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Verizon & Google contro la Net Neutrality

| lunedì 16 agosto 2010

*by Gabriele DePalma*

Google e Verizon hanno presentato un piano in sette punti per regolamentare la neutralità della rete. I punti però presentano alcune contraddizioni interne, molte definizioni troppo vaghe e lasciano completamente fuori dai giochi la parte wireless e mobile della rete. In rete cresce la protesta e la delusione nei confronti di Google, la cui immagine sempre meno coincide con quella che aveva in passato di paladino dei diritti e delle libertà dell’economia digitale.

I soggetti che hanno firmato il programma fino a qualche mese fa occupavano i posti agli antipodi della discussione in materia. Sintetizzando estremamente la questione per neutralità della rete si intende la non discriminazione di servizi e applicazioni che transitano sull’infrastruttura: l’operatore di telecomunicazione non può cioè privilegiare i servizi di determinato service provider e dare priorità a scapito di altri concorrenti. La rete viene usata da tutti con gli stessi diritti di transito, come le strade. E gli utenti hanno il diritto di usufruire di tutti i servizi legali, senza restrizioni da parte dei fornitori di connessione internet.

Google, essendo un service provider si è sempre tenuta su posizioni di difesa strenua della neutralità della rete.

Verizon invece, essendo un operatore di tlc sia fisso che mobile, è sempre stato dalla parte opposta, per poter sfruttare in termini o concorrenziali (vendere i propri servizi al posto di quelli dei concorrenti) o quantomeno remunerativi (senza privilegiare i propri ma guadagnando di più dagli altrui privilegiati) la crescita dell’economia online.

Il programma si apre e si chiude con due punti di scarso rilievo: il plauso alle internet freedom sancite nel 2004 dalla Fcc e la richiesta di destinare parte dei fondi per il servizio universale all’eliminazione del digital divide nelle aree rurali Usa.

Il secondo punto del programma stabilisce che i fornitori di banda larga non possono discriminare contenuti e servizi, nemmeno a pagamento. E questa è neutralità, quella vera e varrebbe nelle intenzioni dei firmatari solo per la rete fissa.

Il terzo garantisce la trasparenza delle politiche di gestione della rete soprattutto nei casi di intasamento: quali tipi di servizi avranno la precedenza? Quali verranno depotenziati in certe fasce orarie? Questa è trasparenza e riguarda gli utenti che hanno il diritto di sapere per cosa stanno pagando. Dal punto di vista teorico questo punto contraddice il precedente. Se non si discrimina non è il caso di spiegare come si discrimina. Però praticamente gli intasamenti ci sono e sono sempre più frequenti visto che il traffico cresce più di quanto non migliori l’infrastruttura che lo trasporta. Meglio quindi sapere come verranno gestiti.

Il quarto punto suggerisce delle sanzioni per i trasgressori (2milioni di dollari) piuttosto risibili rispetto al vantaggio che garantirebbe agli operatori infrangere le regole.

Il quinto e il sesto punto fanno rizzare i capelli sulle teste benpensanti di chi crede che la rete debba essere neutrale. Il quinto prevede l’esistenza di servizi di nuovo tipo, realizzati dagli operatori, che non sono soggetti alla neutralità. Cioè la smentita dei bei principi di cui sopra. Sconcertante.

Il sesto punto invece è quello che toglie dai giochi l’accesso wireless alla banda larga. La motivazione di un simile articolo è “che il mercato wireless a banda larga è in una fase ancora iniziale di sviluppo” e quindi meriterebbe un trattamento privilegiato, non neutrale.

Insomma: internet su rete fissa neutra, nuovi servizi evoluti assolutamente non neutri, e accesso wireless non neutro. Queste però sono le coordinate in cui si può sviluppare una seconda internet completamente non neutra su rete fissa e mobile. Sull’internet fissa neutra resterebbero i piccoli, che non si possono permettere di pagare per avere precedenza; sulla stessa rete – gestita però in modo non neutro – nascerebbe un mondo di servizi evoluti e mobili riservato ai grandi e facoltosi attori dell’economia dell’informazione. Sarà meglio pensarci bene, visto che la salute di cui gode il web è dovuta all’apertura e alla neutralità che a permesso ai colossi economici di oggi come Google, Amazon, Ebay, Alibabà, Yahoo e tutti gli altri di crescere rapidamente in un contesto non ostile. L’internet dei privilegiati, oltre a essere letale per i piccoli, potrebbe rivelarsi un giardino recintato cui manca il necessario scambio con l’ecosistema.

Fosse accaduto in Italia si penserebbe al tentativo agostano di far passare provvedimenti tra l’indifferenza degli italiani in ferie. Negli Usa però ad agosto si lavora e infatti le proteste sono giunte addirittura il giorno prima della presentazione del programma. Sarà interessante sentire cosa avrà da dire nei prossimi giorni Vinton Cerf (nella foto, NdR), che oggi è l’evangelist di Google ma nel 1968 ha contribuito a realizzare l’internet neutra.

*articolo pubblicato sul manifesto del 11 agosto 2010*