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The Rise and Fall of Citizen Murdoch

| lunedì 25 luglio 2011

di Daniele Salvini

E’ una storia che può essere raccontata in diversi modi,
è la storia Inglese di un giornale scandalistico,
la storia di un crimine informatico,
di uno sgarro e di un giornalista suicidato
la storia di una intercettazione usata in un’indagine

ma anche una storia Americana,
di una Tv che fece vincere al secondo mandato l’ex presidente George Bush Jr.
per mantenere lo stato d’emergenza e la guerra,
la storia della Fox, il cui motto è: “fair and balanced” (“onesta ed equilibrata”)

ma anche la storia di una torta in faccia
la storia di un Magnate, del Mogul, il Barone dei media,
nella taglia XXL versione non entrato in politica.

la storia del cittadino Australiano Rupert Murdoch
che tutt’ora usa il quarto e il quinto potere, (cinema e tv)
l’acerrimo nemico, il grande manipolatore.

Cominciamo dalla torta.

Martedì pomeriggio, 19 luglio 2011, nel Palazzo di Westminster di Londra, Rupert Murdoch accompagnato da suo figlio James si appresta a testimoniare davanti al Parlamento Inglese riguardo la sua responsabilità per le intercettazioni effettuate a scapito di cittadini inglesi dal giornale di sua proprietà: “News of the World”, tabloid scandalistico Inglese. Il giornale non si è limitato alle intercettazioni ma ha anche interferito nelle inchieste di polizia, cancellando messaggi lasciati in segreteria delle vittime per poterle pubblicare in anteprima, corrompendo la polizia di Scotland yard e ricattando per ottenere degli scoop. La pratica delle intercettazioni illegali non è nuova per Murdoch, sul piatto dalla parte Americana pesa anche lo spionaggio ai danni delle vittime dell’11 settembre e ai loro familiari.

Nella Camera dei Comuni Inglese Murdoch sotto processo si mostra avvilito: “E’ il giorno più umiliante della mia vita” ha dichiarato di non sapere nulla di quello che è successo, di avere troppe aziende, troppi dipendenti (53.000) per poter controllarli tutti, di essere umiliato e contrito. E’ allora che è saltato fuori un attivista con una torta di crema da barba e gliel’ha piantata in faccia. Mancandolo un poco e sporcandogli soprattutto la giacca, obbligandolo a terminare l’audizione in maniche di camicia.

Per Murdoch è la fine del sistema che aveva il potere di condizionare opinione pubblica e politici tramite quella che in Italia viene chiamata “macchina del fango” dal caso Boffo (Dino Boffo, ex direttore del giornale “Avvenire”, inviso al governo di destra e costretto a dimettersi dopo una campagna condotta dal giornale “Libero” che lo accusò di molestie sessuali), e che Murdoch utilizza su larga scala nel mondo anglofono, in maniera diversa che in Italia per la diversa concezione del giornalismo anglosassone, una macchina anche di business e non solamente servile al potente. Ad esempio Murdoch tramite la Fox Tv ha lungamente attaccato il Presidente Barack Obama accusandolo di essere un fake, di non avere la cittadinanza Americana, di essere Musulmano, attaccando la sua riforma fiscale e facendo fallire in parte la sua riforma sanitaria, colpevolizzandolo in modo ripetuto e volgare imputandogli di essere Socialista, Statalista, e praticamente, tra le righe, di essere Negro.

Si tratta di un ridimensionamento pesantissimo per il padrone di News Corporation, l’attività dell’ente di controllo Inglese: il Foreign Corrupt Practices Act gli affibbierà qualche milione di dollari di multa, i suoi dirigenti andranno in carcere, le licenze per la trasmissione via cavo e in etere saranno revocate. I democratici in USA lo aspettano da tempo in riva al fiume, Obama ha negato a lungo interviste alla Fox, il giornale americano più autorevole di proprietà del Tycoon, il “Wall Street Journal” perderà credibilità.

Murdoch si è dichiarato innocente, rifiuta di prendersi la responsabilità ma chiede scusa per evitare danni. Si è intanto dimessa ed è stata poi arrestata la Presidente del tabloid incriminato, Rebekah Brooks, ma lui, Murdoch, non si è dimesso dalla presidenza di News Corporation.

E’ una lunga strada tutta in ascesa quella che l’ha portato a Londra martedì scorso, Il grande magnate dei media è nato in Australia nel 1931 e lì ha cominciato ereditando il tabloid pomeridiano di Adelaide “The News”, prima di espandersi in Inghilterra con News Corporation di cui è tutt’ora Chairman & Chief Executive Officer. Solo nel 1986 comincerà a occuparsi di televisione, fondando negli Stati Uniti la Fox Broadcast Company. In seguito acquisterà il Wall Street Journal e aprirà MySpace su Internet. Possiede anche una parte consistente dell’industria dei libri come proprietario della HarperCollins. Forbes lo classifica 122esimo tra gli uomini più ricchi del mondo con una fortuna netta di 7,6 miliardi di dollari. Per la cronaca, Silvio Berlusconi lo batte piazzandosi al 118esimo posto con una fortuna netta di 7,8 miliardi di dollari. Giorgio Armani arriva al 136esimo, Larry Page e Sergey Brin sono al 24esimo con 19 billions (miliardi) di dollars.

la lista dei miliardari secondo Forbes

Questa non è dunque più la storia del solitario miliardario che manipola l’informazione raccontando una guerra altrimenti inesistente a Cuba e che infine muore in solitudine sussurrando: “Rosebud”, ma di un vecchio signore in buona e folta compagnia quanto a liquidità; e anche con qualche collega, se parliamo di Tycoon “self-made men” mediatici, come Michael Bloomberg (Bloomberg Tv), Jean-Marie Messier (Vivendi), Silvio Berlusconi (Fininvest), Sumner Redstone (National Amusements, Inc), Ted Turner (CNN). Senza dimenticare Carlos Slim, telecomunicazioni conglomerate dell’America Latina, la cui fortuna ammonta a 74 miliardi, che nel 2010, sempre essendo l’uomo più ricco, erano 53,5. Crescono così in fretta..

Il tabloid domenicale Inglese “News of the World” è ora chiuso.
Rimangono NewsCorp, Fox, The Sun, The Times, New York Post, 20th Century Fox, WallStreetJournal, Sky Tv, Cielo Tv, National Geographic, HarperCollins Books, Cult Tv e casa.it

La faccenda non è semplice, non basta gioire per un miliardario in più che mangia la polvere (e si fa per dire, visto quanto gli rimane..) le limitazioni su Murdoch da parte dell’Esecutivo potrebbero genericamente ricadere sulla libertà d’informazione tutta. Il danno di Murdoch è stato quello di screditare il giornalismo danneggiandolo dall’interno, altri potrebbero pagare al posto suo ora che la politica è legittimata dallo scandalo a occuparsene.

Noi comunque possiamo, almeno in rete, escluderlo dalla nostra vita utilizzando il plugin per Firefox “Murdoch Alert” che aiuta ad evitare le notizie provenienti dall’impero di Murdoch escludendo i 100 o più websites controllati dal suo gruppo. Scaricabile qui