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Stonarsi è Antitumorale

| martedì 21 gennaio 2014

CannabiSativa

by Red Proof

Sono sempre più ormai le evidenze scientifiche che attestano come tra i 421 composti chimici della pianta di cannabis ve ne siano molti dalle dirette proprietà anti-tumorali: una ponderosa messe di studi e test di laboratorio qui a dimostrare che la marijuana è una cacciatrice puntuale di cellule cancerogene: un missile intelligente capace di eliminarle selettivamente istruendo le cellule malate ad auto-eliminarsi, lasciando al contempo intatte quelle sane, in particolare per quanto riguarda i carcinomi al cervello, alla mammella, prostata, polmoni, al colon, nel linfoma Non Hodkin e leucemie. Già nel 2010, il National Cancer Institute – organo federale degli Stati Uniti – pubblicava sul proprio sito ufficiale che i potenziali benefici della cannabis medica per le persone affette da cancro includono effetti antiemetici – stimolo dell’appetito, diminuzione di nausea e vomito (tipici della chemioterapia) – unitamente a un calo del dolore e un sonno migliore, giungendo alla conclusione che nella prassi oncologica integrativa un medico può raccomandare la cannabis medicinale non solo per il controllo dei sintomi ma inoltre per il suo possibile effetto anti-tumorale diretto. Effetti anti-proliferanti delle cellule cancerose; anti-angiogenesi che impediscono al tumore di sviluppare nuovi vasi capillari affinché cresca e si sviluppi; anti-metastici che non permettono alle cellule malate di propagarsi ad altri tessuti. Infine, un effetto apoptotico, la capacità cioè dei cannabinoidi di accelerare la morte di eventuali cellule anomale senza intaccare quelle circostanti. Fatto quest’ultimo recentemente provato dal laboratorio californiano di ricerca Seth. E un’altra ricerca dell’università della California, passati al setaccio circa seicento casi di neoplasie polmonari ha dimostrato che la loro incidenza sulle persone che fumano cannabis, anche pesantemente (ogni riferimento a chi scrive è puramente casuale…), è inferiore all’incidenza sulle persone che fumano sigarette o manco fumano. Manuel Guzmàn, docente di biochimica e biologia molecolare all’università di Madrid e ricercatore molto accreditato presso la comunità scientifica, dopo dieci anni di studi sulla cannabis medica ha scoperto l’effetto induttore dei cannabinoidi sulla morte delle cellule tumorali, unito a un effetto inibitore sulla loro crescita e moltiplicazione. Robert Melamede, botanico dell’università di Colorado Springs, confrontati gli effetti cancerogeni del tabacco e della cannabis, ha concluso che quest’ultima produce un’azione anti-tumorale sul polmone, riequilibrandone il sistema biochimico con l’eliminazione delle cellule malate. Uccidere le cellule neoplastiche proteggendo quelle sane – evitando così i danni collaterali prodotti della chemioterapia, per quanto più mirata e selettiva possa essere, e della radioterapia – è ovviamente di fondamentale importanza per la cura di qualsivoglia tumore, ma particolarmente per quelli di natura cerebrale, e ciò per via della barriera sangue-cervello, che protegge l’organo dall’intromissione di agenti esterni portati dal sangue, in quanto la proprietà eccitante dei cannabinoidi – unita alla loro natura grassoccia e scivolosa – fa sì che essi possano penetrare le cellule neoplastiche attraversandone con facilità la membrana protettiva. A tal proposito, prove di laboratorio hanno dimostrato che in un numero significativo di topi e cavie cui erano stati iniettati cannabinoidi, il tumore al cervello è regredito e finanche completamente sparito, senza che ciò abbia minimamente alterato il sistema nervoso intorno. “Ho sempre creduto nelle proprietà contenute nei derivati della cannabis. Questa è una strada mai esplorata a causa di condizionamenti psicologici. La fonte universitaria è molto seria”, affermava nel 2012 Umberto Veronesi, a commento del risultato delle ricerche di laboratorio effettuate sul cannabidiolo (Cbd) e la sua capacità di bloccare il gene che provoca la diffusione delle metastasi del cancro al seno e di altre forme tumorali, effettuate presso il California Pacific Medical Center Research Institute e pubblicate sulla rivista “Molecular Cancer Therapeutics”, nella speranza che il cannabidiolo diventi una valida alternativa alla chemioterapia, eliminandone gli effetti collaterali immediati, a medio e lungo termine, unitamente ai rimarchevoli effetti tossici del cis-platino, un agente estremamente potente che non sapendo tuttavia discernere tra cellule sane e cancerose, le colpisce tutte indiscriminatamente, al contrario della cannabis intelligente.