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Seduttività, Colpa e Punizione

by Rosario Gallardo | martedì 4 giugno 2013

E’ informazione nota e recente che il servizio del Tg2, in memoria di Franca Rame, abbia menzionato un episodio oltremodo spiacevole della vita dell’artista destando parecchia indignazione nel pubblico per l’ambiguità di una frase a proposito dello stupro che l’attrice subì nel 1973. Vediamo quale: “…chi invece la vedeva coma la passionaria rossa che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione. Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata.” Detta così, lo stupro è una conseguenza evidente del comportamento della vittima. Quindi abbiamo una vittima che se l’è cercata, che quando si tratta di stupro è anche un po’ un classico. La gonna, i pantaloni, la sbronza, il vicinato sa ch’è una che ride troppo e con tutti, eccetera.

In realtà è reperibile negli archivi giudiziari e nella cronaca giornalistica che vari anni dopo, in un altro processo, emerse che gli stupratori di Franca furono mandati a compiere un’azione punitiva premeditata, commissionata da personaggi potenti per ragioni politiche. Quindi qui abbiamo molti elementi: primo che non è uno stupro “di circostanza”, cioè di quelli compiuti a conseguenza di situazioni contingenti correlate a libido e prevaricazione estemporanee, se così si può dire. Si tratta invece di un spedizione punitiva che usa lo stupro come gesto di sfregio. L’evidente contraffazione storica è la seconda cosa che mi colpisce. La giornalista è una coatta della peggio specie e non si è resa conto della sua lordura che emergeva semi inconsapevole attraverso le sue parole? Oppure c’è una calcolata azione diffamatoria nei confronti di Franca Rame e della sua femminilità potente, consapevole e correlata alla sua attività artistica e politica? Il necrologio del Tg2 è un secondo stupro.
Chi approfitta della sua bellezza per imporsi all’attenzione, dunque, va in contro all’ira punitiva esercitata con lo stupro. E’ una specie di inevitabile equazione biologica, per la quale moltissime  veline e attrici e parlamentari dovrebbero essere ad alto rischio violenza sessuale.

Ma facciamo un piccolo esperimento, così per amore della logica. Immaginiamo una frase analoga a quella della giornalista ma con una piccola sostituzione, quindi: “…che approfittava della propria intelligenza per imporre attenzione. Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e malmenata”. Oppure: “…che approfittava della propria agiatezza economica per imporre attenzione. Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e ridotta con un sacco di iuta e senza un tetto”. Che effetto fa pensare che è plausibile essere abbuffati di mazzate se si usa l’intelligenza o mezzi economici per imporsi all’attenzione di un pubblico? Quali mezzi dovremmo usare per interagire nel sociale e ritagliarci il nostro spazio nel flusso continuo di spettacolo e informazioni? Le femen se lo ritagliano a colpi di topless. E allora?

L’intelligenza, la forza fisica o la ricchezza sono strumenti legittimi mentre la bellezza, la seduttività sono immorali, oscuri, o quantomeno molto meno rispettabili. Qual’è l’accusa? L’essere puttane! E la puttana merita sfregio, discriminazione e quanto di peggio. Una persona in grado di imporsi alla nostra attenzione con una riflessione filosofica tutta riccioli e belletti merita un calcio in bocca per la sua evidente intenzione di esercitare la sua leadership intellettuale? No, anzi. La volontà di appianamento sociale è iniqua. Diciamo che certe virtù possiamo usarle e altre invece sono reiette. Ma dato che non credo alle prediche ultraterrene basate su arbitrali distribuzioni tra bene e male allora non mi rimane che un discorso economico. Siamo al cospetto di una sottrazione sistematica di un bene; una richezza che è impossibile da svalutare, gestire o sottrarre viene reificata. Il motivo evidente è toglierla dal piatto, fare piazza pulita di tutta una fetta degli attori più potenti della trattativa sociale.

La minchia che uccide è un’icona e uno strumento educativo, è una pratica che entra dentro molto di più di un pugno. Legittimata come “naturale conseguenza” lede la percezione di concetti emotivi profondi, ci dice che una donna deve sapere che è a rischio, in ogni momento dovrà rimettersi alla clemenza dei suoi potenziali carnefici. Come il lupo mannaro lo stupro è un archetipo. Ma quanto di tutto ciò rientra in una congenita dinamica fisiologica e quanto è stato ed è invece un consapevole strumento educativo/punitivo così come lo è stato nel caso di Franca Rame?