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Leftism

Tsipras passa, ma SEL è in subbuglio

| mercoledì 28 maggio 2014

Conferenza stampa di Nichi Vendola dopo sentenza di assoluzione

di Daniela Preziosi, dal manifesto

L’appuntamento è per venerdì, alla riu­nione della pre­si­denza di Sel, per quello che viene defi­nito «un con­fronto libero e aperto». La for­mula, però, nel les­sico della sini­stra dei par­titi, di solito annun­cia bur­ra­sca. E bur­ra­sca sarà, soprat­tutto da parte di chi nel gruppo diri­gente — par­la­men­tari per lo più — ha votato con­tro l’avventura della Lista Tsi­pras al con­gresso e alla dire­zione nazio­nale. E che poi si è cucita la bocca in cam­pa­gna elet­to­rale «per lealtà e per non essere accu­sata di sabo­tag­gio». Ora, con­su­mato il voto e sca­val­cato lo sbar­ra­mento, il momento della verità è arrivato.

Anche per­ché dall’altra parte, e cioè nel comi­tato dei garanti della lista Tsi­pras, l’intenzione di andare avanti con l’esperienza uni­ta­ria ormai è espli­cita e dichia­rata. E così quella di pren­dere non una, ma mille distanze con «la nuova Dc», così Bar­bara Spi­nelli ha defi­nito il Pd ren­ziano a quota 40,8 per cento. E per­sino di cer­care una col­la­bo­ra­zione con il M5S, almeno nel par­la­mento euro­peo, posi­zione per la verità non una­nime fra le diverse ’anime’ della lista. C’è anche un nuovo det­ta­glio: se Sel dovesse man­dare uno dei suoi a Stra­sburgo — come con ogni pro­ba­bi­lità suc­ce­derà, la capo­li­sta Spi­nelli, eletta in due cir­co­scri­zioni, ha espresso l’intenzione di rinun­ciare allo scranno -, lo invi­terà a sedersi nel Gue/Sinistra euro­pea, e non nel Pse, come ha con­fer­mato ieri al mani­fe­sto il coor­di­na­tore Nicola Fra­to­ianni («In ogni caso non sarebbe imma­gi­na­bile che uno di Sel sieda in Europa, o in Ita­lia, nel campo delle lar­ghe intese»).

Un fatto «scan­da­loso», com­menta Ileana Piaz­zoni, depu­tata del Lazio, e fan di Schulz: «Ma que­sto è il minimo. Io sono stata leale in que­sta cam­pa­gna elet­to­rale, e sono felice del 4 per cento final­mente acciuf­fato. Ma l’elogio della col­la­bo­ra­zione con i 5 stelle è un pro­blema di stra­te­gia poli­tica: io non ci sto, ma non voglio nean­che fare la parte di quella che si mette di tra­verso rispetto alla nascita di un nuovo sog­getto a sini­stra. Lo fac­ciano. Dicono che è l’ultima spiag­gia per la sini­stra? Io non sono d’accordo ma rispetto i mili­tanti e il loro entu­sia­smo. E mi rendo pure conto che dopo la cam­pa­gna elet­to­rale non si possa dire: ok, ora liqui­diamo la lista Tsi­pras. Ma non ho inten­zione di farmi uti­liz­zare nella parte di chi li frena».

I depu­tati che la pen­sano come lei sareb­bero almeno una quin­di­cina. Resta l’incognita dei sena­tori, fra i quali pure ci sono gli ’Tsipras-scettici’. E un drap­pello di ’respon­sa­bili’ per il governo Renzi a Palazzo Madama sarebbe per Renzi assai più utile che alla camera, dove il Pd ha un’abbondante mag­gio­ranza anche da solo. Pro­prio al senato arri­verà nei pros­simi giorni il ’fati­dico’ decreto sugli 80 euro che scade il pros­simo 23 giu­gno. Tema scot­tante, molto popo­lare nel paese, come ha dimo­strato il voto di dome­nica. In molti, in Sel, vogliono votare sì. Idem sulla suc­ces­siva riforma del terzo set­tore. Il pro­blema, con­ti­nua Piaz­zoni, «infatti non è il rap­porto con il Pd o andare nel gruppo del Pd. Il pro­blema è il rap­porto con il governo Renzi: dovremmo dire un no pre­giu­di­ziale a ogni prov­ve­di­mento di riforma di que­sto paese?».

Que­stione sem­pre aperta in Sel, che si col­loca all’opposizione non pre­giu­di­ziale al governo. E che però oggi deve fare i conti con il nuovo sog­getto in costru­zione dallo slan­cio della lista Tsi­pras. E che l’ora della verità sia arri­vata, per il movi­mento fon­dato nel 2009 da una scis­sione del Prc, insieme alla Sini­stra demo­cra­tica dei Ds e ai verdi di Cento e De Petris, sem­brano dirlo anche le ultime dichia­ra­zioni di Nichi Ven­dola da Bari: «Dico al mio mondo che que­sto è il momento in cui biso­gna sfi­dare in posi­tivo Renzi». Renzi «oggi è e il lea­der euro­peo più forte», il suo rap­porto con il paese «è pieno idil­lio», ora «è nella con­di­zione di bat­tere il club dell’austerity. Biso­gna inco­rag­giarlo». Un mes­sag­gio a Renzi, ma — dopo una ser­rata cam­pa­gna per Tsi­pras — soprat­tutto ai suoi. Ma, chiede Piaz­zoni: «Renzi gover­nerà fino al 2018. Dovremo fare l’opposizione ma anche man­te­nere il pro­filo di un par­tito alleato?»

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