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Spara in Tribunale e Uccide Giudice, Avvocato e Coimputato: "Mi Volevo Vendicare"

| venerdì 10 aprile 2015

di Luca Fazio

Milano. L’omicida, Claudio Giardiello, imputato di bancarotta, ha ucciso a colpi di pistola un giudice, un avvocato e un coimputato. E’ entrato a Palazzo di Giustiza con un’arma in tasca esibendo un tesserino qualunque e dopo la strage è riuscito a scappare in moto fino a Vimercate, dove è stato arrestato dai carabinieri. Infuriano le polemiche sulla sicurezza di uno dei luogi simbolo non solo della giustizia. Il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati deve ammettere: “Le falle nel dispositivo di sicurezza evidentemente ci sono state”

Voleva ven­di­carsi per­ché lo ave­vano rovi­nato. E ha scelto di farlo a Milano nel luogo che dovrebbe essere sim­bolo dell’inviolabilità e della sicu­rezza: Palazzo di Giu­sti­zia. L’uomo che ha com­piuto la strage si chiama Clau­dio Giar­diello, ha 57 anni, è tito­lare della società Magenta Immo­bi­liare e ieri mat­tina alle 11 era in un’ aula del terzo piano per rispon­dere di ban­ca­rotta frau­do­lenta. Incre­di­bile che sia riu­scito ad arri­varci armato di una pistola Beretta cali­bro 7.65 con due cari­ca­tori pieni.

Dei trenta colpi a dispo­si­zione ne ha uti­liz­zati tre­dici. Tre per­sone sono rima­ste uccise: l’avvocato Lorenzo Alberto Cla­ris Appiani, 37 anni, il com­mer­cia­li­sta Gior­gio Erba, coim­pu­tato nello stesso pro­ce­di­mento, e Fer­nando Ciampi, 72 anni, giu­dice della seconda sezione fal­li­men­tare del Tri­bu­nale di Milano. Le vit­time pote­vano essere molte di più. L’omicida ha anche ferito Davide Limon­gelli, suo socio affari, e spa­rato alcuni colpi a vuoto con­tro il pm Luigi Orsi che rap­pre­sen­tava l’accusa. La sequenza da film che ha lasciato Milano col fiato sospeso è durata poco più di un’ora, lo spa­ra­tore è stato inter­cet­tato e bloc­cato vicino a un cen­tro com­mer­ciale di Vimer­cate, a circa 20 chi­lo­me­tri dal tribunale.

Gli spari cin­que minuti dopo le undici. In quel momento, in Pre­fet­tura, a meno di un chi­lo­me­tro dal luogo della strage, alla pre­senza del mini­stro degli Interni Alfano, si stava tenendo un ver­tice nazio­nale sulla sicu­rezza in vista dell’Expo. Com­pren­si­bile lo sgo­mento gene­rale e l’imbarazzo delle isti­tu­zioni tutte. Dal pre­si­dente della Repub­blica Mat­ta­rella fino all’ultimo usciere del Palazzo di Giu­sti­zia più sor­ve­gliato d’Italia. Un luogo che, invece, poteva essere vio­lato da chiun­que. Mai suc­cesso prima, ha detto il pro­cu­ra­tore capo di Milano Edmondo Bruti Libe­rati, ma un’altra cosa l’ha dovuta ammet­tere: “Le falle nel dispo­si­tivo di sicu­rezza evi­den­te­mente ci sono state”. Quali lo sta­bi­lirà il pro­cu­ra­tore di Bre­scia Tom­maso Buo­nanno, tito­lare delle inda­gini. Il caso è sem­plice da risol­vere: i fil­mati delle tele­ca­mere diranno chi non ha fer­mato Giar­diello. L’azienda che si occupa di vigi­lare agli ingressi del tri­bu­nale è la All System, la stessa che ha vinto l’appalto per il sito dell’Expo.

Come è entrato? Forse nella maniera più sem­plice. “E’ pos­si­bile — ha spie­gato Bruti Libe­rati — dall’ingresso di via Manara pre­sen­tando un docu­mento falso, lì non c’è metal detec­tor per­ché è un ingresso riser­vato al per­so­nale della giu­sti­zia e agli avvo­cati. Basta pre­sen­tare un docu­mento in una cor­sia riser­vata”. Una leg­ge­rezza banale ma grave. Tutto ciò, in poli­tica, si tra­duce in un coro di “inam­mis­si­bili falle nel sistema di sicu­rezza” e nel governo che si dice “pronto a rife­rire in aula”.

Misteri ce ne sono pochi. Dopo aver eluso la sor­ve­glianza con un docu­mento falso, l’imprenditore sale al terzo piano ed entra nell’aula dove si tiene il suo pro­cesso per fal­li­mento. Imme­dia­ta­mente spara nel petto al gio­vane avvo­cato Lorenzo Alberto Cla­ris Appiani, quindi rivolge l’arma con­tro il suo coim­pu­tato Gior­gio Erba (morirà poco dopo al Poli­cli­nico) e feri­sce gra­ve­mente un terzo uomo, Davide Limon­gelli (suo nipote). Poi esce dall’aula, scende al secondo piano e si infila nella stanza del giu­dice Fer­nando Ciampi, il quale era stato citato come testi­mone al pro­cesso poi­ché in pre­ce­denza aveva emesso una sen­tenza per il fal­li­mento di una società col­le­gata alla ban­ca­rotta della Magenta Immo­bi­liare. Anche la fuga ha dell’incredibile. In quel momento l’uomo è brac­cato, tutti hanno sen­tito gli spari, nel tri­bu­nale è il caos, c’è chi scappa a chi si bar­rica nelle aule, in strada si river­sano cen­ti­naia di per­sone. Eppure Clau­dio Giar­diello esce, inforca il suo scoo­ter e si dirige verso Bru­ghe­rio (Brianza). Dove risiede. Non una fuga dun­que. Secondo i cara­bi­nieri che lo fer­mano, voleva ucci­dere un altro uomo che sarebbe stato respon­sa­bile della sua bancarotta.

Come può un uomo dispe­rato e senza un piano scap­pare in que­sto modo dopo aver ucciso tre per­sone? Il pro­cu­ra­tore capo Bruti Libe­rati quasi non ci sta a rispon­dere: “Tutto si è svolto nel giro di qual­che minuto e la cat­tura è avve­nuta in tempi stret­tis­simi”. Lo con­ferma un gene­rale dei cara­bi­nieri: “Le cose pro­fes­sio­nal­mente sono andate bene, la catena di rispo­sta ha fun­zio­nato”. Spie­ga­zioni che non bastano per pla­care le pole­mi­che sulla scarsa sicu­rezza di un luogo che da oggi non sarà mai più come prima. L’omicida, infatti, dopo aver ucciso ha per­corso tre piani senza incon­trare agenti di poli­zia ed è riu­scito addi­rit­tura a lasciare Milano. In que­ste ore non c’è niente di più facile che rac­co­gliere testi­mo­nianze allar­mate di chi lavora a Palazzo di Giu­sti­zia, tutti sono scon­volti e rac­con­tano epi­sodi che fanno pen­sare a una strut­tura colabrodo.

Ma chi è Giar­diello? Nato a Bene­vento nel 1958, lavora nel set­tore dell’edilizia ma da diversi anni le sue aziende sono entrate in crisi. La prima è fal­lita nel 2008, la seconda nel 2012. Sem­bra che il bilan­cio della società Magenta fosse in pas­sivo di quasi 3 milioni di euro. Un avvo­cato che lo ha avuto come cliente, lo descrive come un sog­getto irruento e dif­fi­cile da gestire. La sua ex moglie è scioc­cata: “Mai avrei pen­sato che fosse così dispe­rato, non imma­gi­navo che potesse fare una cosa simile”.

(foto ansa)