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Leftism

SEL alla scissione su voto pro Renzi, Miglioristi verso il PD

| venerdì 20 giugno 2014

vendola

di Daniela Preziosi, dal manifesto

Alla fine della gior­nata, «il giorno più dif­fi­cile, una comu­nità si spacca» dice Nichi Ven­dola, saranno in quat­tro i ’fuo­riu­sciti’. Tutti depu­tati, ’soci fon­da­tori’ di Sel. Clau­dio Fava, vice­pre­si­dente della com­mis­sione anti­ma­fia, Titti Di Salvo, vice­pre­si­dente del gruppo, Ileana Piaz­zoni, pasio­na­ria pro Schulz, e natu­ral­mente Gen­naro Migliore, il capo­fila. Nella notte di mar­tedì aveva ras­se­gnato «dimis­sioni irre­vo­ca­bili» da capo­gruppo alla camera. Una vita accanto prima a Ber­ti­notti, poi a Nichi Ven­dola. Dal ’91, la nascita di Rifon­da­zione, una serie di scis­sioni subite: nel ’94 quella dei comu­ni­sti uni­tari, nel ’98 quella dei comu­ni­sti ita­liani; nel 2009 è il nucleo di Sel a lasciare il Prc per fon­dare una sini­stra che guarda al cen­tro­si­ni­stra. Oggi tocca a lui stare dalla parte del torto. Lo scrive in una let­tera a Ven­dola, prima che inizi la segre­te­ria con­vo­cata pro­prio sulle sue dimis­sioni. «Ieri è stata messa in discus­sione non l’espressione di un punto di vista diverso, ma la deon­to­lo­gia di una posi­zione in seno a una comu­nità poli­tica: il “seque­stro della linea”, appunto. Per me si è rotto un vin­colo di fidu­cia». Con­ti­nua: «Non è giu­sto che tale fibril­la­zione per­ma­nente diso­rienti i mili­tanti, che sono la prima risorsa di Sel». Ma «non è nem­meno giu­sto che la mia posi­zione venga descritta come quella di un sabo­ta­tore». Riven­dica la sua «lealtà» ma ormai è meglio il divor­zio, «prima che alla pros­sima occa­sione di dis­senso riparta il pro­cesso media­tiz­zato e le accuse di seque­strare la linea».

La segre­te­ria si svolge comun­que, è lì che Di Salvo pro­nun­cia il suo addio. La rot­tura era nell’aria da tempo, ma tutto è pre­ci­pi­tato, spiega chi se ne va, mer­co­ledì mat­tina in aula. Il gruppo, dove ave­vano vinto i sì al decreto Irpef (con­tro l’astensione pro­po­sta da Ven­dola, che non era pre­sente), vota disci­pli­na­ta­mente sì. Ma i due indi­pen­denti Giu­lio Mar­con e Gior­gio Airaudo annun­ciano la pro­pria asten­sione: «Una scelta per­so­nale ma che inter­preta la con­vin­zione di quasi metà gruppo». È un dis­senso al con­tra­rio: la mag­gio­ranza del par­tito diventa mino­ranza nei gruppi par­la­men­tari, espe­rienza comune in que­sta legi­sla­tura: il Pd l’ha risolta alla maniera di Renzi. Ven­dola, in Tran­sa­tlan­tico, usa parole pesanti: «Un gruppo par­la­men­tare non può essere di impe­di­mento alla linea poli­tica decisa da un congresso».

Anche Piaz­zoni scrive una let­tera al pre­si­dente, «ho sem­pre detto che l’ispirazione che ci ha por­tato a sce­gliere la lista Tsi­pras per me non era con­di­vi­si­bile. Ora, pas­sata quella fase, la stessa ispi­ra­zione è quella della nuova Sel. Non la con­di­vido lo stesso». La serie dei ’fuo­riu­sciti’ si aggiunge ai due par­la­men­tari (Aiello e Rago­sta) già pas­sati al Pd ma fini­sce qua, per adesso. Se ne aspet­tano altri nei pros­simi giorni, una decina almeno. Voci che girano, pen­sieri e ripen­sa­menti. Sareb­bero in forse — ma non arri­vano con­ferme né smen­tite, i cel­lu­lari restano muti — De Zan, Pilotti, Qua­ranta, Piras, tutti depu­tati. L’abruzzese Melilla torna nel col­le­gio, deci­derà in assem­blea con i com­pa­gni, sabato: «Certo penso a Sel auto­noma dal Pd, non den­tro il Pd. Vor­rei seguire la mia coe­renza». C’è anche un sena­tore in ballo, Cervellini.

Restano nel par­tito invece Cic­cio Fer­rara e Peppe De Cri­sto­faro, com­pa­gni e amici di una vita di Migliore. Resta anche il teso­riere Ser­gio Boc­ca­du­tri, anche lui vici­nis­simo all’ex capo­gruppo. Mas­si­mi­liano Sme­ri­glio, ultrà della linea-Tsipras e vice di Zin­ga­retti nel Lazio è duris­simo: «Chi voleva dare un colpo a Sel ci è riu­scito. E non si rac­conti che si lascia un par­tito per un inter­vento alla camera. Era tutto già deciso, sem­mai il decreto Irpef ha anti­ci­pato i tempi. Ma la scis­sione è un lusso da par­la­men­tari. Nel par­tito non c’è noti­zia di smot­ta­menti. Ci rimet­tiamo in pista subito». Mer­co­ledì a Roma, una riu­nione di dire­zione pub­blica e aperta «per ripar­tire». «Aspet­tiamo che si fer­mino que­sti annunci per tirare una linea e deci­dere insieme», annun­cia il coor­di­na­tore Nicola Fra­to­ianni. Prima una riu­nione par­la­men­tare, per eleg­gere un nuovo capo­gruppo, e per con­tare i super­stiti. «Nes­suno ha mai pen­sato di tra­sfor­mare Sel in una ridotta mino­ri­ta­ria, inca­pace di dia­lo­gare con il Pd».

I fuo­riu­sciti invece per ora scel­gono il gruppo misto. Migliore annun­cia «molte rifles­sioni»: sarà una vena aperta ancora per qual­che giorno. Ma all’orizzonte non c’è una nuova for­ma­zione di sini­stra: c’è un pro­gres­sivo avvi­ci­na­mento al Pd. Forse un nuovo gruppo par­la­men­tare con un rife­ri­mento al Pse, a cui Sel aveva pure chie­sto di ade­rire qual­che mese fa: mer­co­ledì Migliore ha incon­trato, in un cor­ri­doio di Mon­te­ci­to­rio inac­ces­si­bile ai cro­ni­sti il capo­gruppo del Psi alla Camera Marco Di Lello e Guglielmo Epi­fani. La sera ha visto il vice di Renzi Lorenzo Gue­rini e il teso­riere Pd Fran­ce­sco Boni­fazi («incon­tro casuale», giura).

All’uscita della segre­te­ria Ven­dola cerca di sor­ve­gliare i toni, la sini­stra degli abban­doni ha almeno impa­rato a sepa­rarsi: «Se ne vanno com­pa­gni straor­di­nari come Migliore. Per me è come un figlio e provo dolore per una per­dita forte dal punto di vista umano e poli­tico. «Noi siamo una forza di sini­stra e non vogliamo smar­rire la bus­sola. Imma­gi­nare che que­sta bus­sola possa por­tare a soste­nere il governo è andare fuori strada». Renzi, dal canto suo, per la prima volta inter­viene: «Chi guarda al Pd tro­verà un par­tito aperto». Per Sel è il primo dei giorni più lun­ghi. E non è chiaro quale Sel si risve­glierà alla fine della nottata.