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Videoputas!

| giovedì 13 marzo 2014

Si, lo abbiamo realizzato! Abbiamo prodotto un video attraverso il quale venderci come puttane e per essere convincenti ci siamo scaldati per benino facendo un laboratorio pornoestetico.
Ospiti negli spazi delll’Hangar a Barcellona, durante il festival di Post-pornografia unico in europa, la Muestra Marrana alla sua sesta edizione: un evento dove ciò che per molti è solo in un film cyberpunk diventa realtà. Il fatto che esista la Muestra Marrana è una promessa di redenzione per tutta l’umanità. Amen.
Quest’anno Rosario Gallardo ha presentato un corto della serie Porncast: “Porncast 01: rispettabilità” che potete vedere interamente seguendo il link. Modestamente, sono poco più di una dozzina di minuti di irriverente lucidità sulla tematica della rispettabilità femminile. Una riflessione su un concetto di valore forzatamente manipolato per il quale rinunciamo all’obbiettività nella valutazione degli eventi fino a smettere di guardarli per affidarci al dogma, sotto una minaccia che con troppa inconsapevolezza percepiamo come il naturale svolgersi degli eventi. Abbiamo introiettato il concetto di Dio legiferatore e la sua unica rivale è quella puttana di Eva.
Continuando un’esplorazione sulla natura di questi temi abbiamo proposto un laboratorio nel quale poter contattare la nostra Puttana interiore vestendone i panni! Che grande tabù che si infrange! La gioia di vivere lasciata esprimere, toccarci i genitali, essere padroni dei poteri della seduzione, giovarsi di una sessualità espressa e quotidiana può essere un mezzo di sussistenza, ma sopratutto di libertà. La puttana è un’identità o un mestiere relegato nell’ombra, distruggere questo confine è uno strumento di autoliberazione! Puttana è diventato il nome della mia “nitro” per gli scatti esplosivi: bruuuuuum! Mi fa uscire di botto dalla gittata giudicativa delle masse, che in realtà sono sempre io nella mia testa che mi faccio la predica da sola. Si, sono puttana e allora? Non serve che ti scomodi a elargire il tuo augusto giudizio, la mia è una dichiarazione di autolegittimazione e quindi di guerra! Con il totem della Sporca Puttana non si tiene solo a bada un esercito di potenziali professioniste/i del sesso, felici di fare un bel lavoro che ri-acquisirebbe una posizione sociale superiore alla casta politica e religiosa, ma anche una totalità di persone che, allentato lo sforzo di un’autorepressione indiscriminata lontana da qualunque senso di autoconsapevolezza o responsabilità personale, sarebbe ben difficile da manipolare e sfruttare. Da qui il workshop “videoputas” (quello che vedete a questo link è solo un trailer, il video per esteso verrà inviato a tutti i partecipanti e ognuno ne disporrà come vuole).
La  nostra proposta è stata di realizzare un video da affidare alla libera circolazione, senza menate e fantasmi melensi a illuderci che presentare la nostra immacolatissima, santa immagine, a norma morale, ci dia un qualche vantaggio o protezione. La liberalizzazione delle immagini, che è una delle esperienze fondamentali del nostro esibizionismo, consegue alla necessità di un discorso sulla responsabilità personale e sul valore esistenziale della collettività. Esporre la nostra azione mette in circolo un meme e innesca desideri e pensieri, mentre lasciarsi vedere abbatte qualunque possibilità di ricatto moralistico e ci investe del manto del guerriero. Tutto ciò è la pornoguerrilla! Essere di nascosto o non essere ciò che da fastidio è una rinuncia esistenziale notevole, vuol dire stare alle regole secondo cui il bene e il male sta scritto sulla pietra e non nella mia carne.
Ma vediamo un attimo queste puttane da vicino. La prostituta, agli albori di questa professione, manteneva le vestigia di chi attraverso gli strumenti erotici traeva potere e aveva un ruolo sociale cruciale: è stata la prima casta sacerdotale. Come il pane e la forza fisica, anche l’appagamento e i sentimenti scaturiti da dimensioni erotiche sono un patrimonio. Un patrimonio che, per la sua natura nevralgica nella sopravvivenza della specie e nel significato esistenziale, è il fulcro della dimensione del sacro. La puttana è la dea in terra messa in manette, alla berlina, che si trascina nel fango che gli è stato gettato addosso. La società così come la conosciamo nasce da questa persecuzione, ma poco mi cambia la retrospettiva. Sta di fatto che oggi c’è chi può scrollarsi dal volto quel fango e ricominciare a guardarsi in faccia davvero. Ecco perché rinuncio a conservare una rispettabilità morale convenzionale, una reputazione ipocritamente degna di far parte di questo “meraviglioso” sistema sociale, che non riconosco né voglio appoggiare. Si, si può sputare in faccia a questo cazzo di perbenismo ipocrita da tre soldi, nessuno di noi verrà punito perché ha peccato. E’ stato un manipolo di eroici esploratori che ha realizzato videoputas e videoputas è nell’etere.

La mercificazione sessuale è un enorme tabù da scardinare!
Poter disporre dei nostri strumenti erotici come mezzo di sostentamento è un diritto!
Rivendico il diritto a godere del nostro potenziale erotico dentro e fuori dal mercato economico!
Rivendico il libero arbitrio a dispetto di un moralismo intimidatorio che ancora è intessuto profondamente nelle convinzioni di tutti! Questo è stato un rituale di liberazione e risveglio del coraggio e di riaffermazione della nostra identità, per il quale ci siamo ispirati oltre che alla nostra esperienza diretta, agli studi di Wilhelm Reich, alla psicomagia di Jodorowsky e al mirabile articolo di Beatriz Preciado, voce del femminismo prosex, “Diritto delle donne al lavoro sessuale” (perdonate gli asterischi nell’articolo qui linkato, si tratta di un triste dispositivo grafico implementato da chi ha tradotto l’articolo e non presente nella versione originale).