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Un Futuro Senza Fili

| venerdì 13 maggio 2011

Lo striminzito WiFi elettorale della Moratti e le proposte di Pisapia.

*di Daniele Salvini*

La comunicazione è un diritto che il corpo sociale deve garantire ai suoi componenti. Viene fissato nella Costituzione Italiana con l’articolo 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Internet rappresenta un modo efficace per avere una voce ed essere collegato col mondo e a differenza dei media tradizionali (cinema, radio, tv, giornali) permette interazione da uno a uno e da uno a molti nelle diverse direzioni.

Per garantire quella democraticità che Internet promette si deve dare accesso alla rete. Stefano Rodotà, ex garante Italiano della Privacy, sintetizza quest’esigenza con la sua proposta dell’art. 21 bis: “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”.

La tecnologia Wi-Fi trasporta Internet senza fili utilizzando onde radio, richiede costi infrastrutturali bassissimi e procura un vantaggio enorme per la comunità. Chiamata Wire-less (senza filo) o Wi-Fi, termine forse derivato dall’antico Hi-Fi, High-Fidelity, come veniva chiamato l’impianto stereo, definisce un gruppo di convenzioni tecniche della famiglia 802.11 per la trasmissione di dati attraverso reti non collegate a cavo. Per usufruirne è sufficiente avere un terminale dotato di antenna, disponibile nella grande maggioranza dei laptop o degli smartphone.

La prima volta sul territorio di Milano spetta al gruppo di hacker e mediattivisti ReLOAd formatosi dall’esperienza del LOA hacklab, il quale oltre a dare lezioni di informatica libera rivendicava l’accesso alla rete come risorsa condivisa e lo mette in pratica. Nel 2003, col progetto Milano-Wireless, Reload fornisce connessione a un’intera area del quartiere Isola: “il wireless rappresenta la possibilità di mettersi in rete senza dover tirare dei fili, con il solo contenuto costo di una scheda wifi il tuo computer potrà condividere risorse e connessione con decine di altri intorno a casa tua, creando una sorta di comunità virtuale. La rete tornerà ad essere non solo una specie di telefono avanzato, ma uno strumento per comunicare con le persone che ti stanno attorno e per condividere con loro esperienze, progetti e pensieri. Con Milano wireless, vorremmo coinvolgervi nell’impresa di liberarci dai cavi e ritrovare una comunità che vada al di là delle strade, delle mura e dei palazzi”. La sperimentazione, funzionante, verrà interrotta dall’intervento della forza pubblica. In Italia infatti fino al 2011 è illegale dare accesso libero alla rete, mantenendo fiorente il commercio capillare delle grandi compagnie che preferiscono stipulare un contratto per persona piuttosto che uno per condominio.

Se tutti coloro che hanno wifi a casa lo tenessero aperto si formerebbe naturalmente e dal basso quella rete cittadina di accesso che sarebbe compito della comunità nella sua forma istituzionale garantire. Il movimento Open Wireless definisce la sparizione delle connessioni aperte, sostituite da quelle chiuse con password, come di una tragedia comune, per il non utilizzo efficiente dello spettro elettromagnetico e la perdita collettiva di una risorsa già esistente. Esistono anche dei casi brillanti opera di privati, su tutti quello spagnolo della Fonera che permette di condividere la propria connessione con altri da casa propria e in cambio, di godere della connessione degli altri quando si è fuori casa. Il wifi pubblico gestito dal Comune esiste già in diverse città tra cui New York, che essendo la città simbolo della paranoia securitaria di inizio millennio teniamo ad esempio di come dare accesso a Internet ai cittadini non rappresenti evidentemente un rischio alla sicurezza nazionale.

Un Comune deve fornire Internet come servizio pubblico, al pari di istruzione, sanità, acqua potabile e fognature. Dotare la città di un WiFi cittadino è tra gli impegni del candidato sindaco Giuliano Pisapia, che si fa interprete di quest’esigenza evidenziando gli aspetti pratici della partecipazione dei cittadini quali la segnalazione delle buche nell’asfalto e regolare i parchimetri, oltre naturalmente a soddisfare le richieste da parte degli studenti, dei turisti e degli uomini d’affari in transito in una città che fino a qualche anno fa pensava ancora a sé come ad una importante metropoli europea. Pisapia si propone di lavorare sul wi-fi partendo dalle periferie, attivare 500 punti d’accesso entro i 100 giorni dall’inizio del suo mandato e di arrivare a oltre 5000 entro il 2015. Esistono altre applicazioni possibili di un Wi-Fi X Milano, si possono anche immaginare dei PAD, dei terminali, alle fermate del tram contenenti informazioni aggiornate sul quartiere ma soprattutto connessi ad Internet, perché davanti allo strumento i cittadini sapranno organizzarsi e trovare il loro utilizzo per comunicare.

La storia della banda larga a Milano comincia nel 2000 quando l’Azienda Elettrica Municipale, nata nel 1910 allo scopo di municipalizzare i servizi pubblici, scava i marciapiedi, con soldi pubblici, per piazzare la fibra ottica e dotare la città di un accesso integrato di Dati, Voce e Video. Nasce così nel 1997 Citytel-Metroweb, la AEM è già diventata privata dal 1996 e nel 1999 partorisce, assieme ad e.Biscom, una ditta specializzata nel vendere la banda ai Milanesi che si chiamerà Fastweb. A Milano si passa così bruscamente dai fischi dei modem (o l’infida ISDN e la traballante ADSL) alla straboccante banda larga in fibra ottica, pagandola 67€ al mese più svariate altre centinaia di euro di installazione e attivazione, senza sapere bene cosa fare di tutta quella connettività, ma soprattutto senza poterla condividere. La legge Pisanu dal 2005 al 2010 si occupa infatti di rendere illegale la fornitura gratuita e anonima di Internet, e persino le biblioteche comunali non potranno fornire Wi-Fi agli studenti. Il governo di destra è insediato a Milano oramai da 18 anni e privilegia, come involontariamente dichiarava nello slogan “mettiamoci in Comune”, gli interessi privati rispetto a quelli pubblici. Nel febbraio 2011 Metroweb viene strappata ai cittadini e svenduta sottocosto alla società Svizzera Swisscom in quanto: “attività non strategica”. Un gioco al profitto a scapito dei cittadini che rende oggi inutile e irritante il tardivo tentativo degli spin-doctor di Letizia Moratti di promettere banda ai cittadini con grandi cartelloni che annunciano Wi-Fi per tutti. La possibilità di dare banda larga (requisito tecnico irrinunciabile per la diffusione di servizi quali: telelavoro, telemedicina, IPTV, teleconferenza) non è mancata nel passato, ma è mancata la volontà e risulta ora solo propagandina elettorale. Striminzita anche la concessione: 1 ora al giorno e solamente in tre piccole aree del centro: too little and too late. Invece il candidato Sindaco Pisapia ha presentato il suo progetto di una connessione gratuita per i cittadini prima dei suoi avversari e c’è da credere che se ne avrà la possibilità si farà davvero interprete di quella che potrebbe diventare una stagione finalmente innovativa per Milano, portandola in fretta, almeno sul piano digitale, vicina alle metropoli Europee.