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Se Proprio Dovete Andarci: a Expo con €5

by Alex Foti | giovedì 6 agosto 2015

In Periferia si sapeva già alla vigilia, col cazzo che paghiamo 30 euro, andiamo per 5 euro dopo le 19. Ora poi fa un caldo della madonna sotto la plastica lunga un kilometro e mezzo del decumano (la principale arteria di shopping). Dice: ma così tutti i padiglioni sono chiusi. A parte che non è vero e sono comunque orrendi, ma il cibo è in vendita e alla fine è l’unica cosa che frega a tutti — mangiare!

Siamo andati un sabato dal tempo incerto perché non ci dobbiate andare voi;) Prima dritta: andateci cin treno col passante, direzione varese/novara. Ci mettete un quarto d’ora da repubblica o garibaldi. Poco più da porta venezia. Soprattutto ve ne potete fottere di comprare il biglietto extraurbano (5 euro A/R!). Perché alla stazione di Rho-Fiera che è attaccata all’ingresso non ci sono controlli in uscita e sul treno i controllori non li abbiamo visti. Se avete l’abbonamento ATM potete fare l’integrazione da 1,60 anche se non è chiaro se valga sul passante extraurbano (fingete ignoranza). Soprattutto è figo prendere il treno perché c’è poca gente. Tutti si accalcano sulla M1 e lì ci sono i tornelli che non perdonano. In alternativa si possono prendere i tram 12 e 19 fino fino al capolinea di Roserio (con biglietto o abbonamento normali urbani) ed entrare da sud.

Alla stazione di Rho-Fiera non abbiam fatto la fila per i biglietti da 5 euro (e non trenta manco fosse Disneyland). Inevitabile la rottura di cazzo all’ingresso col metal detector e i raggi X per le borse. I volontari danno le mappe gratis. Prendetele: è l’ultima cosa che vi regaleranno. Comunque non ci sono cani o sbirri (ma i soldati fuori sì) ed è sostanzialmente una formalità all’italiana. Dentro finanza canazzi e pulotti a go-go, ma solo sul minkia di viale principale, basta allontanarsi e ci si può imboscare.

L’effetto è subito tarrissimo da grande duty free globale. Pochi i padiglioni dalla bella architettura (ci hanno colpito USA, che sta davanti all’Iran, Cina, Cechia e Bielorussia in positivo – tremendi illy, Dubai, Qatar & co, Azerbaijan e Angola). Sostanzialmente fra la traversa del Padiglione italiano (fuori dall’azione principale se non fosse per l’Albero di Questa Non E’ Vita) e megastand delle grandi aziende italiane (barilla, ferrero, perugina, oltre a tim, enel, banca intesa, eataly, technogym, corsera ecc ecc) se ne va metà fiera campionaria. Più i paesi sono poveri e/o autoritari e più il padiglione troneggia. Se la si prende come il mercatone della gastronomia globale ci si può anche divertire: agli adolescenti piace, tanto per intenderci. La figura più di merda lo stand della Regione Lombardia ancora chiuso e incompiuto, mentre i suoi grattacieli sono pavesati a Expo da più di un anno – della serie: feeding the future of the planet.. but not the present! Eppure anche la Slovacchia ha saputo far di meglio.

Si fa sempre la fila per comprare le cose buone a un prezzo ragionevole (tipo il takeaway asiatico) e quindi se nn volete aspettare vi pigliate le polpette belghe ai gamberetti grigi o altro trash street food come abbiamo fatto noi. McDonald’s è pienissimo mentre Slow Food chiude alle 21: come dire – a ognuno la sua clientela. Gli italiani si affollano a prendere le vaschette citterio. Gran parte del tempo si passa a camminare avanti e indietro a farsi colpire dal kitsch di tutti questi edifici posticci. Alle 23 si chiude, perché Pisapia ha voluto così, anche se Sala voleva fare fino a mezzanotte. Motivo: nessuno va in centro di sera, che è un modo di dire che sti turisti non sono arrivati, come confermano tassisti e commercianti; ma è chiaramente una decisione punitiva nei confronti di chi abita fuori dalla cerchia dei bastioni e se ne frega di andare a mangiare in centro perché i soldi non ce li ha.

Siamo risaliti sul primo treno e poi hop in metro fino in Coma. Expo è il contrario dell’agricoltura sostenibile: anzi è un insulto all’ecologia. L’unica fame che conta è quella dei visitatori. L’unica storia che conta è quello dell’agribusiness. Non sentirete mai parlare di vegetarianesimo o di effetto serra. Ma di trattori e cibo industriale sì. Gran parte del’associazionismo equosolidale è stato sostanzialmente comprato perché di soldi Expo ne ha messi in giro davvero tanti e si sa che le ONG costa farle funzionare (a MilanoX nessuno ha dato niente). E’ un megacentro commerciale alimentato da lavoro sottopagato se non gratuito, che i promotori vorrebbe fosse un food theme park, ma non ha abbastanza attrazioni – è un maledetto convegnificio con stand in steroidi. L’affluenza è stata intorno al 66% sulle previsioni nel primo mese; probabilmente crollerà man mano che l’estate avanza: si prevede una morìa di turisti stroncati dal caldo. Se sei di idee ribelli poi non ci puoi lavorare: la Questura ti segnala e non ti fanno entrare neanche se sei assunto a tempo dalla Coop.

Per finire sul crimine più grave: usurpare MAY DAY e HALLOWEEN! E però chi è un NoExpo alla Fedez non può non andarci a 5 euro. La sghignazzata è assicurata;)