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Servizi Sociali: Black Out in Comune

| giovedì 21 aprile 2016

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Altro che le slides e i volti sorridenti del Forum del Terzo Settore, tutto giacche e cravatte e sorrisoni. L’assemblea dei comunali che si occupano dei servizi sociali racconta tutta un altra storia: i servizi sociali di Milano sono alla canna del gas. Su 50 tra educatori, assistenti sociali e amministrativi pensionati tra il 2011 e il 2015 ne sono stati rimpiazzati solo una decina, e mancano del tutto in vari sportelli le figure impiegatizie e di accoglienza. Se non è un de profundis poco ci manca, denunciano in coro assistenti sociali ed educatori, funzionari e operatori degli sportelli non risparmiando critiche verso l’operato dell’assessore Majorino e della sua squadra. ‘Ormai siamo diventati passacarte, i cittadini chi li vede più’, denuncia Pino, 61 anni educatore da trent’anni che non risparmia critiche alle organizzazione sindacali per l’inerzia degli ultimi anni. La collaborazione tra pubblico e privato, nel settore del comune che assorbe 1/3 dell’intero bilancio, si è trasformata in una perdita secca di servizi pubblici, a scapito dei cittadini. ‘Vi sono alcune zone’, ha affermato il delegato rsu Modesto Prosperi della Cgil, ‘che sono rimaste senza più presidi sociali, come Ponte Lambro’. Sembra ancora di sentirle le promesse di politici di tutti i colori: mai più ghetti a Ponte Lambro, riqualificheremo le periferie. Ma nei casermoni oltre la tangenziale c’è poco da stare allegri, nessun servizio per disabili, anziani, adulti in difficoltà, il deserto dei tartari. E la situazione, hanno denunciato diversi lavoratori che si sono alternati sul palco dell’auditorium San Fedele dalle 9 alle 12.30, è tanto drammatica da non garantire più l’uniformità del servizio con le zone che vanno ognuna per conto suo. Macchia di leopardo dicono i professori, si salvi chi può traducono famiglie sfrattate e cittadini bisognosi, specie le famiglie con le valige e i bambini al seguito che vagano tra uffici e telefoni, burocrati e zero speranze. Anche la riorganizzazione del settore ideata dalla società Cergas, ingaggiata dall’assessorato presso l’Università Bocconi, è stata un fallimento, sostengono i lavoratori.

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‘Prima ci hanno fatto la formazione’, denuncia Alberto, ‘Poi ci hanno mandati a Dergano, e adesso siamo tornati in Largo Treves. Non sappiamo nemmeno cosa dobbiamo fare’, rincara la dose Alessandra, una funzionaria di via San Tomaso. Mancano del tutto gli impiegati. Noi siamo 4 funzionari e ci giriamo i pollici tutto il giorno. Le cessioni di compiti e servizi verso l’esterno (Cooperative, Onlus, Fondazioni e realtà del privato sociale) non riguarda solo i servizi alla persona: ‘Ormai le ragazze delle cooperative fanno anche il lavoro amministrativo’, spiega una lavoratrice della sede centrale di Largo Treves a due passi dalla sciccosa Brera. Non proprio una bella pubblicità per chi, solo 5 anni fa, parlava di ‘Difendere i Beni Comuni’. Tra difendere e svendere ci sono decine di appalti sotto soglia, come ha denunciato il rappresentante sindacale della Cisl mentre Tatiana Cazzaniga, segretaria della Funzione Pubblica della Cgil e Gianluca Maritato della Uil hanno parlato delle cessioni di servizi in atto nei comuni limitrofi a Milano, un esempio che presto, con la scusa dei tagli alle assunzioni, potrebbe essere replicato anche a Milano. Vito Summa per l’USB ha chiesto che fosse messa ai voti immediatamente una iniziativa pubblica, che coinvolga anche i cittadini e le famiglie, i soggetti deboli della catena dei servizi. Cazzaniga ha citato i casi di Cesano Boscone, dove il Comune ha esternalizzato tutti i servizi all’infanzia costringendo i lavoratori a cambiare contratto diventando soci di cooperativa e quello di Sesto San Giovanni, che ha appena privatizzato i Centri Diurni per Disabili. E’ lì che vi sono alcune tra le professionalità d’eccellenza del Comune di Milano; lì nei Poli della Disabilità dove decine di assistenti e educatori riescono ancora a dare un servizio di qualità, ben diverso dalle immagini raccapriccianti che inondano la rete quando si parla di strutture private, dagli asili, alle case di cura per disabili ai nosocomi per anziani. L’idea scaturita dai tanti interventi, è quella di far conoscere le tante eccellenze, di mappare spazi e servizi sopravvissuti a 20 anni di cessioni, vendite ai privati e appalti. Magari con un controforum dei Servizi Sociali aperto a stampa e cittadini nella nuova sede delle rappresentanze sindacali di via Bezzecca, di fronte a Largo Marinai d’Italia, a due passi dal centro. Un’idea tutta da costruire. Spetta ai lavoratori crederci. Domani potrebbe essere già troppo tardi.