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Una Nuova Occupazione a Milano

| sabato 23 febbraio 2013

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Salutiamo con piacere il nuovo approdo della ciurma scioperante bottiglieria che torna dalle parti di via Savona.
Una buona notizia contro la depressione cittadina, così si annunciano al mondo:

Un nuovo punto d’intreccio nella geometria delle lotte Nuova occupazione a Milano
angolo via Cola di Rienzo – via Sirte

Sabato 23 febbraio è stato occupato un posto all’angolo fra via Cola di Rienzo e via Sirte, a Milano. Da una parte sarà una casa dove un gruppo di ragazzi e ragazze andranno a vivere insieme, ma soprattutto vuole essere il più possibile aperto alla città e alle lotte che la attraversano.
Nella metropoli coesistono due realtà, due città che si sovrappongono, si scontrano e allo stesso tempo si intrecciano. Una è molto visibile, è la Milano che corre, vende, compra, sfrutta e comanda. E’ la Milano che si costruisce distruggendo tutto ciò che non è valorizzabile, trasformando tutti i legami esistenti in mere relazioni mercantili. Ma questa Milano del denaro, del lavoro, dei palazzi e dei grattacieli dell’Expo oscura un’altra città, che è sempre esistita e ha sempre resistito, e che giace sotto l’apparente pace armata che sembra regnare dappertutto.
E’ a quest’altra città che questa occupazione si vorrebbe aprire. Si occupa per scoprire nuove crepe, per incontrare nuove lotte nella metropoli, per disporre di un punto in più in un intreccio di situazioni in conflitto, per espandere la città invisibile verso quartieri sconosciuti, verso rotte ancora ignote.
C’è una questione che accomuna tante esperienze nella strana epoca che stiamo vivendo: come abitare dei luoghi ormai inabitabili, resi inospitali da una logica che separa gli uomini fra di loro e dal mondo che li circonda e li costituisce, che rende tutto indifferente, ugualmente quantificabile, scambiabile, valorizzabile?
Non solo la casa, il tetto sotto cui sentirsi al sicuro, ma anche i momenti di vita comune, il semplice stare insieme ci vengono tolti. La nostra esistenza, il nostro rapporto al mondo, che non può essere che comune ci viene sottratto e poi rivenduto a carissimo prezzo.
Per questo motivo gli abitanti della città che continua a vivere sotto le macerie del progresso sono sempre in esilio, non si sentono a casa da nessuna parte, sono stranieri ovunque. Per questo si trovano ad occupare, a muoversi sempre, più veloci dei flussi di merce e più agili degli strumenti di controllo, a costruirsi delle vie di fuga, delle zone d’ombra per proteggersi dalla luce dello spettacolo che oscura tutto.
Però questa vita nascosta, questa rete underground di chi sfugge ai controlli perché non ha i documenti giusti, di chi non paga il biglietto, di chi si occupa la casa, di chi si inventa alla giornata i mezzi per sopravvivere, questa città minore dentro la città vetrina aspira ad altro, non si accontenta delle briciole ma vuole rovesciare tutto il tavolo. La questione che pone questo nuovo posto, come la stanno già ponendo molti altri a Milano e altrove, è del tutto inedita: come abitare la metropoli, opporre ai suoi flussi ad alta velocità di potere, di denaro e di passioni tristi una circolazione ancora più veloce di lotte in espansione e di affetti comuni.
Questo nuovo posto è un punto fisso di forza in più, un punto su cui non si cede. Ma è un punto che si colloca all’interno di una trama di linee che puntano tutte, ciascuna con il suo andamento, la sua rapidità e le sue mille curve, verso un’esplosione generalizzata, verso una nuova geometria tutta da inventare.Questa geometria delle lotte è più ricca di quanto può parere a prima vista: la difesa contro gli sfratti, l’occupazione delle case, la lotta contro le infrastrutture ostili (dal TAV all’Expo), l’auto-organizzazione nei quartieri, mirano a rendere abitabile la città e strada facendo costruiscono degli spazi e liberano dei tempi in cui il comune può espandersi. Così, man mano che la circolazione delle resistenze si fa più intensa, come una figura che prende forma collegando dei punti, appare il disegno della città che desideriamo.
Questa occupazione nasce direttamente dalle lotte: nelle occupazioni in scuole e università, nella battaglia contro il TAV e le altre infrastrutture, nel bisogno di prendersi delle case per vivere insieme e non pagare più. Ogni momento di conflitto fa emergere una comunità. La sfida è di non lasciarla sgretolare quando lo scontro rallenta ma di continuare a far vivere la stessa intensità nel tempo più disteso del quotidiano. Solidificare i legami, sintonizzare le diverse singolarità su un ritmo comune ma anche dotarsi di un amplificatore per nuovi incontri possibili, per inaudite sintonie.
L’occupazione non vuole essere un punto d’arrivo, un porto al riparo dove gettare l’ancora ma bensì un punto di continuità in una trama di percorsi già intrecciati o ancora da seguire. In quella fetta di città non mancano le contraddizioni e le situazioni di possibili incontri: case popolari occupate e non, edifici vuoti che aspettano solo di essere aperti, colonizzazione rampante del mondo della moda. Questa zona rispecchia la lotta sotterranea in corso fra le due Milano: questo nuovo posto saprà bene da che parte stare.
Questo è un invito a passare nella nuova occupazione per conoscere il posto, i suoi abitanti, le lotte che lo attraversano. Venite a trovarci!

Sabato 23 febbraio
> Ore 18
Assemblea di presentazione del posto e delle lotte in corso a Milano
> Ore 20
Cena di inaugurazione e festa

Domenica 24 febbraio
> Giornata di pulizie e di lavori > Ore 13Pranzo comune

autonomia diffusa@inventati.org angolo via Cola di Rienzo/via Sirte
MM2 Sant’Agostino – Tram 14 – Bus 90/91 piazza Napoli

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“Il posto è molto più fico delle aspettative. 3 piani di palazzina a ringhiera. 2 capannoni. Un negozio. Una pizzeria . Serrande sulla strada . Vista panoramica. Tetto solido. Stiamo tutti troppo bene”

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