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Tibaldi 28 Agosto 1944

| mercoledì 31 agosto 2016

In viale Tibaldi 26 oggi non c’è più quella staccionata. La circonvalla da quel 28 agosto del 1944 ha cambiato (ma non troppo…) il suo aspetto. I militi della Muti arrivarono a casa sua in pieno giorno, a Baggio. La solita spia aveva cantato, troppo evidente l’attività di quel ragazzino appena 24enne, capo del Gap di Baggio. Un fonditore appena iniziato al lavoro, un bambino cresciuto in fretta coi peli della barba solo pronunciati. Albino Abico venne ‘prelevato’ da un dispiegamento di mutini che diffuse il terrore in tutta la zona. Ci sapevano fare i mutini, specie dopo l’arrivo dei romani e degli umbri in fuga da Firenze, appena liberata, con gli insorti di Giustizia e Libertà che non davano scampo. ‘Particolarmente abili col coltello’ si legge nei rapporti degli ufficiali della Legione Autonoma Mobile Muti, a cui era stata data una sede prestigiosa, proprio vicino al comando delle SS in via Rovello (in foto), attuale sede del Piccolo Teatro ( e per più di 12 mesi di Expo…). Nel sotterraneo del teatro si possono ancora vedere due ganci dove i carnefici appendevano i patrioti per estorcere i nomi dei complici con le torture, gli indirizzi delle staffette e delle radio di cui pullulava la città. No Albino Abico, non ti abbiamo dimenticato. Non abbiamo dimenticato nessuno dei martiri fucilati dai traditori quella sera del 28 agosto, mentre sciamavano gli operai delle tante officine dietro via Meda. Speravano di farne un esempio di sottomissione, ma i martiri di viale Tibaldi, come già quelli di Piazza Loreto, e più indietro Teresa Galli, Oldani, i rivoltosi del Ticinese del 1898 e ancora Sciesa e i martiri del 6 febbraio, e ancora più indietro i ‘piscinin’ delle 5 Giornate, Confalonieri, Pellico e tanti altri ci hanno insegnato l’intransigenza e il valore dell’azione. Grazie Albuni. ‘Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti, mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia. Il sole risplenderà su noi “domani” perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi. Voi siate forti come lo sono io e non disperate. Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene.

Abico