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URSS: io ricordo che c'era

| mercoledì 1 gennaio 2014

OBEYfist

by Red Proof

Alla fine di dicembre del 1991 si dissolveva per sempre dalla faccia delle mappe geografiche il paese di gran lunga più sconfinato al mondo. Moltitudine di popoli diversi, comprendeva Europa orientale e nord-orientale, tutta l’Asia del nord più una grossa porzione al centro e un’altra a est.

Un paese dal corpo glaciale e l’anima salina, spianato dall’erosione dei venti e dei ghiacciai dell’era quaternaria scivolati in basso. Ammantato di sedimenti marini, ricchissimo di petrolio, gas naturale, metalli rari e preziosi.

Dieci mari lo bagnavano, eppure le sue coste piatte e paludose respingevano ogni approdo, finanche il gelo non le intrappolava (cosa che accadeva per buona parte dell’anno), impedendo la navigazione. Venti crudi lo spazzavano, cui le sterminate pianure non frapponevano ostacoli, soffiando inverni lunghissimi, con temperature minime da vertigine e una neve diabolica e pura. Mentre le estati erano brevi, calde, persino torride, fuorché nelle regioni più a nord. Rimarchevoli sistemi montuosi lo contornavano, ma ove, per il resto, la pianura vi regnava incontrastata, mossa da modesti rilievi e alture. Con quelle ondulazioni tipiche, quei bruschi declini, da cui trae ancora oggi origine la locuzione antonomastica “montagne russe”.

Un paese feudale, arretrato – né tecnici né industria né commercio – bivacco di contadini e analfabeti culla di sbalorditivi scrittori, geniali musicisti e pittori, meravigliosi poeti, cortina impenetrabile da quell’ottobre del 1917 che sconvolse il mondo. Libertà al popolo! Zar, vattene! Tutto il potere ai soviet! E il complesso del globo senziente a chiedersi chi fosse quel misterioso capo figlio d’una maestra e di un ispettore delle scuole elementari solito aggirarsi nelle notti di luna piena sotto le volte della sfera celeste con in testa il chiodo fisso della rivoluzione.

Un paese di terrori, purghe, gulag, desideri proibiti e spaventose delusioni. Sbalorditivo successo di uno fra i più audaci esperimenti umani mai tentati, non fosse costato milioni di morti, in conseguenza di guerre, carestie, lavoro forzato, deportazioni, esecuzioni, la distruzione d’antiche culture, storie, tradizioni, il flagello di una natura bellissima e incontaminata.

Un paese di grandi scienziati, matematici e atleti, dove bastava una patata per imbandire la tavola, che sconfitto il nazismo, da Brest a Mosca era un unico, sconfinato cimitero, e 24 milioni di persone erano morte, tritate come cavoli dalla guerra. Ma che dalle macerie e nell’isolamento di una guerra che spartiva il mondo in due blocchi seppe crescere e svilupparsi a un passo tra i più celeri dalla notte dei tempi, fino a far volare per prima un uomo nello spazio: un ragazzo figlio di contadini collettivizzati, come ce n’erano a milioni in quel paese di gran lunga il più sconfinato al mondo che fu l’Unione Sovietica.