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TRITONI PIAZZA D’ARMI: L’ULTIMA PRIMAVERA?

Stefano Mansi | venerdì 27 marzo 2020

La primavera tarda ad arrivare tra le decine di pozze d’acqua di piazza d’Armi, tra via Novara e Forze Armate, nel profondo Far West meneghino. Lì, dove lo scorso anno era tutto un brulichìo di vita, oggi regna un silenzio freddo, quasi surreale. Quasi che anche tritoni, rospi smeraldini e rane sentissero il peso del virus che strazia Milano, bloccati da un cielo plumbeo che copre i 34 ettari di tesoro naturalistico sconosciuto persino a chi ci abita di fronte.

Le ruspe che hanno appena distrutto i magazzini militari su via Olivieri sono ferme, nessuna presenza nelle vicinanze: quale momento migliore per esplorare l’Oasi di Piazza d’Armi? L’idea è quella di censire e indicare tutte le pozze d’acqua che hanno resistito alla spianatura del campo di polo e ai campionamenti per le bonifiche, interventi pesanti, svolti con enormi ruspe che hanno distrutto gran parte della biodiversità che un tempo insisteva nell’area, segnando solchi profondi, oggi completamente coperti da piante spontanee, difficili da superare per molti degli anfibi più rari che popolano l’Oasi. Purtroppo, dopo un autunno ricco di precipitazioni a dicembre 2019 le piogge si sono quasi interrotte. Molte delle pozze esistenti lo scorso anno sono prosciugate e anche quelle superstiti soffrono di una pesante eutrofizzazione.

Secca è la pozza a fianco degli orti, lo scorso anno ricca di tritoni mentre di tutte le pozze che costeggiavano Forze Armate, dove fino un anno fa gracidavano rospi e rane, restano solo spoglie piante palustri, rinsecchite. Resiste, indistruttibile, con profondità superiori ai 40 cm nelle parti centrali, l’enorme pozza al centro di piazza d’armi proprio di fronte alla struttura in cemento che fungeva da ‘ponte’ per i mezzi militari. Dietro tra le buche, quasi sparite sotto una coltre di rovi che impedisce il passaggio all’uomo, ecco che si presenta l’habitat forse più intatto dell’intera Oasi che di primavere regala insoliti palcoscenici vegetali.

Fiori dei prugni selvatici, violette appena spuntate, erbe di molteplici specie nascondono due pozze non grandi ma profonde. Anche qui, nonostante la lunga osservazione, non si notano girini né tritoni mentre alcune api, di cui tutta l’area è ricca, fanno capolino tra i fiori. Più in là un picchio sta preparando un nido mentre un veloce battito d’ali nasconde un imprecisato volatile giunto, forese, in esplorazione dalle vicine Cave di Baggio. Lì tra le decine di alberi, tra cui alcuni maestosi pioppi neri, c’è il bosco, un fitto groviglio di piante e rami che termina in via Mazzarino. Poco più avanti un’ombra entra furtiva a piazza d’Armi: un buco nella recinzione stato praticato proprio di fianco all’entrata del campo sportivo mentre poco più in la, verso le case nuove di via Cenni, uno sfasciacarrozze abusivo continua placido ad armeggiare tra motori e carrozzerie, in uno spaccato di pochi metri che racchiude (speriamo) il passato e il futuro di questo tesoro naturalistico unico per la città di Milano.

Il tramonto intanto, copre di rosso il prato del polo, colorando di un ultimo bagliore le cime degli alberi: visione più unica che rara all’interno del tessuto urbano della città. Una veduta dal pregio inestimabile che rischia di scomparire per sempre se le sciagurate scelte urbanistiche copriranno l’ennesimo orizzonte urbano di grattacieli, a chiudere per sempre gli spazi di questo paradiso nascosto.