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Steve Jobs RIP (mentre i cinesi si suicidano a fare iPhones)

| domenica 9 ottobre 2011

Diamo anche noi di MilanoX il nostro saluto a Steve Jobs, former Ceo, co-fondatore e frontman della Apple Computers inc., morto il 5 ottobre all’età di 56 anni di tumore al pancreas

di Daniele Salvini

L’elenco delle cose fatte dall’uomo è lungo ed entusiasmante. Imprenditore decisionista e carismatico, ha lasciato che il suo volto (ed ora la sua ombra) diventassero un icona collegata al successo della sua azienda: dinamica, efficiente e di bell’aspetto. L’elenco delle cose buone fatte dall’uomo è grande: lo possiamo ricordare come il brillante inventore e imprenditore, fondatore della Apple, della Pixar Animation, di NeXT, il divulgatore dell’uso del mouse. Lo ricordiamo anche per le cose che meno ci appassionano, un avido raccoglitore di brevetti, membro del direttivo e azionista della Walt Disney Company, brusco e aggressivo lavorativamente coi sottoposti. Outsourcer spietato nelle fabbriche cinesi dove i suicidi sono così frequenti, che hai nuovi operai fanno firmare contratti che contengono penali per chi si toglie la vita.

La maggior parte delle cose che ha fatto, avendo una ricaduta mondiale, si sono rivelate a doppio taglio. Ha imposto un modello distributivo chiuso come l’iTunes che allo stesso tempo ha però imposto alle case discografiche un abbassamento dei costi di vendita. Ha creato una liberale casa d’animazione come la Pixar e poi l’ha ceduta a Disney. Ha sparpagliato per il mondo un telefonino dalle eccezionali prestazioni (iPhone), usando però come modello quello del “Walled Garden” il giardinetto recintato dentro il quale l’utente deve stare. Sicurezza in cambio di libertà, che è ancora il modello di vita ufficiale di questo inizio di millennio.

L’uomo ha avuto una vita intensa, studente nella California degli anni ’70, miliardario self-made, buddhista, tecnico all’Atari, investigatore di droghe psichedeliche, saccheggiatore di miti (la mela morsicata) e del loro abile riutilizzo; appassionato di musica, soprattutto dei Beatles, da cui il nome della ditta, padre di tre figli, studioso di calligrafia (avete presente i Font della Macintosh negli anni ’90, vero?), pescetariano, abilissimo venditore di sogni: “Vi farò vedere perché il 1984 non sarà come 1984” disse nel presentare una nuova linea di microcomputer (il Macintosh) nell’84, usando il titolo del libro di Orwell per presentare il suo prodotto come portatore di libertà, contrariamente a quelli concorrenti.

Il mio personale ricordo non può che essere affettuoso, ho avuto il primo Mac nel 1996, appena finita la scuola di cinema: si trattava di mettersi in due e dividere la spesa per comperare una centralina di montaggio analogica (20 milioni di lire) per smettere di montare coi due registratori Vhs collegati in scart premendo Rec-Pause-Rec. Fu allora che il maestro di cinema mi suggerì di dare un occhio al montaggio digitale. Comprammo in due un Macintosh Performa 6400 con 2,4 Gb di disco e 24 di Ram con processore a 200 Mhz. Dotato di scheda acquisizione video della Avid per la bella cifra di 6 milioni di vecchie lire. I fratelli e sorelle videomaker più ricchi usavano Media 100, un software professionale che egualmente girava su piattaforma Macintosh, noi abbiamo usato per anni Avid Cinema, colle sue bande audio-video coloratissime e le maniglie colla manina per accorciare le clip. Ne valse la pena e fummo trasportati, come probabilmente altri dopo di noi lo sono stati dall’iMovie, in un meraviglioso mondo user-friendly dove pensare una cosa e farla avveniva nello stesso giorno. Facile da usare. Ero un evangelista Mac, come si diceva allora, e cercavo di convincere la gente attorno a me di quanto era bello e utile il Mac, raccogliendo sputacchi dagli utenti Windows che ribattevano puntualmente i seguenti punti: costa troppo e c’è poco software disponibile; per non parlare dei giochi, che escono tutti per Windows. In ogni caso mi diede uno strumento nel momento in cui ne avevo bisogno, pure facendomelo pagare, certo.

Circolava allora la leggenda che egli leggesse personalmente tutte le email inviate all’indirizzo steve@apple.com, e tutti abbiamo conosciuto qualcuno che pretende di aver ricevuto una sua risposta, alimentando il mito dell’uomo iperattivo e geniale che non dorme mai e che si occupa personalmente di ogni minuzia.

Gli auguriamo adesso un buon riposo, e auguriamo buon lavoro al suo collega e amico Steve Wozniak. Steve Jobs non era solo per quanto riguarda la Apple, il co-fondatore Steve Wozniak è stato l’ingegnere programmatore che ha realizzato i prototipi dei Macintosh. Amatissimo dalla comunità degli smanettoni per i quali è semplicemente “the Woz”, continua la sua carriera all’interno della Apple inc.

Lasciamo a lui l’ultima parola per ricordare il suo amico e collega Steve Jobs. In questo video lo ricorda come l’uomo delle idee. Una persona capace di grande pensiero creativo.