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Stangata Infanzia: tariffe comunali su fino al + 100%

by Stefo Mansi | domenica 30 aprile 2017

‘Milano Amica dei Bambini’ l’avevano pomposamente chiamata i responsabili politici del Comune di Milano lo scorso marzo 2016, durante il convegno nazionale ‘Dire Fare Educare’ che si era proposto l’ambizioso traguardo di ‘costruire una comunità educante’. Chi avrebbe immaginato che da quel summit così ‘smart’ sarebbe scaturita la più pesante stangata sulle tariffe dei servizi educativi mai registrata al Comune di Milano? Stiamo parlando delle quote di iscrizione di Nidi e Scuole d’Infanzia, centri estivi e colonie, una delle eccellenze ‘storiche’ del Comune di Milano, fino a ieri frequentati indifferentemente dal figlio del migrante di piazzale Selinunte così come dalla bimba del creativo dell’Isola, in un amalgama di fondamentale importanza per la costruzione della Milano di domani. I rincari, secondo alcuni calcoli basati sulle tariffe relative alle casa vacanza del 2016, sono fino a + 133%. Ecco le voci di quella comunità che si voleva ‘educante’ ma si ritrova ‘pagante’: le nuove tariffazioni adeguate a più di 20 fasce Isee (l’indicatore di reddito) fotografano una ricchezza presunta, non certo la condizione reale di migliaia di nuclei famigliari milanesi . Il panico generato tra i genitori ha costretto il Settore Educazione a spostare la data di presentazione delle domande, prevista per il 30 aprile al 21 maggio, mentre le educatrici impegnate nei turni (molte delle quali anch’esse mamme con figli da curare) non sanno ancora come organizzare il mese di luglio. ‘Io sono un precario’, scrive Giovanni della Bovisa sul web, ‘E guadagno circa 45.000 euro lordi l’anno. Mia moglie lavora saltuariamente e guadagna meno di 3000 euro l’anno. Tasse, mutuo e spese varie…a fine mese ci restano 1400 euro in due per vivere,  quando va bene. Come possiamo sopportare un aumento delle due settimane di colonia da 168 euro dello scorso anno ai 240 a figlio di quest’anno? (+50% di aumento). E tutte le altre 5 settimane in cui resta chiuso l’asilo dove li porto i miei bimbi? Cazzo credono che siamo ricchi?’. Gli incontri del convegno organizzato da Comune e Ufficio Scolastico Regionale erano stati organizzati presso diverse location (la principale era La Fabbrica del Vapore ma appuntamenti si sono tenuti anche al WeMake di via Stefanardo da Vimercate, in foto) tra dotte elucubrazioni, professoroni e ‘tavoli di lavoro’: dietro a migliaia di paroloni (li trovate nei documenti del sito internet del Comune Direzione Educazione, nascoste tra le pieghe delle ‘Linee Guida Pedagogiche’ o in ‘Milano Città Educativa’) c’era una sorpresa avvelenata per i tanti genitori milanesi che stanno da giorni sfogando la propria rabbia sul web tra gruppi di what’s up di classe e gruppi di facebook. Solo un cieco potrebbe scambiare l’indignazione che traspare da quelle parole come ‘populismo’, e solo redazioni di quotidiani milanesi particolarmente ‘disattente’ potevano ignorare quasi completamente un risentimento così diffuso. ‘Serve una responsabilità condivisa sull’educazione da parte di tutti e un’offerta formativa, culturale, educativa capace di uscire dai confini fisici delle scuole per permeare la città (…)’ si legge tra i documenti del convegno, così aulici e ricchi di concetti importanti. ‘Quest’anno, per la prima volta da sempre non potremo mandare i nostri bimbi in colonia’, ci spiega Alessandra, 36 anni, grafica di Trenno che insieme al marito mette insieme 50.000 euro l’anno (lordi) ma ne paga 600 di mutuo e ha un reddito variabile dovuto alla precarietà (e alla tassazione penalizzante dovuta ai 3 cud come cocopro). ‘Ma non si rendono conto che 1300 euro al mese è uno stipendio da poveri nella Milano città vetrina del 2017? Certo, anch’io ho votato a sinistra, se di sinistra si può parlare, turandomi il naso per Sala, ma aumenti del genere non me li sarei mai aspettati per famiglie come la mia con due figli che non nuotano di certo nell’oro’. ‘Va beh’, ribatte Francesca 45enne di Lambrate, ‘il servizio però è migliorato, i periodi coperti più lunghi…’ E invece no. Per le primarie (le ex scuole elementari) seppur non di competenza del Comune, restano scoperte ben 3 settimane critiche. Quella dal 7 al 14 giugno (le scuole chiudono subito dopo il ponte del 2) quella dal 25 luglio (un martedì) al 28 e la prima settimana di settembre. Ben 3 settimane senza servizi alla faccia dell’aiuto ai tempi di vita-lavoro della città che ‘non dorme mai’, specie per le giovani mamme spesso a reddito discontinuo; l’area metropolitana necessiterebbe di una vera riforma dei servizi educativi, non solo aumentando le loro tariffe. Ai tempi di ‘Dire Fare Educare’ l’assessore era Cappelli, un fedelissimo di Pisapia, oggi sostituito da Anna Scavuzzo, vicesindaca renziana scout del PD: il cambio però non si è avvertito, anzi.

‘Il percorso partecipato della Comunità educante’ ha prodotto un salasso proprio per quella classe media che compone la maggioranza della città che abita fuori della circonvallazione. ‘Se volevano creare dei ghetti ci sono proprio riusciti’, ci racconta un dipendente del Comune che preferisce mantenere l’anonimato. ‘Già gli scorsi anni, strutture degradate come Pietra Ligure ospitavano ad Agosto più del 90% di bambini di famiglie non paganti, in alcune settimane la situazione che si creava non era certo di scambio/condivisioni di esperienze/realtà/culture differenti. Le tariffe così costruite disincentivano tutte le famiglie con più di 1300 euro di stipendio al mese a componente e sappiamo tutti quanto sia veritiera la certificazione Isee… E’ davvero disarmante per noi dipendenti vedere fino a che punto è scaduta la qualità del servizio in questi ultimi 15 anni, e non solo per la mancanza di bagni per disabili, dell’assenza di recinzioni anti-intrusi, delle strutture fatiscenti. Nelle strutture siamo ormai meno della metà del 2001 con evidenti riflessi sulla qualità dei controlli alla cooperativa che gestisce il servizio (la doc di Torino che ha vinto per la seconda volta l’appalto n.46/2016 lo scorso ottobre). L’effetto della nuova tariffazione sui modelli Isee inoltre, punisce fortemente le residue famiglie ‘tradizionali’, più diffuse in periferia e nei quartieri popolari di Milano, mentre ‘regala’ inaspettati vantaggi alle coppie di fatto con uno dei genitori residente in altra abitazione con Cud non rientranti nel nucleo famigliare. In molti poi approfittano della mancanza di controlli sui redditi e le proprietà effettive, mentre il Comune ha già dovuto spostare la data di presentazione dell’Isee coi C.a.f. intasati di richieste.

La scelta del Comune di Milano, spiegata dalla Vicesindaca Anna Scavuzzo e dal presidente Limonta durante una Commissione educazione dello scorso Marzo, unitamente al bilancio preventivo del Settore Educazione, sta avendo degli effetti molto pesanti sulle scelte delle famiglie milanesi, facendo perdere il carattere di universalità del servizio pubblico comunale, trasformato da diritto sociale in servizio a pagamento. Centinaia di bimbi, in queste ore, vengono dirottati verso strutture private più economiche o centri estivi degli oratori. Un bel risultato per chi si vanta dell’ ‘Inclusione Sociale’ mentre delibera aumenti di tariffe che dividono i piccoli milanesi con conseguenze facilmente immaginabili nel medio-lungo periodo.