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SCIENZA E GERARCHIE – GIUSTIFICARLE, DIVENTARE GRUPPO DOMINANTE O MODIFICARE IL PARADIGMA SALTANDO SU UN ALTRO LIVELLO?

Mariella Bussolati | lunedì 15 maggio 2017

Non dovremmo domandarci perché 11 milioni di francesi hanno votato Marine Le Pen, e neppure per quale motivo Trump è diventato il presidente degli Usa, o perché sia esistita l’uniformazione al comunismo di Mao e al collettivo dei bolscevichi. Per combattere questo tipo di fenomeni dovremmo invece agire in modo più consapevole e deciso, dimenticando ogni paura di fallimento, o, paradossalmente, agendo in modo da creare un gruppo dominante e non antagonista. Non sono opinioni politiche: la scienza a volte, per quanto come sappiamo possa essere sempre manipolata dalle interpretazioni, rivela cose interessanti. Un nuovo studio, pubblicato da Pnas http://www.pnas.org/content/early/2017/05/02/1616572114.full#aff-5 ed effettuato da un gruppo di ricercatori norvegesi e americani sulla popolazione di 27 Paesi diversi, ha confermato l’esistenza di un processo psicologico che porta a sostenere di default le strutture gerarchiche nelle società umane.

Non è il primo studio in merito, ma in questo caso i ricercatori hanno identificato un processo psicologico che funziona in modo da sostenere quelli che possono essere identificati come gruppi dominanti.

In situazioni di elevata ineguaglianza, alte differenze di reddito, instabilità socio politica e situazioni di violenza, i ricercatori dimostrano che i gruppi dominanti possono contare su un ampio sostegno, nonostante le pessime situazioni sociali. Maggiore è l’ineguaglianza, maggiore è il sostegno. Questo effetto influenza le attitudini individuali. Inegualità e violenza portano a sostenere le egemonie. In particolare il comportamento individuale si traduce in razzismo, sessismo, opposizione alle misure di welfare, e anche partecipazione a persecuzioni etniche.

Le gerarchie sociali sono abbastanza comuni negli animali e nelle culture umane. E gli individui di alto rango hanno sempre dei privilegi. E poiché combattere per decidere chi ha il privilegio ha sempre un prezzo molto alto in termini di energie di vario tipo, i gruppi che non hanno il potere tendono a cedere, a meno che non capiscano che possono avere la forza necessaria a sostenere un conflitto. Dall’altra parte, chi fa parte del gruppo dominante, ha tutti i vantaggi di mantenere grandi le distanze, aumentando le ineguaglianze. Secondo i ricercatori, queste dinamiche si confermano anche nelle società attuali: esistono gruppi con egemonie stabili sia in società ineguali, sia in società che vengono supposte egualitarie. Il sistema delle caste in India è evidente, ma un simile meccanismo può essere identificato anche nelle società nord europee, dove alcuni gruppi (i cittadini nati in quei Paesi) hanno uno status più elevato rispetto ad altri (per esempio i rom o i migranti).

I gruppi dominanti creano società con redditi diversi, incapacità di soddisfare i bisogni base della popolazione, grandi differenze nel raggiungimento della felicità tra i generi, assenza di democrazia e di stampa libera, rischio di conflitti violenti, corruzione. Davanti a questi disperati effetti, come mai l’egemonia non viene ridotta, ma anzi viene peggiorata? I ricercatori sostengono che i membri dei gruppi dominanti mantengano le ineguaglianze perché permettono a loro maggiori possibilità di successo. I gruppi subordinati invece evitano conflitti costosi quando il risultato può essere già previsto.

La ricerca dimostra che la preferenza della gente per le gerarchie dei gruppi dominanti si riflette nel funzionamento delle istituzioni e nel carattere nazionale e dunque ha profonde implicazioni sociali e politiche. Ma le gerarchie e le conseguenti ineguaglianze portano a ideologie, comportamenti e supporto per atti di violenza che non fanno altro che sostenere la struttura esistente. Il ciclo dunque è continuo.

La scienza può essere infallibile o fallibile. Questa ricerca potrebbe anche vincere l’Ignobel col titolo: si sta sempre dalla parte del più forte. Non è questo che conta. Una scoperta scientifica descrive un dato di fatto, non un fenomeno non modificabile. Ma se volessimo modificare qualcosa, non potremmo non considerare quel dato. Potremmo diventare gruppo dominante per vincere la battaglia. Cosa che ogni tanto purtroppo qualcuno cerca di fare. Ma sarebbe fallimentare. In pratica se modifichiamo solo i parametri, non arriveremmo da nessuna parte, e soprattutto non avremmo cambiato nulla, se non sostituire il gruppo di chi detiene il potere, perché il risultato sarebbe sempre lo stesso, solo declinato in altro modo. Per cambiare davvero qualcosa insomma, sarebbe necessario modificare il paradigma saltando su un altro livello.

In netta contrapposizione con il mantenimento delle ineguaglianze, secondo molti tra cui Murray Bookchin, ci sono metodi che si ricollegano a quanto avveniva nelle comunità pre storiche. Per esempio lo scambio e la condivisione (quella vera, non quella da Airbnb) che non sono basati sul potere, oppure le pratiche che portano a riprendere la produzione della propria vita nelle proprie mani. Queste ricompense potrebbero essere molto più remunerative, se venissero riconosciute. Questo presupporrebbe di spostare la dominanza da sociale a personale, e in secondo livello (non al primo posto come nel comunismo) collettiva.