MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Smogville

Tutela del Verde? Manca un Assessore

Stefo Mansi | martedì 19 novembre 2019

Pensate se la Malboro avesse il controllo dei reparti di cardiologia ospedalieri. O se i dirigenti della Italcementi, il più grande produttore italiano di materiali bituminosi, gestissero il Parco nazionale dello Stelvio. Assurdo vero? Eppure è quello che succede da diversi anni al Comune di Milano, dove una inspiegabile scelta organizzativa sta provocando enormi danni d’immagine all’intero ente e proteste in tutta Milano. Il settore verde, la cura, la progettazione e la manutenzione dei parchi e delle enormi aree non ancora permeabilizzate della città, infatti, sono finite sotto il controllo dell’Urbanistica e dell’Edilizia, degli uffici dei Piani Convenzionati e degli Oneri di Urbanizzazione. C’è l’assessorato alla ‘Partecipazione’, quello allo ‘Sport’, al ‘Bilancio’, alle ‘Attività economiche’ ma manca un centro di controllo e coordinamento del verde che sia slegato dalle logiche della ‘riqualificazione urbanistica’.

L’idea di fondo, coniugare tutela del verde e costruzioni, varianti urbanistiche, progetti edilizi, si è dimostrata fallimentare e la tutela ambientale è stata degradata a semplice ‘arredo urbano’ nonostante i grandi valori paesaggistici e naturalistici esistenti a Milano. Basti un dato certificato dall’istituto di ricerca Ispra: nel 2018 Milano ha consumato ben 11 ettari di terreni del suo territorio, 110.000 mq asfaltati, mentre manca un qualsiasi conteggio degli spazi, dei volumi, delle vedute occupate da calcestruzzo e cemento armato negli ultimi anni. Anche il totale degli oneri di urbanizzazione incassati al 30 ottobre 2019, ben 160 milioni il triplo di quelli introitati nel 2016, è un dato su cui riflettere. Gli ambiti dai notevoli valori paesaggistici presenti in città sono veri e propri tesori naturalistici e architettonici sconosciuti agli stessi cittadini milanesi come i Borghi esistenti nel Parco Agricolo Sud (Assiano e Macconago su tutti), gli ambiti del mai costituito Parco Ovest (San Siro, Sistema Ippodromi, Piazza d’ami, Cave, Trenno, Boscoincittà), un enorme polmone verde lungo ben 7 chilometri da Figino a P.le Lotto, ma anche giardini di quartiere, parchi di zona, estese aree alberate.

L’allucinante ‘riqualificazione’ di via Benedetto Marcello: calcestruzzo sui colletti delle piante di un ambito vincolato.

Si moltiplicano così le proteste cittadine a tutela del verde in una città, non dimentichiamolo, che è tra le più inquinate d’Europa e dove l’emergenza climatica è stata recentemente deliberata dall’intero consiglio comunale che ha recepito una sensibilità diffusa tra i milanesi.

Il ‘Borgo Insostenibile’ di Figino (via Novara) in costruzione nel 2014: ettari di suolo agricolo consumato col beneplacito del Comune di Milano all’interno dell’ambito Parco Ovest Milano con un grattacielo vista Bosco in Città.

Le proteste insistono in molte zone visti gli interventi urbanistici previsti o in arrivo su aree attualmente libere da costruzioni: Piazza d’armi (San Siro-Forze Armate), Baiamonti (Arena), Parco delle Cave/via Cancano, La Goccia (Bovisa), Villaggio di Natale sull’Ippodromo del Galoppo, via dei Ciclamini, Benedetto Marcello, via Stresa, Parco Tesio/San Siro, Ronchetto del Naviglio, Area verde Città Studi: una sequela di interventi urbanistici che vedono controllore e controllato nello stesso assessorato, con i tecnici e i dirigenti del verde in posizione di sudditanza non solo numerica ma sostanziale, con zero possibilità di discussione dialettica. E non è un caso che l’attuale dirigente del settore verde sia l’ex direttrice dello Sportello Unico per l’Edilizia, sottoposta all’indirizzo e alle scelte dell’assessore all’Urbanistica.

Il nuovo progetto edilizio nel Parco dell’ex ospedale Bassi sulla Circonvallazione.

La necessità di dividere i due ambiti, l’Urbanistica e il Verde, a garanzia di interessi necessariamente diversi, è sentita non solo nei comitati e nella cittadinanza ma all’interno della stessa macchina comunale, tra tecnici e funzionari costretti a sottostare a pressioni spesso eccessive. Il prevalere degli interessi immobiliari, la preponderanza dell’Urbanistica rispetto alla tutela del paesaggio e del verde, è divenuta così evidente da rappresentare un pericolo per il consenso dell’attuale amministrazione. E non basta l’appoggio dei tanti media (TG3 lombardia) e siti di informazione (Corsera, repubblica, Urban Files) che si limitano a amplificare quando non copia e incollano, i comunicati stampa dell’assessorato: comunicati e articoli corredati da fotomontaggi spesso tanto immaginifici da destare ilarità tra gli stessi addetti ai lavori. Il deleterio squilibrio degli interessi in campo è reso ancor più evidente dalla mancanza di una vera controparte.

Una dei tenti sopralzi di villette del QT8, interventi edilizi che hanno snaturato il gioiello urbanistico dell’architetto Piero Bottoni.

I Verdi, forza esigua che non è stata in grado non solo di presentarsi in una lista autonoma nelle ultime elezioni amministrative del 2016, assente in consiglio comunale con 0 consiglieri su 40 in carica, sono quasi completamente assenti dalla scena e la loro partecipazione alle lotte ambientali sopracitate è molto flebile, quando non contrapposta ai comitati, come il caso della salvaguardia del Monte Stella e del Qt8. Qui l’assessore al verde del municipio 8 e attuale portavoce dei verdi milanesi Enrico Fedrighini ha preso le parti dell’assessore all’urbanistica Maran contro i gruppi di cittadini che hanno raccolto le firme per ottenere il vincolo di tutela ai sensi del Codice dei Beni Culturali (dl. 42/2004), convinto oppositore della tutela dei valori paesaggistici e culturali del quartiere disegnato dall’architetto Bottoni, nominato commissario milanese per la ricostruzione dal Comitato di Liberazione nell’aprile 1945. Stesso discorso può essere fatto per Italia Nostra e per Legambiente, associazioni che nel caso di Piazza d’Armi così come in quello del Monte Stella, si sono schierate in maggioranza dalla parte dei progetti edilizia di ‘riqualificazione’ dell’amministrazione comunale che garantisce tramite la concessione del Boscoincittà e dei contributi al Centro di Forestazione Urbana, corposi finanziamenti.

Rendering del progetto su via Cancano, Parco delle Cave. Palazzoni da 12 piani vista cava Cabassi.

Discorso a parte va fatto per la Soprintendenza di Milano, la cui dirigente Antonella Ranaldi ha espresso pareri positivi a interventi criticati da più parti, non solo in aree verdi, come nel caso dei concerti e delle concessioni commerciali sui prati del Galoppo, coperti da un vincolo monumentale scavalcato puntualmente. Ma anche in aree di tutela culturale, come l’intervento edilizio di via Brisa, Torre dei Gorani, (in foto) a pochi metri dal palazzo imperiale di Valentiniano dietro corso Magenta mostra chiaramente.
In una delle città più inquinate d’Europa è diventata ormai indispensabile l’istituzione di una figura autorevole di un assessore al Verde e al Paesaggio che sappia far valere le istanze ambientaliste nel rapporto dialettico con gli altri assessorati, non solo quello dell’Urbanistica ma anche della Mobilità, come il naufragio dei progetti di dorsali ciclopedonali mostra in maniera evidente. Una esigenza non più rinviabile, l’obiettivo minimo che si devono dare tutti gli ambientalisti milanesi in vista delle prossime elezioni del 2021.