Oggi, 26 marzo, sono passati ben 34 giorni dal primo decesso per coronavirus a 40 km da Milano. 32 giorni dalla chiusura di nidi e materne, un sacco di tempo in cui i bimbi di Milano sembrano essere scomparsi dai radar di chi ci governa, dai mille post dei politici e da tutti i titoloni dei giornali. Direttive sui runner, teorie sulla diffusione del virus, avvisi su chi deve portar fuori il cane, post su turni in posta e sui libri a domicilio, dettagliate disposizioni per spesa, pensione, spostamenti. Oggi il Corriere da addirittura voce a chi chiede di riaprire i servizi pubblici dell’edilizia, a chi vuole riaprire i cantieri, ma ai bimbi reclusi in casa chi ci pensa? Mentre molte scuole statali già da 2 settimane si sono attrezzate con gruppi di whatsApp e registri digitali per sopperire, almeno in parte, alle necessità della famigli e alla voglia di non sentirsi abbandonati dei bambini, al Comune di Milano tutto tace.

Nella smartcity che sino a un mese fa era un Modello Milano dove i ritmi inpensabili dettavano lo scandire della #milanononsiferma tutto sembra essere fermo per i più piccoli. Non mancano gruppi di whatsapp, mailing list, ma senza una direttiva dell’alto nessuno di muove, se non in modo scoordinato e alla ‘si salvi chi può’. E così che G. una educatrice di zona 9 che ha ideato i cartelloni fuori dal cancello della materna, e poi M. zona Farini che sta mandando in autonomia alle mamme delle filastrocche da far sentire ai bambini coi vocali di whatsapp insieme ai saluti della maestre. S. del Giambellino, invece, sta mandando delle fiabe e i saluti della maestre coi vocali che le mamme fanno poi sentire ai bambini che fino al 21 febbraio passavano 8 ore 8 per 5 giorni alla settimana con volti, sorrisi e educatrici che non vedono più da un mese.

Mentre decine di multinazionali con sede a Milano sono attive già dal 24 febbraio con lo smart working e diversi settori comunali, come l’Urbanistica, hanno attivato in meno di una settimana la protocollazione on line, migliaia di bambini restano in un limbo pericoloso: non hanno più notizie delle loro sezioni, dei loro amichetti, delle loro maestre da più di 1 mese! Una insopportabile negazione del diritto alla continuità educativa, principio alla base di tutte le leggi che hanno dettato i tempi dell’educazione in Italia, dalle Indicazioni Nazionali per il Curricolo dell’Infanzia del 2012, al decreto ministeriale del 1991 sugli orientamenti delle materne. Per non parlare dei principi enunciati pomposamente dal Comune sulla carta dei Servizi e sui documenti di milano Città Educativa. Paroloni e concetti che restano sulla carta, proprio nel momento in cui ce ne sarebbe più bsogno per i bambini: durante la peggiore crisi vissuta da Milano dai bombardamenti del 1943-1944 che aveva visto la strage più pesante per l’infanzia milanese, l’eccidio di Gorla. Quindi #sveglia geni della #smartcity. Va bene dotare costruttori e fondi immobiliari di strumenti digitali per presentare planimetri e pratichee edilizie nonostante i cantieri siano chiusi. I desideri e le emozioni dei bambini milanesi, specie di quelli che non possono godere di una genitorialità educativamente attiva, e non sono pochi a vivere questa condizione specie nelle sterminate periferie milanesi, ne hanno disperato bisogno.