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Se la Scala Diventa la Cenerentola della Fondazione

| sabato 11 ottobre 2014

cenrellascala

by Red Proof

La messa in vendita della “Cenerentola”, di Rossini e le modifiche apportate in corso d’opera alle modalità d’acquisto biglietti sono una favola paradigmatica – non me ne voglia Perrault – dell’odierno agire dei manager che gestiscono il brand della Scala. Originariamente i biglietti erano in vendita solo in biglietteria, un adulto poteva entrare se accompagnato da 1 o 2 ragazzi under 18, e acquistare max 1 biglietto per un’altra persona e relativi minori gratuiti. Accortisi a mezzo lamentele che i non residenti avevano qualche problema nel venire a Milano ad acquistare i biglietti, i manager hanno deciso che avrebbero potuto inviare una mail di richiesta, allegando documenti del/dei minore/i, e che una persona recandosi in biglietteria poteva acquistare tutti i biglietti desiderati. Infine, accortisi che via mail diventava problematico, i biglietti di Cenerentola sono andati finalmente in vendita su Internet, come avviene da anni per tutte le altre produzioni Scala.

Favola paradigmatica poiché dalla scomparsa del fu Ente Autonomo – decretata dalla legge Veltroni-Melandri del 1996 – sul palcoscenico dell’ormai maggiorenne Fondazione va in scena, oggi come mai in passato, la pedestre rappresentazione di questa modernità reflua, figlia di un patogeno accumulo di comportamenti individuali, determinati da appetiti privatistici e interessi di lobby particolari, politiche e non. Acque nere che non trattate fanno ritorno nell’habitat municipale contaminandolo, come hanno fatto i diciott’anni di privatizzazione che hanno degradato l’identità culturale e sociale della Scala, svilendone la reputazione e l’appetibilità artistica, così come evidenziato dai sempre più numerosi forfait di cantanti, direttori d’orchestra e stelle della danza. Il sito del teatro è lastricato d’improvvise indisposizioni e cataste di rincrescimenti. Solo a settembre, per esempio, hanno dato buca: George Pretre, tre étoiles annunciate nel cast di “Don Chisciotte” e il tenore Jonas Kaufman, che 24 ore prima dalla prova generale ha fatto sapere, anch’egli “con enorme rincrescimento”, che causa improvvisa indisposizione non avrebbe cantato nel “Requiem” di Verdi, diretto da Riccardo Chailly e in programma il 4 e 5 ottobre in memoria di Claudio Abbado.

Cosa darei per avere il genio satirico di Michail Bulgakov e saperci imbastire sopra un grottesco e parodico racconto a base d’integerrimi depuratori senza macchia e senza paura, malvagi effluenti corrotti e acque reflue sversate che avvelenano fatalmente un consesso civile al pari di un teatro. Ma un’abissale mediocrità creativa non mi consente che di tornare, con un puerile gioco di allegorie e metafore, alla povera Cenerentola orfana della propria identità e in balia della matrigna e delle sorellastre. Diversamente dalla fiaba, però, nessun lieto fine in vista: la Scala non sposerà alcun principe né la sua vita è destinata a mutare in meglio. Non resta che augurare, si fa per dire, buon Expo2015 al suo management e al suo brand.