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SOFFOCAMILANO: AUMENTI & MICROPOLVERI

Stefano Mansi | mercoledì 27 novembre 2019

Non serve essere scienziati per capire. Basta il dato delle centraline di rilevamento Arpa poste come quella in via Juvara/Pascal (Città Studi) nel territorio di Milano del 27 febbraio 2019, lo scorso inverno. Dopo sole 7 settimane dall’inizio dell’anno, Milano aveva già superato i limiti di legge annuali per i veleni nell’aria. Ozono, biossido di zolfo, Biossido d’azoto, P.M.10, questi i nomi tossici delle particelle inquinanti che ammorbano l’aria della nostra città, così come di tutta la Pianura Padana, per molti mesi l’anno. N02 sopra i limiti, S02 che ristagna dall’Olona al Lambro, PM10 e PMT abbondanti tra novembre e gennaio: sono i dati di una catastrofe ambientale che porta Milano ai vertici delle classifiche delle città con l’aria peggiore d’Europa.

Non è colpa di nessuno se la Padania è una conca mefitica, ma qualcosa può essere fatto, specie se l’azienda dei trasporti macina milioni di euro di utili ogni anno: non di certo aumentare il costo del trasporto pubblico. A fronte ai numeri della qualità dell’aria di Milano, accompagnati dagli appelli di tutti i pneumologhi dei principali istituti ospedalieri cittadini sulla gravità della situazione per patologie respiratorie e tumorali correlate, il Comune di Milano ha pensato bene di raddoppiare in in 8 anni il costo del trasporto pubblico: il biglietto singolo fino al giugno 2011 costava 1 euro, dal 15 luglio 2019 2 euri tondi un +100% (percentuale unica in Europa) che pesa non solo nelle tasche ma soprattutto sui polmoni dei milanesi. In prima battuta sull’apparato respiratorio dei più deboli, i bambini e gli anziani. In misura ancora maggiore per quelli senza seconda casa e skipass incorporato, i ceti popolari costretti a convivere 365giorni l’anno con l’inquinamento dell’aria di Milano.
Ma c’è una sorpresa, amara per chi comunque compra gli abbonamenti.

La delibera al voto in Consiglio Comunale infatti, nonostante dichiarazioni e articoloni, al contrario di quello che aveva capito anche il signor Mario del Giambellino e la sciura Teresa della Comasina, non comprende aumenti solo per gli ‘utenti occasionali’ o i ‘turisti’ che sciabattano in infradito tra Montenapo, via Dante e il Duomo. I rincari colpiscono anche gli abbonamenti, quelli utilizzati soprattutto da lavoratori precari, part time e temp workers, in particolar modo il settimanale che schizza da 11,3 euro a 17, un aumento di 5,3 euri la settimana. Ma come, non ci avevate spiegato che le misure non toccavano chi usa abitualmente i mezzi pubblici? E allora perchè anche il mensile passa da 35 a 39 euro? Gli aumenti non fanno differenze di ceto, colpiscono tutti indistintamente tranne disoccupati e Isee sotto i 6000 euri che potranno viaggiare con un abbonamento di soli 50 euri l’anno, ma non graveranno di certo solo sui turisti. La possibilità di timbrare il biglietto più volte sulla metro entro i 90 minuti non cambia di molto l’entità del salasso: ok l’annuale resta a 330 euro ma questo abbonamento copre solo il 17% di utenti, difficile ammortizzare il costo di un annuale quando lavori 6/8 mesi l’anno.

Si salvano solo i minori di 14 anni che potranno viaggiare gratis indipendentemente dal reddito dei genitori, perchè anche alle granny (abbonamento donna senior) viene alzata l’età per ottenere abbonamenti scontati, dai 60 ai 65. Anche per gli under 27 (prima era 26) il mensile resta a 22 euro, indifferente se il ragazzo è un figlio di papà facoltoso fuoricorso o un giovane proletario. Stupisce nel dibattito sul Si/No agli aumenti, trasformato in una becera disputa politica su Si/no alla Giunta Sala, la totale scomparsa delle ragioni ambientaliste sottomesse alla dura (ma taciuta) realtà del project financing, il meccanismo che solo nel 2023 costerà al Comune di Milano ben 220 milioni di mutuo per la M4. Non stiamo parlando di anticaglie come il ‘carovita’, ‘il caroprezzi’ o ‘l’inflazione’, che saranno anche concetti vecchi ma che spiegano meglio dei tanti inglesismi vacui gli effetti dei rincari sulle economie dei ceti meno abbienti: ma di qualcosa infinitamente più importante, la nostra salute.

Le ragioni dei polmoni spariscono completamente, oscurate dalle tabelle in excel del progetto NEXT Milano, una società mista pubblico/privato con dentro Comune e a2A, Igp Decaux e Hitachi che secondo gli esponenti di MilanoInComune darà il via alla privatizzazione di ATM con l’aumento di liquidità dovuto agli aumenti. Il consiglio comunale, viste le vibrate proteste quasi interamente da ascrivere all’opposizione (e la sinistra, i movimenti precari, ‘l’onda verde ambientalista’ dove cazzo sono?), ha deliberato alcune minimodifiche rispetto al netto aumento del singolo. Gli aumenti contengono poi un’altra chicca nascosta da tutti i media: nonostante il sovrapprezzo consistente, alla faccia della Città Metropolitana e della mobilità della Milano 2030, i nuovi abbonamenti non saranno validi a Sesto o a Cernusco: dovrete aggiungere altri 2 euro per andare a vedere una partita di basket al Forum o nella vostra nuova Università a Rho. Oggi da Loreto a Sesto Rondò si paga 1,60, da domani comunque 2 euro.

E la contropartita che giustifica il salasso? Vale solo per chi abita nei comuni della prima cintura (Sesto, San Donato, Pero, Rho, etc) che con 2 euri potranno andare a Milano, oggi 1,95, e avranno abbonamenti aumentati ma con meno differenze rispetto ad oggi rispetto ai residenti a Milano. Il dibattito in consiglio comunale ha partorito dei topolini: nulla da fare per l’estensione degli abbonamenti aumentati almeno all’intera rete metro’ mentre dal 2020 parte il biglietto da 1.40 per corse brevi (5 fermate di metro max) e si potra’ scontare l’annuale del 10% cioe’ 297 al posto di 330 euro per abbonamenti pluriennali. Restano le riduzioni per disoccupati e isee sotto i 6.000 euro a 50 euro l’annuale e le riduzioni per chi ha più di 65 anni e un isee tra i 16 e i 28.000 euro, mentre l’abbonamento è gratis per gli over 65 co isee sotto i 16.000 euro.
Caduta anche la giustificazione (parziale) degli aumenti con l’estensione della validità degli abbonamenti a tutta la rete metropolitana, in molti si chiedono: Ma non era forse meglio raccontare ai cittadini la verità? Volete le due metrò viola e blu in più? Volete il metrò a Baggio, la viola e la rossa a Monza? Semplice, dovete pagarvele. Spesso è meglio dire quello che viene ripetuto a menadito durante i consigli di amministrazione e tra i dirigenti del settore Mobilità, nella stanze della Direzione Bilancio e al primo piano fronte piazza San Fedele, ma che non trova spazio su nessuno dei molti media-megafono della Giunta Sala, da MilanoToday al Tgr Lombardia, dalle pagine FB del Comune al CorrieRepubblica fino ad arrivare al Milanese Imbruttito, Urban Files e a MilanoCittàStato: la verità.

Tàches al troll

La tabella mostra coi numeri e non blabla l’entità dei rincari. Gli aumenti non colpiscono turisti o chi usa saltuariamente i mezzi ma chi è obbligato ad prenderli spesso come i lavoratori precari. Il settimanale, il più diffuso tra i lavoratori intermittenti, ha un rincaro superiore al 40%. Per assurdo, resta invariato il costo dell’annuale, pagato da molte aziende per gli indeterminati come welfare accessorio. Anche i mensili aumentano più dell’11% da 35 a 39 euro, e salta il ridotto per le donne sopra i 60 anni. Dal 15 luglio in poi bisognerà avere 65 anni come gli uomini per poter avere un abbonamento ridotto, mentre appare limitato l’effetto dei nuovi sconti. L’uso gratuito dei mezzi per i ragazzi fino ai 14 anni anche se non accompagnati, e l’aumento da 26 a 27 anni dell’età massima per avere diritto ai mensili scontati (22 euro). Briciole mentre Milano soffoca di smog.

Prima Dopo Variazione

Mensile 35 39 +48 euro annue
Settimanale 11,3 17 +22,8 euro al mese
Singolo 1,5 2 +0,5 a corsa
carnet 10 corse 13,8 18 +4,2 a carnet
Giornaliero 4,5 7 +2,5 al giorno

Riduzioni
prima dopo
Under 14 gratis accompagnati gratis da soli
Mensile under 26 22euro under 27 22 euro
Annuale under 26 200 euro sotto i 27 anni 200 euro
annuale donna dai 60 anni ordinario 300 sopra i 65 anni 300 euro