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Tajani ai Comunali: Basta Teatrini

by Stefano Mansi | domenica 2 ottobre 2016

Mentre tutti e le redazioni milanesi di giornali, tv e web (tra cui TG3 lombardia, Repubblica, Corsera, www.statigenerali.it) davano come certa l’assunzione di 450 educatrici di Nidi e Materne annunciata dal Sindaco Sala lunedì 26 settembre, venerdì 30 si è svolto il primo incontro tra l’assessore al Personale Cristina Tajani e i delegati sindacali, eletti dai 14.500 dipendenti del Comune di Milano Nonostante l’area di provenienza della Tajani, ex S.e.l. , laureata alla Bocconi e concittadina di Niki Vendola, attiva per anni nella Cgil (di cui è stata fino al 2011 segretaria della Federazione dei Lavoratori della Conoscenza, FLC Cgil) e vicina fino al 2005 ai movimenti precari (Lista Precog, Area disobbediente, May Day e San Precario), l’incontro non è stato per nulla morbido, anzi. All’incontro, fissato per le 9, l’autrice del libro Precariopoli (2005 edito da Manifesto Libri e scritto insieme a Curcio e Roggero) si è presentata con una mezz’ora buona di ritardo con l’immancabile tablet (usato spesso mentre i delegati parlavano in perfetto Bisconti style), decantando i meriti della passata Giunta specie riguardo ai temi della precarietà (dimenticando che il 7.5.2015 la graduatoria che raccoglieva oltre 400 precari storici del Comune era stata lasciata scadere, senza possibilità di richiamata, da parte della Giunta Pisapia). ‘La delibera sulle assunzioni non è ancora stata pubblicata’, la ha incalzata una delegata. ‘Capiamo le esigenze della Giunta e gli annunci, ma vorremmo leggere cosa dice per evitare brutte sorprese, che non sono mancate nel recente passato’. Un altro lavoratore la incanza: ‘Ma le 450 assunzioni sono aggiuntive rispetto a quelle già previste o vanno ad intaccare il budget previsto nel 2015 per le altre figure professionali (tra cui assistenti sociali, addetti ai servizi sociali, bibliotecari, addetti agli sportelli di anagrafe ed Edilizia). La ex assessora al Lavoro, abituata a tenere conferenze, e discutere con cognitari, creativi, innovatori ha cambiato faccia. Anche il volto poco abituato al confronto sindacale della bionda assistente (una delle oltre 55 consulenti della Giunta Sala, riconfermata per il secondo mandato a 2600 euri netti al mese esclusi benefit) dell’assessora, Fiorella Imprenti, quarantenne ex ricercatrice universitaria candidata nelle liste del PD, nonché autrice di dotte ricerche sul ruolo delle donne nella Resistenza, ha mutato espressione. Tutti i lavoratori, hanno ricordato alla Tajani, candidata nelle liste della ‘Sinistra Arcobaleno’ nel 2008, nominata assessore dopo aver ottenuto 1700 voti nella Lista Sala dopo essere transitata per Sel, che per 4 mesi le richieste di incontro dei sindacati erano cadute nel nulla. Ai primi di agosto, infatti, il rifiuto della Giunta di assumere tempi determinati della graduatoria ancora attiva, per sopperire ai vuoti degli uffici più in affanno, aveva mandato a monte un tentativo di conciliazione presso la Prefettura. Anche il volto e il tono di voce dell’assessore, dopo aver ascoltato le parole dei delegati di Cgil Cisl Uil Csa e il portavoce delle Rsu, sono cambiati radicalmente. Attingendo dal vocabolario di area disobbediente ha rispolverato l’antisindacalismo tipico degli ambienti antagonisti dando dei ‘teatranti’ ai presenti, il 99% dei quali lavoratori delegati dai colleghi, che si erano presi un permesso per sentirla parlare. Pregandoli, utilizzando parole che fanno fico tra i precognitari ma non significano nulla davanti ai comunali (output), di non continuare nello spettacolo di mettere in scena davanti a se e agli altri sindacati il proprio ruolo visto che, nonostante come assessora lei sia per il ‘mantenimento dei servizi pubblici’, il trend nazionale ‘è decrescente’.Eppure nella sala del settore risorse umane di via Bergognone, a due passi da Base Milano di via Tortona, la fucina di innovatori e creativi finanziata dal Comune con ben 1,8 milioni di euro lo scorso anno, non c’erano burocrati sindacali ma attivisti. Alcuni dei quali sotti ai 45 anni. Una decina dei primi vigili precari del Comune di Milano, tutti sotto la trentina, in scadenza di contratto. Due operai precari dei servizi funebri. Uno dei fondatori di San Precario, attivo dal 2001 con Chainworkers. Un altro attivista No Expo, per alcuni anni nel collettivo di San Precario, già alla Fornace di Rho (dove lei stessa aveva presentato precariopoli nel maggio del 2005, http://www.inventati.org/od/cronologia.htm), una ex di Lotta Comunista, e una figura storica del sindacalismo milanese, oggi ancora attivo in Ri-Make, lo spazio sociale che ha trovato spazio dentro una ex sede di una banca, ad Affori. Alle 10.30, senza aver dato nessuna assicurazione sulle perplessità sollevate dai lavoratori, lasciando in aria il dubbio che le 450 nuove assunzioni possano essere a scapito di quelle già previste ma non ancora eseguite in quanto non ancora concluso l’assorbimento dei lavoratori delle province (ne restano 29 ancora da assumere in Lombardia e il termine è il 31 dicembre) l’assessora ha tolto il disturbo per partecipare alla riunione di Giunta.  Mentre tra luglio ed agosto, nel più assoluto silenzio delle redazioni milanesi, la Giunta ha deliberato l’assunzione di oltre 55 consulenti e dirigenti esterni con stipendi d’oro e spese poco in linea con la tanto sbandierata ‘sobrietà’ (210.000 euro netti l’anno alla segretaria di circolo PD Arabella Caporello, 177.000 al membro della segreteria PD Mario Vanni, 140.000 al portavoce di Sala in Expo Stefano Gallizzi, 145.000 all’ex coordinatore di Democrazia Proletaria e Sel in Lombardia Gianni Confalonieri e molti altri ancora) restano solo 90 giorni per effettuare le assunzioni dei ‘comuni’ dipendenti.

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Non da trascurare il dato matematico, il 40% dei portaborse assunti sono (esperti?) componenti della segerteria del PD di Milano, due vengono dall’Unità, quotidiano del PD, e altri tre sono ex consiglieri comunali due del PD (Fanzago e De Censi, e uno di Sel (Gibillini). Dal 1.1.2017 infatti, scatta il termine deliberato sia dal Governo Monti e ratificato sia da Letta che da Renzi: il blocco delle assunzioni al 25% delle cessazioni dell’anno precedente. Un mix che rischia di provocare la perdita completa del controllo pubblico su settori chiave di Milano. Tutti i servizi di pulizia, pasti, assistenza e accoglienza degli asili sono già in mano ai contratti capestro di cooperative e appalti. Nei musei, già oggi, il 55% della custodia è esternalizzata e ora rischiano il collasso i Servizi Sociali, schiantati da una riorganizzazione voluta dall’assessore Majorino a due mesi dalle elezioni. Voci danno per certa la prossima privatizzazione di tutti gli sportelli ai cittadini, già oggi abituati ad aspettare mesi per la presa in carico di domande sociali (casa, assistenza medica, cura dei disabili) mentre anche l’assessore alla cultura Del Corno ha parlato di una inevitabile cessione a terzi, viste le norme nazionali. Forse ci siamo persi qualcosa. Ma chi ha scritto e votato tali restrizioni di legge non è forse dello stesso partito dei protagonisti del film milanese? Il teatrino continua. Seguite le prossime puntate su www.milanox.eu, una voce libera in mezzo all’informazione del taci, non cercare le fonti di notizia, non leggere le delibere, copia e incolla.