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Sui bordi

| mercoledì 11 giugno 2014

Sui bordi , perché la verità non sempre sta nel mezzo

suibordi

Ora che il caldo è alle porte, anzi ora che il caldo le porte le ha sfondate piazzandosi senza invito sul nostro divano, sudandoci addosso, come un obeso accaldato sui sedili della metro.
chi può fugge, chi non può suda… e sogna il mare.
Quello stesso mare che per noi è diventato soltanto una meta turistica rimane spesso l’unica via di salvezza o di riscatto per molti migranti. Le cronache continuano a documentare sbarchi, navi, gommoni che raggiungono le nostre coste.
Siamo talmente saturi di queste notizie che è difficile fermarsi a riflettere.
Un’anestesia mediatica a doppio binario. Che sfocia nella pornografia del dolore quando le navi affondano rendendo il mediterraneo un cimitero blu. E in rigurgiti razzisti quando le navi arrivano e i migranti vengono stipati nei cpt, cie o simili.
A provare a rompere questo circuito, fornendo una visione differente ci prova  il film di Francesca Cogni, filmaker illustratrice artista visiva, con un film che non è un film, con una storia sugli uomini e donne che affrontano la profondità del mare senza uomini e senza donne, ma con i loro oggetti, con le animazioni realizzate raschiando la pittura ad olio, come i graffiti raschiati sui muri dei cpt, e con i video girati dagli stessi migranti e trovati su youtube.
Senza audio se non i rumori delle onde, i rumori del motore delle barche.
Il film frutto di un lavoro di ricerca durato 4 anni , è distribuito in licenza creative common e potete vederlo direttamente qui sotto, mentre per maggiori informazioni anche per sostenere questa autoproduzione qui il link al blog suibordi.wordpress.com .