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Leftism

Ventimiglia, il Confine della Realtà

| domenica 21 giugno 2015

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di Maurizio Pagliassotti

«Les Miséra­bles» del XXI secolo, che la Fran­cia rifiuta e l’Italia non tol­lera, sono but­tati sotto colo­rati ten­doni di pla­stica, intor­pi­diti dal caldo, dal digiuno del Rama­dan, dal vento, dalla piog­gia, e dal nulla.

Passa un cabrio­let lungo la Aure­lia, si sporge un brac­cio, il tempo di fare una foto al volo con lo smat­phone e poi via, verso la costa, le spiagge, il mare, un fre­sco gelato.

Loro, i migranti, in buona parte non sanno nean­che in quale parte del globo ter­rac­queo sono posi­zio­nati: ripe­tono nomi di paesi lon­tani, Sve­zia, Ger­ma­nia, Dani­marca, Austria, e così ci si domanda quale alchi­mia abbia por­tato que­sti esseri umani sugli sco­gli della Costa Azzurra, a un passo dal cen­tro colo­rato di Men­tone e dal suo bel por­tic­ciolo ricco di yacht.

L’inutile Fran­cia e gli sco­gli di Ven­ti­mi­glia altro non sono che tappe del viag­gio all’inferno, par­tito da chissà dove. Molti sono Suda­nesi, poi Libici e Eri­trei. Non sono arrab­biati, sono pas­sivi, intor­pi­diti. Per que­sto ieri non hanno par­te­ci­pato al cor­teo che si è svi­lup­pato per le vie di Ven­ti­mi­glia. Un ser­pen­tone com­po­sto da circa cin­que­cento per­sone arri­vate da tutta Ita­lia, che hanno mani­fe­stato soli­da­rietà umana e poli­tica senza alcun disor­dine. Un lungo stri­scione con la scritta «siamo tutti cit­ta­dini del mondo, no alle fron­tiere» apriva la mani­fe­sta­zione, in cui si poteva notare la pre­senza dei migranti tori­nesi che da tempo occu­pano alcune palaz­zine olim­pi­che abban­do­nate da alcuni anni. Il movi­mento Notav era pre­sente con circa cento per­sone, par­tite all’alba dalla Val Susa. Un viag­gio com­pli­cato il loro, più volte fer­mato lungo il suo per­corso per con­trolli di polizia.

Ma loro, i migranti non c’erano, se non in numero esi­guo. Cata­to­nici, disfatti dalla stan­chezza, per loro il campo pro­fu­ghi italo fran­cese dove sono but­tati altro non è che una tappa del sup­pli­zio ini­ziato dalle loro case distrutte dalla guerra, e pro­se­guito su un bar­cone e peri­glio­sa­mente non affon­dato. Ven­ti­mi­glia è solo una tappa prevista.

Il governo di Hol­lande ha deciso che i migranti devono rima­nere lì, non pos­sono entrare, e pro­ba­bil­mente devono essere un esem­pio: il vostro inferno con­ti­nuerà anche quando pose­rete il piede nella terra pro­messa del diritto, l’Europa.

Gli uomini abban­do­nati al loro destino, get­tati sugli sco­gli arro­ven­tati dal sole, bat­tuti dal vento e dalla piog­gia, devono essere l’anatema feroce che il mondo ricco spe­di­sce al mondo povero: non osate par­tire, que­sta sarà la vostra fine. Non c’è pietà da que­ste parti, se non quella di chi porta un sac­chetto di biscotti e un ombrel­lone. E le molte troupe tele­vi­sive pro­ve­nienti da ogni parte del mondo, una pre­senza smac­ca­ta­mente sovra­di­men­sio­nata rispetto l’esiguità dei migranti pre­senti, rim­bal­zano que­sto mes­sag­gio ovunque.

Appa­ren­te­mente il numero com­ples­sivo dei migranti è però sceso. Ma risulta impro­ba­bile che la Fran­cia abbia allen­tato la sua poli­tica ferma sulla barra dei respin­gi­menti. Secondo la Croce Rossa il numero di «rien­tri» in Ita­lia è pas­sato da cin­quanta di gio­vedì a cen­to­cin­quanta di venerdì. I migranti sem­brano par­tire auto­no­ma­mente alla ricerca di var­chi. Un gruppo si è mosso alla volta di Milano per poi pro­vare a pas­sare il con­fine Sviz­zero. Altri sta­reb­bero ten­tando in que­sto ore di per­cor­rere quelli che erano i passi tran­sfron­ta­lieri pre­senti nell’entroterra ligure, uti­liz­zati fino agli Set­tanta. L’Europa dei nazio­na­li­smi sem­brava caval­care il tempo al contrario.

Se gruppi di uomini e donne aves­sero scelto per una solu­zione così dif­fi­cile, pro­ba­bil­mente dovreb­bero rag­giun­gere il «Passo della morte», che gli ex pas­seur di Ven­ti­mi­glia defi­ni­scono così: «Un luogo peri­co­lo­sis­simo, tutto un bur­rone. Spe­riamo che nes­suno stia facendo que­sto». Eppure qual­cuno pare essersi mosso in que­sta direzione.

In que­sto inferno qual­che rag­gio di spe­ranza, però, erompe. Con­tro la reto­rica del migrante sporco, malato e inva­sore un folto gruppo di per­sone ter­mina il suo pel­le­gri­nag­gio laico alla tenda della Croce Rossa fran­cese. Por­tano acqua, coperte, ombrel­loni, scarpe, crois­sant, baguette, bagno schiuma e tutto ciò che serve per ren­dere meno dolo­roso il sog­giorno in Costa Azzurra dei migranti che scap­pano dalle deva­sta­zioni dei loro paesi.

I «buoni», anzi i «buo­ni­sti» per uti­liz­zare il ter­mine più disprez­zato dei tempi recenti, arri­vano da tutta Ita­lia con i loro bor­soni di tela. Da Torino l’Assemblea che occupa la Caval­le­rizza Reale, un sito patri­mo­nio Une­sco messo in ven­dita dal Comune, ha por­tato un fur­gone di generi ali­men­tari e coperte, e la pros­sima set­ti­mana un altro par­tirà. Idem da Milano, da Genova e dal Veneto.

Sotto la pic­cola tenda, il cibo e l’acqua sono dispo­sti ordi­na­ta­mente e appa­iono suf­fi­cienti ma non abbon­danti. Da quel punto si dipana lungo il mar­cia­piede un ser­pen­tone di vestiti, scarpe, coperte e altro, tutto messo a dispo­si­zione per chi viene but­tato fuori dai fran­cesi. Ma sono i sin­goli cit­ta­dini quelli che appa­iono i più con­vinti del loro gesto soli­ta­rio. Un atto indi­spen­sa­bile per la gio­vane volon­ta­ria fran­cese della Croce rossa che pre­si­dia il tesoro dei pro­fu­ghi: «Senza que­ste per­sone, che a casa loro riem­piono i sac­chi della spesa e por­tano qua di tutto, i migranti non ce la fareb­bero». E infatti il via vai di pic­cole uti­li­ta­rie che si fer­mano e sca­ri­cano pac­chi e sac­chetti è costante, molti dalla Fran­cia, alcuni dall’Italia. Ma, ogni dieci per­sone che si schie­rano dalla parte della civiltà, cento riman­gono fermi a guar­dare lo spet­ta­colo disu­mano dei migranti abban­do­nati sugli scogli.