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Smogville

Trasferta Marcegaglia

| martedì 21 giugno 2016

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‘150 chilometri non sono così tanti, dai’. ‘Che vuoi che sia’. ‘Milano-Pozzolo Formigara (AL) o Milano-Casalmaggiore (CR) val pure un posto in acciaieria a 1300 euro al mese’. Si chiama delocalizzazione ma per molti, che restano ancorati alle parole del ‘900, è un licenziamento mascherato. Trasferirti per zittirti, per sempre. Per chi non si piega alla fabbrica 4.0 è questo il destino, comune a molti nella maquilladora ai confini tra Sesto e Milano, ex sede della Breda, parcellizata tra carroponti, OVS, centri commerciali, case della coop Uniabita, e molte start up. In 7 han detto no, rifiutando la ‘deportazione’. Operai e papà (l’immagine è di uno dei loro figli) che han trovato una solidarietà inaspettata da quando han deciso di occupare gli uffici della ex numero 1 di Confindustria, la piccola e coriacea Emma, in via Giovanni della Casa, una anonima palazzina in fondo a via Gallarate che si raggiunge col tram che porta al Musocco (Cimitero Maggiore). Chiedono solidarietà, presenza, e ascolto. E soprattutto di lavorare, visto che a Marcegaglia non mancano gli agganci e le possibilità di lavoro nel milanese. Il posto non si lascia così, senza colpo ferire. Specie oggi che mollarlo significa ripartire da 0 con tutte le regoline del Job Acts così caldamente richiesto dalla Emma quand’era a capo di Confindustria. Regalatole su un piatto d’argento da Renzi. Quando ci provò a toglierlo il Berluska, 1 milione di ‘compagni’ incazzati marciarono al Circo Massimo guidati da barba bianca Cofferati. Due anni fa invece, la supposta targata PD venne inserita senza nessun ausilio di vaselina, con buona pax sindacale e zero opposizione sociale. Gli operai, però, non mollano, non credono di essere come i giapponesi alla difesa dell’ultimo atollo filippino. Anzi, pensa te, credono di essere delle avanguardie. Poche, in verità. Ma decise a non mollare. Il lavoro 2.0 non ha bisogno di loro, con queste tute blu sporche e quelle facce che puzzano di proletariato. Un volto molto lontano dal ‘Padiglione Milano’ così incline al co-working e smart-working, un lavoro tanto agile da trasformare il milione di metricubi tra Musocco e Rho nel laboratorio economico-sociale più importante d’Italia. Zero sindacati, zero conflitti, zero contratti, una sorta di TTIP  economico pronto a sfornare lavoratori geneticamente modificati. ‘Io non ci posso far nulla’, ha spiegato Beppe ai microfoni di Radiopopolare, lui che con Emma era solito pranzare ai convegni. Del resto da chi ha promosso il lavoro gratuito dentro Expo, e non ha fiatato quando le opinioni politiche di decine di precari venivano controllate prima di firmare contratti dentro la piastra, che vi aspettavate?