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Voto Milano: Quartiere per Quartiere

by Stefo Mansi | giovedì 13 giugno 2019

Due giorni di titoloni. Un po’ di dichiarazioni a cazzo. La confusione tra i dati dei votanti milanesi, ormai poco più della metà degli aventi diritto (850.000 circa), e le percentuali. Nella barbarie della politica attuale manca l’analisi, uno dei primi fondamenti della Scienza Politica che non a caso include Statistica e Sociologia tra i suoi più importanti insegnamenti. Una sucata noiosa, è vero, ma fondamentale per chiunque voglia capirci un po’ di più in tema di rappresentanza, soggetto particolarmente importante nel momento della sua massima caduta dal 1946 ad oggi. Fatto salvo che alle elezioni europee del 26 maggio il primo partito è quello dell’astensionismo, con oltre 400.000 milanesi, lo studio dei flussi elettorali ci dice molto sulla Milano attuale e sulla sua conformazione territoriale e sociale, nonostante la divisione a ‘spicchio’ nelle 9 zone attuali voluta dal Sindaco Albertini per dimezzare i costi di gestione, snaturi e divida molti dei quartieri omogenei della città.

I voti zona per zona suddivisi tra centro destra e centrosinistra, 4 zone su 9, quelle più ricche di quartieri popolari, sono appannaggio del centrodestra (7,8,9,2).

L’unica zona che mantiene l’unicità propria conferitale dalla storia di Milano è la 1, quella dove vivono i cittadini più ricchi sia quanto a capitale immobiliare (case, valore degli immobili, terreni, eredità,) che finanziario (reddito, beni finanziari) e intellettuale (titolo di studio, possibilità di studio, viaggi all’estero, vicinanza a scuole, università migliori). Qui all’interno del fossato dei navigli interrati tra il 1929 e il 1937, l’attuale maggioranza ottiene in percentuale il voto migliore con il 55,3% totale contro un risicato 39 dell’opposizione di centrodestra. Percentuale analoga con una differenza di oltre 10 punti percentuali si ha nella zona 3, che comprende sia le ricche e borghesi Buenos Aires e Porta Venezia, Città Studi e Piazza Risorgimento ma anche Lambrate, Ortica. Lì dove si concentra la maggiore ricchezza di Milano, lì dove vivono le èlites sia finanziariamente che culturalmente più avanzate, e dove i valori immobiliari sia di vendita che di affitto delle case sono più alti, è l’attuale maggioranza ad avere il migliore risultato.

QT8 e Monte Stella visti dall’alto. Il quartiere con i suoi 40mq di prati e alberi per abitante e i suoi spazi tra le case, è quello più verde della città. Si trova nella zona 8 che comprende anche Gallaratese, Certosa, Trenno, Quarto Oggiaro, Vialba, San Leo. Il 5 giugno 2019 il Ministero della Cultura ha posto un vincolo di tutela culturale sia al parco che al quartiere.

In zona 3 la periferia e i suoi problemi o non esistono o sono talmente lontani da non essere nemmeno percepiti da chi vive nella sua ‘parte nobile’. Non c’è bisogno di andare al Parco Lambro se Porta Venezia è così vicina e la massicciata ferroviaria segna uno spartiacque decisivo sia in termini sociali, che di risultati elettorali. Tranne che per le sezioni dell’Ortica, tradizionalmente legate al centrosinistra, la Lega e in genere il centrodestra ottiene voti solo al di là della ferrovia, un vero spartiacque che come vedremo influenza non solo la zona 3 ma anche la 2 con la netta cesura di viale Padova di qua e di là dal ponte. Due mondi diversi se pensiamo che in via Morgagni e P.le Lavater, Redi ma anche Eustachi ci sono case fino 7.000 euro/mq mentre ai limiti dell’Ortica o nei pressi del Cimitero, si trovano appartamenti praticamente senza valutazione. Anche il caso dei parchi o della cura del verde pubblico è emblematico: il Parco Lambro, mal collegato con parte della zona, versa in uno stato di manutenzione pessima, con palchine divelte, fontanelle scassate (lato Pratone), impianti pubblici chiusi (ex Uri Calcio, ex Qin) mentre i Giardini di Porta Venezia sono un salotto. Così come quello dell’arredo urbano e strade, si passa dalle pedonalizzazioni di Porta Venezia alle strade senza marciapiedi (Ortica, Corelli), dalla pulizia di fino dei marciapiedi al mancato taglio dell’erba. Passiamo allora proprio alla zona 2, dove l’attuale amministrazione di centrodestra viene confermata nei numeri. Siamo in una delle zone più popolari e popolose di Milano i quartieri tra di viale Padova e viale Monza. Lì dove la periferia intesa come bassa scolarizzazione, redditi percepiti inferiori, qualità dei servizi pubblici (fatevi un giro alla ex piscina Cambini o ai servizi sociali di via S. Erlembardo a Gorla…) e valore degli immobili in caduta libera (tranne alcune eccezioni) si incunea, una eccezione in tutta Milano, fino a Loreto-Buenos Aires, toccando la Circonvallazione. Qui la barriera sia sociale che si voto è ancor più rilevante di quella rappresentata dalle massicciate ferroviarie; i viali della Circonvallazione sono vere e propria mura invisibili della Mediolanum moderna, che hanno la stessa importanza di quelle dell’Imperatore Massimiano nella Milano Romana. Dividere l’urbe, i suoi centri di potere, le sue possibilità, da ciò che sta fuori. Il suburbio, la non-città, lì dove si accampavano i pellegrini e poi i barbari prima e i semibarbari in seguito come a Porta Genuensis- San Gottardo: una cesura netta che continua per tutto il Medioevo e ancora sino a meno di 100 anni fa. Ben visibile se si guardi la città dalle fotografie aeree con l’allargarsi delle maglie della metropoli. Ritorna di nuovo il motivo della città ad anelli circolari, questa si più rappresentativa rispetto alla divisione a spicchi. In zona 2 più ci si allontana da piazzale Loreto e più vince seppur di poco il Centrodestra, così com’era successo nelle più partecipate  elezioni comunali del 2016, l’ultimo dato di riferimento che questa ricerca prende in considerazione. Da Pasteur a Turro, per arrivare a Gorla e Villa è un progredire dei voti di destra, col caso culmine del quartiere Adriano dove anni di promesse si scontrano con una realtà deprimente (manca persino la scuola media).

Nonostante l’impegno, enorme, dell’attuale amministrazione del Comune di Milano, si pensi solo all’ostello del Parco Trotter, la periferia più prossima al centro non ha premiato l’attuale maggioranza. Lo stesso per altre zone dove le condizioni sociali, la conformazione urbanistica, l’aspetto stesso dei palazzi ha contribuito a formare il concetto stesso di periferia. Si pensi alla selva di palazzoni del Gallaratese e a San Leonardo nella zona 8 o al più grande quartiere popolare di Milano il Baraccca tra Piazzale Selinunte e Piazzale Segesta a due passi dal Meazza. Anche qui, così come in zona 9 infatti, prevalgono seppur di poco le formazioni di centrodestra. La zona 9 è un caso tipico della divisione del voto tra valori immobiliari e ceti presenti nei quartieri. I voti di Bruzzano, Imbonati, Maciachini, Comasina, Affori, Dergano sommergono Niguarda e soprattutto Isola Garibaldi, lì dove si sono verificati i più alti valori immobiliari degli ultimi 20 anni, e dove il centrosinistra è nettamente vincente grazie anche a una rete di associazioni presenti nel quartiere. Ma torniamo a Niguarda, considerato uno dei quartieri più fedeli al voto per il centrosinistra. I dati delle elezioni europee del 2019 evidenziano una considerevole flessione, così com’era stato nel 2016 quando la zona 9 era stata assegnata al centrodestra. In più di una zona, in più di un quartiere e nelle relative suddivisioni per via delle sezioni elettorali è verificabile uno strettissimo legame tra valori degli immobili sia di quelli di abitazione che quelli usati per affitto, non sempre dichiarato, e il voto al centrosinistra. Un connubio solido che si ritrova in via Archimede così come in Piazzale lavater, in via Tadino cos’ come in Corso Vercelli e Pagano, Solari e Washington, due delle aree più ricche di Milano (zona 7 e 6) che più premiano il centrosinistra. E’ questa area di Milano l’immagine più evidente della cesura centro/periferia, ceti borghesi proprietari di più case/ ceti popolari affittuari o con case il cui valore è crollato dopo la bolla 2008-2010.

Altissimi valori immobiliari, alta scolarizzazione, maggior propensione per il voto al centrosinistra, un binomio nuovo accresciuto enormemente durante dopo Expo con l’esplosione delle case in affitto esentasse per brevi periodi (arb&B, booking.com, e altre piattaforme) utilizzato per moltiplicare rendite prima concentrate intorno alle principali Università (Città Studi e S. Ambrogio in primis). Torniamo alla zona 8 dove convivono con meno distanza con la zona 7, valori immobiliari (Sempione, City Life ex Fiera) e qualità della vita uniche a Milano (Qt8 coi suoi 40mq/verde per abitante) e aree come Villapizzone, Certosa, Vialba e Quarto Oggiaro. Nonostante la presenza di tali diseguaglianze sia nella zona 7 che nella zona 8 prevale il centrodestra in un testa a testa speculare alle differenze sopra descritte. In molte periferie spesso si vota in meno persone e molto più spesso a destra, una tendenza che assume aspetti direttamente proporzionali in casi di aree suburbane, (Valsesia, Muggiano, Quinto Romano, Rogoredo, Forlanini, Camm, Abbiategrasso) e in alcuni casi con la presenza di edifici e terreni abbandonati o da bonificare (Ronchetto, Adriano, Montegani, Porto di Mare e altri). Il caso limite opposto ai voti di vie quali Archimede Via Bligny, Porta Romana è via Uccelli di nemi, in un dei pochi quartieri Ponte lambro posizionati addirittura fuori dalla cintura delle tangenziali esterne, nuove mura moderne all’espandersi della città. Via Uccelli di nemi segna un distacco tra i due partiti di maggioraza e opposizione superiore ai 10 punti, un voto a specchio che si riscontra in molte altre sezioni. Discorso a parte va fatto per la zona 6 quella forse più omogenea insieme alla zona 1 rispetto alle caratteristiche storiche e sociali dei suoi quartieri.

Casa Popolare di via Tracia, San Siro, il più popoloso quartiere popolare di Milano, il Baracca coi suoi 40.000 abitanti.

E’ vero che la distanza tra Giambellino e Solari si misura a colpi di migliaia di euro al mq di distanza, ma Solari e i Navigli qui rappresentano più un’eccezione che la regola nel dipanarsi dei dati tra i quartieri della periferia ‘storica’della città quella del Lorenteggio e del Giambellino, in cui è ancor maggioritaria la piccolo borghesia anche di origine lombarda, e dove molti dei suoi nuclei urbani erano già presenti negli anni ’50, con legami storici e sociali molto più forti rispetto alle periferie sorte a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta e prima metà dei Settanta e Ottanta (Quarto Cagnino, Sal leonardo). I Navigli e tutta l’area che gravita intorno al naviglio grande e al naviglio pavese sono state oggetto di pesanti interventi edilizi (Magolfa, via Pavia, Circonvallazione) a uso e consumo dei più abbienti. L’esplosione di affittanze commerciali e i flussi turistici presenti dopo la riconversione della Darsena hanno premiato enormemente la rendita, e li dove questo non è avvenuto (Gola-Pichi) si concentrano le attenzioni dell’attuale maggioranza, un dato che non può essere considerato una coincidenza. Analogo discorso può essere fatto per il Corvetto, in zona 4, dove l’enorme aumento dei valori immobiliari dell’area appena fuori Porta Romana, oggetto di numerosissimi interventi di ristrutturazione e valorizzazione immobiliare, ha premiato enormemente il partito di maggioranza. Non è un caso che qui gravitino due degli interventi più riusciti e più in linea coi desideri delle èlites urbane di riferimento: immagine quantomai tangibile del livello di benessere acquisito da molti dei residenti più abbienti, dove grande spazio hanno i nati fuori città che hanno fatto studi o carriera a Milano e oggi ci vivono. Da una parte le terme nell’area di proprietà comunale dei bastioni spagnoli oggetto di concessione a una società privata così come la trasformazione della piscina pubblica della borghesia milanese, la Caimmi, in un centro balneare di lusso.
Siamo così arrivati alla zona 5 quella del Gratosoglio e del Vigentino. Anche qui vince di poco il centrosinistra, grazie soprattutto ai voti di chi abita al Ticinese e Chiesa Rossa. Al di là della circonvallazione in tutta la fascia meridionale di Milano, nella maggioranza delle sezioni prevale il Centrodestra. Al Ripamonti così come in Antonini, a Montegani e Forlanini, mentre al Gratosoglio la Lega non sfonda.
Le conclusioni di questa lunga e faticosa ricerca, che è stata realizzata grazie allo studio dei dati elettorali e all’aiuto di diversi presidenti di seggio, lavoratori comunali addetti agli invii di dati, presentano un quadro molto diverso dalle entusiastiche dichiarazioni degli esponenti del partito di maggioranza. Nonostante l’altissima percentuale di astenuti (a Milano, così come  al secondo turno delle comunali del 2016 hanno votato poco più della metà degli aventi diritto) e il voto europeo storicamente premi i partiti di centrosinistra, in cui l’elettorato è più partecipe, istruito e sente maggiormente il voto come ‘dovere civico’, in ben 4 zone la maggioranza relativa va al centrodestra. L’analisi per quartiere è ancora più allarmante sia per l’attuale maggioranza che per il principale partito di opposizione.

Rogoredo/Montecity, il nuovo quartiere che sorge al posto degli impianti chimici della Montedison soprannominato Santa Giulia.

Da una parte Milano più che una Città Stato o una Metropoli sembra racchiudersi nella sua cerchia storica Medioevale, circondata dai Navigli che seguono il tragitto della 94. Poche propaggini fuori dalla cerchia dei navigli e ancor meno fuori dalla circonvallazione, due limes concentrici, particolarmente adatti a ritrarre la configurazione sociale milanese rispetto a quella erronea dei Municipi, spicchi che tagliano i due decine di quartieri omogenei. Una divisione ancor più netta se si guardino gli eccezionali risultati di +Europa, la sinistra liberista ma attenta ai diritti civili che ha fatto il pienone nei quartieri più abbienti, sperando addirittura la soglia del 4% in Solari e in centro, mentre è residuale fuori dalla circonvallazione. Milano nel voto e nella composizione sociale tende a ripercorrere la sua storia fin dalle origini, cioè della figura a cerchio celtica contro la centuriazione della maglia romana, con la tendenza all’espansione verso nord, dove grazie alle quote altimetriche e di scorrimento delle acque gode (godeva dopo la costruzione dell’inceneritore a Figino) delle condizioni più favorevoli (Niguarda, Bruzzano, Affori, Roserio, Musocco, Trenno). Un disegno sconosciuto ai più ma ancora vivo oggi, 2500 anni dopo la fondazione della città Insubre: la maggioranza è tale grazie all’enorme sostegno dei ceti abbienti, con il clamoroso 55-39 della zona 1, quella più ricca della città dove risiedono ancora moltissimi discendenti delle famiglie nobili storiche milanesi. Abbarbicate tra Brera, nell’area S. Maria delle Grazie- Corso magenta- S. Ambrogio-San Vittore e in Gorani-Brisa-Torino: qui dove si concentrano i maggiori proprietari della città e le maggiori proprietà ecclesiastiche, il partito di maggioranza raggiunge cifre vicine al 70% dei votanti, diventando il partito di riferimento della rendita immobiliare e degli investimenti finanziari. La Lega invece non gode di nessun credito presso la ‘creme’ milanese. Senza raggiungere cuori e portafoglio delle sopracitate zone, cruciali per Milano, l’opposizione dovrà limitarsi a gestire le poco appetitose periferie, e i Municipi, entità che al di là delle promesse sono organismi privi di effettivi poteri decisionali. Lì dove si concentrano i problemi più spinosi della metropoli.  Questo il quadro, nonostante manchino ancora 20 mesi alla presentazione delle liste elettorali, nel marzo del 2021.