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Tahrir dà il cartellino rosso a Morsi

| mercoledì 3 luglio 2013

mburn

di Alex Foti, pubblicato originariamente su selmade.it

Continua a eruttare Tahrir, il vulcano della rivoluzione, e il suo magma di protesta popolare fa tremare non solo il presidente islamista Morsi ma tutto il bacino mediterraneo.

Il 30 giugno in occasione del primo anniversario dell’elezione di Morsi, un candidato di rincalzo che vinse solo al ballottaggio contro il candidato dell’Ancien Régime, Tahrir e tutte le vie centrali del Cairo si sono riempite come non mai, dando luogo a manifestazioni addirittura più imponenti di quelle che alla fine di gennaio 2011 rovesciarono la dittatura trentennale di Mubarak e iniziarono un nuovo corso della storia per l’Egitto e l’intero Medio Oriente.

La sede dei Fratelli Musulmani al Cairo è stata bruciata, così come tutte le sedi del partito fiancheggiatore Libertà e Giustizia con cui gli Ikwhan si presentano alle elezioni. Morsi ancora resiste alla pressione della piazza e dell’esercito, ma sarà probabilmente costretto a dimettersi dai suoi per salvare l’influenza politica degli Ikwhan sugli affari egiziani. Neanche la polizia obbedisce più al presidente.

Anche se la stampa italiana parla di pericolo di golpe, non si capisce che sono gli stessi Fratelli Musulmani a gridare al lupo perché temono di essere estromessi dal potere. L’esercito infatti si è già scottato nell’autunno 2011 con la cocentte sconfitta nella battaglia di Muhammad Mahmoud. La stretta strada che da Tahrir va verso il centro commerciale del Cairo, dove i manifestanti, per lo più ragazzi, hanno tenuto testa per mesi al governo militare (SCAF), riuscendolo a piegare. Gli scheletri dei pickup bruciati e centinaia e centinaia di metri di arte murale ricordano i martiri di questa seconda fase della rivoluzione.

Sono stato al Cairo nel marzo scorso e lì ho dovuto riconoscere quello che anche il New York Times e l’Economist scrivono oggi: la piazza e i giovani di Tahrir sono l’unica opposizione democratica esistente allo strapotere del governo islamista, che ormai gode solo di consensi nel sud rurale. Tutti i giovani di tutte le città d’Egitto vogliono la stessa cosa: un paese laico e democratico, che rispetti i diritti civili di tutti, donne in primis. L’aggressione contro di esse in piazza è opera di chi vuol mestare nel torbido, piccoli criminali legati al regime, salatifi ginofobi e altri elementi reazionari. Giovani di classe media e ultras delle squadre di calcio del Cairo sono uniti nella protesta a oltranza, che ogni giorno e ogni notte si rinnova a suon di sassi e molotov, sulla Corniche (il lungonilo) e nei pressi degli alti muri eretti per tenere i palazzi del potere (come quello di Morsi) al riparo della furia popolare.

La rivoluzione del 2011 non si è mai fermata e quello di Morsi è stato un tentativo di Termidoro andato a male. Soprattutto gli shabab Facebook che hanno portato le masse a Tahrir nel gennaio 2011 non si sono mai rassegnati alla mancata secolarizzazione del paese dopo aver rovesciato il regime di Mubarak (il suo palazzo interamente bruciato è un monito a chiunque pensa di poter governare l’egitto contro la volontà del popolo).

Comunque è stata l’incompetenza al governo a screditare Morsi, il quale ha abbracciato un programma di rigore neoliberista pur di ottenere i prestiti internazionali per puntellare il suo potere, ma così facendo ha aumentato i prezzi dei beni di prima necessità e impoverito ulteriormente gli egiziani, che sono in prevalenza giovani e arrabbiati, al contrario degli europei.

La rivoluzione egiziana è importante per il XXI secolo quanto quella francese fu importante per il XIX. Ha scatenato processi rivoluzionari in tutto il globo (Indignad@s Sol, Occupy Wall Street, Montreal, Taksim, Brazil), perché Tahrir è come la Bastiglia. La sollevazione di un intero popolo contro l’assolutismo è un vaso di Pandora che tutto travolge e che non si può richiudere. Come nella rivoluzione francese, il partito della stasi e il partito del movimento si scontrano continuamente generando una dinamica aperta a tutti gli esiti. Noi puntiamo sulla vittoria della gioventù secolarizzata araba e sulla sconfitta dell’islamismo politico, in Egitto e in tutto il Maghreb.

TAHRIRCLASHES