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Silvio è vivo e lotta insieme a noi

| mercoledì 22 giugno 2016

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Se c’è un dato significativo nelle amministrative di qualche giorno fa è che la Lega ha preso una legnata epica. L’apprendista ducetto Salvini, tutti i giorni in tv ad abbaiare contro gli immigrati o a ingozzarsi di salsicce alle feste della Lega (tanto che al parlamento europeo quasi non sanno chi sia, nonostante riceva uno stipendio di 7000 euro al mese più indennità varie) a Milano ha raccolto un risultato misero, in linea con quelli dell’ultima lega di Bossi e figli, quando il partito era alla bancarotta politica.
In più, il “le Pen de noantri” è pure riuscito a perdere la roccaforte della Lega, Varese, l’epicentro dell’infezione razzista-celodurista, da più di 20 anni governato dalla consorteria di Bobo Maroni.
Pare insomma che la svolta lepeniana non abbia portato i suoi frutti, manco imbarcando sul carroccio fan del terzo reich come il venticinquenne Pavesi, eletto però nell’ottavo municipio milanese.
Aria di maretta anche in casa fardelli d’Italia: De Corato, l’ex-ex vicesindaco sceriffo, non sa più che pesci pigliare. L’abbiamo avvistato qualche tempo fa che cercava di raccogliere firme contro le moschee. La sua carriera politica è finita: certo, può stare a scartabellare solitario in Regione circondato da 5 arbre magique, ma sa bene che prima o poi gli toccherà mollare il colpo, come è toccato a sua moglie qualche anno fa.
Potrebbe tornarsene ad Andria, qua di sicuro non se lo ricorderebbe proprio nessuno se non per gli strafalcioni grammaticali.
La sera della disfatta elettorale del candidato Parisi, Ignazio la Russa era sull’orlo di una crisi di nervi: non si capisce se ce l’aveva con la linea morbida della Gelmini o della linea dura di Salvini aka il Cotoletta.
L’unico che se la ride dalla sua stanza di ospedale è il Berlusca, che, nonostante gli scandali, vent’anni di malgoverno e varie condanne in tribunale, è ancora il leader indiscusso del centro destra.
Alla faccia di chi lo voleva mettere da parte come un nonnetto da rottamare, con due pacche sulla schiena. Reduce da un’operazione a cuore aperto, dopo le immancabili avances alle infermiere, dice che vuole rifondare Forza Italia, forse candidando due o tre nurse del San Raffaele, che dicono sian delle belle gnocche.
Dato per morto, è vivo e lotta insieme a noi.
N.b. Pare che gli elettori dei cinque stelle al secondo turno abbiano votato in gran parte per Parisi: nulla di cui stupirsi, visto il mix di populismo, qualunquismo e (sempre più spesso) razzismo che rappresentano. Lo disse anche a suo tempo Beppe Grullo “Se non ci fossimo noi ci sarebbe Alba dorata”. Se lo dice lui ci fidiamo.