Republique in lunghe assemblee generali (AG), durante le quali viene discussa l’organizzazione del movimento stesso, la creazione di commissioni tematiche (democrazia, logistica, azione, comunicazione, femminismo, e persino amore), e i cittadini hanno lo spazio per esprimere le loro urgenze. La durata degli interventi in AG è ristretta ai 2 minuti per permettere a più persone possibili di prendere la parola, e a seguito di ogni intervento tutti possono alzare la
mano in caso di “opposizione radicale” o per “chiarificare un punto tecnico”. Le persone si susseguono davanti al microfono, ci si ascolta e ci si rispetta. Per molti il movimento è in primo luogo una scuola di democrazia e di liberazione della parola. Una commissione è appena stata creata per riflettere sul linguaggio e sul significato delle parole nel discorso pubblico e nella comunicazione media, mentre la commissione azione porta avanti giornalmente le proposte dei suoi partecipanti, come la “vandalizzazione” delle mappe metropolitane sovrascrivendo alla fermata “Place de la Republique” le parole “Nuit Debout”. Ogni sera una mensa viene messa in piedi grazie al recupero di pane invenduto e altri generi alimentari, offrendo pasti a prezzo libero come da decisione dell’AG.
La prima settimana è marcata da un sentimento largamente condiviso di gioia nel fare gruppo, nello stare insieme e riconoscersi finalmente in un movimento cittadino, orizzontale e libero.
Qualcuno si prende la responsabilità di presentare richiesta al comune giornalmente per l’autorizzazione ad occupare la piazza dalle 18.00 al 24.00. Altri tentano di accamparsi per la notte, ma vengono puntualmente sgomberati dalla polizia alle prime luci dell’alba. Ad ogni modo, pare che la riforma del lavoro abbia paradossalmente permesso un ritorno non sperato della politica (da polis) in una società ammutolita dagli attentati di novembre e indebolita dalle risposte del governo sulla sicurezza pubblica nonché dalle restrizioni alle libertà individuali. Da mausoleo
di vittime innocenti, Place de la Republique è ora luogo festante dove risuona la parola”rivoluzione”.
c
Dopo due settimane, la relativa gentilezza delle istituzioni ha lasciato il posto all’accusa, all’intimidazione, all’inquadramento da parte delle forze dell’ordine arrivando fino al bieco sabotaggio. Il weekend del 9 e 10 aprile non gli è andato giù. Sabato sera, in seguito all’ennesima manifestazione contro la riforma del lavoro, un gruppo di manifestanti ha deciso di recarsi davanti al domicilio privato del primo ministro Valls per organizzare un “aperitivo”. Menù: vandalismi e confronti diretti con le forze dell’ordine. L’iniziativa è poi stata condannata
dall’assemblea generale (AG) nella Nuit Debout della sera seguente, che si dichiara movimento pacifista. Alcuni ritengono che la radicalizzazione del movimento rischi di porre un freno all’amplificarsi del movimento. Altri sostengono l’importanza di stabilire un giusto rapporto di forza fin dal principio. L’argomento è spesso dibattuto in AG, e le diverse opinioni convivono all’interno del movimento. Ma i media non hanno trasmesso che una cosa: la violenza.
Domenica 10 aprile, giornata soleggiata, Place de la Republique ha assistito a un vero e proprio forum no-global. Numerosi stand e atelier sono stati organizzati, tra cui una biblioteca e un orto/giardino, a cui si sono unite organizzazioni esterne come il francese Droit Au Logement e i ragazzi di GreenPeace. Le più svariate commissioni hanno preso luogo durante tutto il pomeriggio, manifestandosi in piccoli cerchi di gente seduta per terra, e dopo l’AG di fine giornata, partecipatissima, la serata è continuata al ritmo di musica. In tutto questo, la Radio
Debout e la TV Debout trasmettono ogni giornata in diretta su internet, arrivando a picchi di 80.000 view, e un interprete ha tradotto in tempo reale gli interventi in AG nel linguaggio dei segni.
Il comune (e magari anche qualcun’altro più sù) non ha gradito la piega che il movimento stava prendendo. L’indomani mattina, la polizia ha preso possesso della piazza e gli operatori ecologici del comune hanno demolito tutto quello che era stato costruito la sera prima, compresi i fiori piantati nelle aiuole ai piedi degli alberi di Place de la Republique e le bandiere “Nuit Debout” in cima alla grande statua. Resta solo la moltitudine di scritte sul lastricato, rinnovato tre anni prima, del genere “nos reves ne rentres pas dans vos urnes”, “ils ont the milliards, nous sommes de millions”.
Il lunedì, 11 aprile, la nuova Nuit Debout è cominciata in un’atmosfera ben diversa, accerchiata da ogni parte dalla polizia che si ostina a non far passare i materiali ingombranti. È evidente che eseguono degli ordini dall’alto. Il potere cerca di rompere il movimento. La polizia provoca i manifestanti confiscando temporaneamente il sonoro, poi rovesciando nei tombini in gran quantità la minestra preparata dalla commissione mensa. Come sempre, la mattina del martedì la piazza è sgomberata, ma la sera stessa Nuit Debout è di nuovo lì, ancora in piazza. Costretta a
rinascere ogni giorno dalle sue ceneri, con determinazione e testardaggine. Alcuni stand vengono rimontati sotto gli occhi della polizia e le casse vengono accese. Poi, a metà serata i lampioni si spengono inaspettatamente, ed è tutto un twittare di “Ils éteignent la lumière, nous allumons nos cerveaux”, “Vous nous coupez la lumière mais vous ne nous couperez pas la parole”. Cos’altro si inventeranno per mettergli i bastoni tra le ruote?
Per il momento, il movimento si è guadagnato la simpatia e l’approvazione di alcuni media, di alcune personalità politiche di sinistra e di una parte dei cittadini. Nuit Debout è ora in atto in molte altre città francesi. Comme leur faire peur? La domanda non ha ancora una risposta strutturata, ma la risposta ha senz’altro a che fare con il coinvolgimento del popolo delle banlieus, che più soffre le ingiustizie del sistema capitalista e a cui non viene data voce nella società francese.