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| venerdì 5 novembre 2010

*by led*

L’Ultimo film di Jim Jarmush, The Limits of Control, non ha inspiegabilmente distribuzione in Italia ma fortunatamente è reperibile in rete. Il film ha aperto l’ultima edizione del Milano Film Festival ma per chi che non l’avesse visto in quell’occasione vale la pena fare una ricerca sui propri canali p2p, Peer to Peer di fiducia. E’ un film politico che racconta la storia di un killer americano in missione in Spagna per conto di un’organizzazione internazionale. Il suo obiettivo è un pezzo grosso, talmente grosso da essere un simbolo del potere che esercita e rappresenta, per questa ragione vive blindato sottoterra e protetto da ogni tipo di sofisticata tecnologia e come un simbolo va eliminato.
E’ la storia dell’ossessione: ognuno dei personaggi che il killer incontra e con cui viene in contatto ha come elemento salvifico una propria fissa: che sia la musica, il cinema, la fisica molecolare o gli allucinogeni. Ed ossessessiva è anche la ripetitività circolare della struttura del film, per cui il killer prima di ogni incontro si reca al museo Reina Sofia a contemplare un quadro che è anticipazione del prossimo incontro. A un tavolino di un bar egli prenderà due tazzine di caffè e scambierà un pacchetto di fiammiferi con il suo interlocutore, e via così di fissazione in fissazione.
Il film è un inno alla fantasia al potere: ogni costruzione minuziosa viene stravolta da elementi incontrollabili. Come ci anticipa una delle scene iniziali, quando il killer si prepara meticolosamente tramite esercizi di meditazione e cercando un abbigliamento il più anonimo possibile ma appena arriva in Spagna un gruppo di ragazzini lo ferma e gli chiede -Ma tu sei un killer americano?- The Limits of Control è un film composto da referenti e citazioni, le inquadrature dipendono dai quadri, metacinema e allusioni alle altre arti. Sono presenti diversi elementi del cinema di Jarmush: l’uomo con la valigia, gli oggetti che parlano
di noi, in questo caso il furgoncino con su scritto “La vita no vale nada”. Nessuno ha un nome ma solo soprannomi, il protagonista si chiama LoneMan e i personaggi che incontra sono la Bionda, la Nuda, e l’Uomo con la Chitarra. La fotografia è di Chrispoher Doyle (il DP di Wong Kar Way) e si può quindi dire che The Limits of Control è un film su uso e linguaggio dei colori freddi. Tanto per concludere in bellezza. No Limits, No Control.