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Un posto al sole: Milano o Malaano?

| lunedì 13 giugno 2016

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Mentre fanno finta di azzuffarsi, spesso sulla rete, in privato stanno già chiedendo i posti. Non solo assessorati: il Comune con la sua miriade di società partecipate e controllate gestisce 40.000 posti di lavoro, è la più numerosa azienda del nord Italia. Dario Fo è un pirla!, scrivono, Sala mafioso! Rispondono convinti, gli altri. Parisi vuol togliere le piste ciclabili, Sala vuol spendere 400 milioni di euro per scoperchiare i navigli, si accusano a vicenda. Intanto, nelle segrete stanze (infestate di informatori di MilanoX) è già partita la corsa ai posti al sole. C’è la pletora di collaboratori, segretarie, uffici stampa, volontari di Expo che attende da gennaio col piattino in mano. Diversi sono nel comitato elettorale di ‘Beppe’, coi risultati che tutti conosciamo, ma non solo. La lotta tra ex assessori si sta facendo pesante, tutti contro tutti con d’Alfonso-Rozza-Granelli-Maran che sgomitano di brutto, mentre una bella fetta di posti (15 assessori e 5 presidenti di zona con contratti di ‘lavoro’ a tempo determinato full time per 5 anni) sono stati persi al primo turno. Dietro di loro oltre 70 dirigenti e diversi comunali che avevano lavorato per (a volte dentro) Expo (circa 1100 i premi distribuiti per chi aveva aiutato a Rho) aspettano il salto della quaglia: ‘Abbiamo aiutato un evento che ha portato Milano nel mondo, vuoi che non ci aiutino?’, è il loro condivisibile ragionamento. E poi c’è la pletora di portaborse ‘arancioni’, insieme ai non allineati PD costretta dal misero 3,5% di Sinistra X Milano a fare le valige. Ilaria Bartolozzi, in rotta con Madame ex vicesindaca De Cesaris (data per sicura) è stata sentita sospirare: ‘Eh .. adesso mi devo cercare un altro posti di lavoro’. Non così Cosimo Palazzo e Caterina Sarfatti, rispettivamente braccio destro e compagna di Pierfrancesco Majorino.

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Per il primo, ex segretario del PD zona Vigentino, tra i piani di largo Treves si vocifera addirittura un posto da assessore. Una voce non così campata in aria visto che senza i voti del PD, Sala non va da nessuna parte. Majorino è dato sicuro per la poltrona di vicesindaco, mentre un posticino a Cristina Tajani, forte dell’8% della lista per Sala e degli agganci dentro la Cgil, non dovrebbe mancare. Per Ada Lucia De Cesaris c’è un posto come Direttore Generale: un incarico che dona 285,000 euro l’anno e il controllo di tutte le direzioni del Comune di Milano (trasferimenti, passaggi, nomine compresi). I Radicali avrebbero diritto a uno spazio in Giunta, i loro 10 mila voti contano il triplo al secondo turno e Marco Cappato (il migliore performer elettorale delle elezioni del 2016) non è certo un pirla. Anche a destra stanno facendo i conti con la corsa alle poltrone, anche se la fame di ‘posti al sole’ si è in parte saziata coi 15 assessorati e i 5 presidenti di municipio in zona 2, 4, 5, 9, 7.

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Parisi deve dare qualcosa ai tassisti, mobilitatisi in massa per il loro ‘Grassi’ al primo turno ma che (giustamente) chiedono un posto per impegnarsi al secondo turno, così come ai cattolici che, a frotte, hanno lasciato solo Sala (che non a caso ora guarda ai Radicali). Maria Stella ha dato molto, normale che una poltrona a palazzo Marino sia prenotata in caso di vittoria di Parisi. La trinità arancio Pisapia-Baruffi-Confalonieri è riuscita nel miracolo: resuscitare Forza Italia! Lupi allunga gli occhi su zona 7 (e i migliaia di mq edificabili della zona con più aree verdi di Milano) mentre l’incognita è la Lega, dove circolano malumori sul sorpasso Gelmini-Salvini. L’ex frequentatore del Leo ha affermato testuali parole: ‘Non so quanto le siano costate le sue 10 mile preferenze, le mie 8 mila nulla’. Difficile che tutti i leghisti (50 mila elettori a Milano, gli stessi dei 5 stelle) vadano a votare al secondo turno. Poltrone da assegnare, nomine da indicare, spazi comunali da assegnare, progetti finanziati, contributi da erogare, esenzioni e patrocini da deliberare, onlus, associazioni, no profit: l’intramontabile Do Ut Des (Do se mi dai)  è ormai entrato a pieno titolo nella corsa elettorale e, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, non fa distinzioni tra destra e sinistra. Il crollo dell’affluenza, la mancanza di partecipazione, il fatto che il sindaco non sarà votato nemmeno da un milanese su due (forse su tre), da queste parti non frega nulla a nessuno. Al secondo turno, col sole e in piena estate,sarà difficile arrivare al 40% degli aventi diritto. Ormai il motivetto ‘non lasciare Milano in mano alla destra’  non attacca più, se ne sono accorti anche al PD che, vista la malparata a sinistra (Sinistra x Milano ha raccolto 15mila voti…meno degli abitanti di Vimercate), ha imbarcato i Radicali e la ‘Riapertura dei Navigli’, 400 milioni di euro pubblici. A destra stanno già calcolando i profitti generati delle varianti al PGT. Più che il secondo turno dovrebbero chiamarlo il turno delle lobby. Saranno in pochi domenica i cittadini fuori dalle clientele sopradescritte ad andare a votare. Ognuno ha qualcosa da guadagnare o da perdere. E’ possibile che chi ha gestito 8000 assunzioni, 3 miliardi di euro pubblici, 700 appalti, 220 contratti di servizi, più di un centinaio di nomine, riesca nell’impresa di perdere Milano?