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Scali Ferroviari: Prima (P)Dimissione

by Stefo | giovedì 15 settembre 2016

Mentre i media mainstream si occupano dei cani di Lissone e delle telecamere a Lipomo, oltre a dare cifre diverse dai 2,5 a 1 miliardo sull’entità del Patto x Milano siglato martedì a Palazzo Marino da Sala-Renzi, sui social impazza l’outing di Gabriele Mariani, eletto nelle file del PD di zona 3 (Città Studi, P.ta Venezia) dimessosi da consigliere (nonostante fosse il 3° del PD per numero di preferenze) con un post su FB. Ingegnere ed esperto di urbanistica, già presidente dell’omonima commissione negli scorsi 5 anni, ha scelto di sbattere la porta pubblicamente viste le pressioni e le intromissioni dei vertici del PD area metropolitana rispetto al suo ruolo. Mariani scrive: ‘Ho segnalato i potenziali effetti negativi di alcune operazioni a regia pubblica che, trasferendo funzioni da Milano verso l’esterno, valorizzeranno aree private diversamente di nessun valore (perchè decentrate, perchè inquinate) in cambio di speculazioni edilizie su preziose e centrali aree pubbliche proprio nel nostro Municipio: l’accordo sugli scali ferroviari (1 miliardo di euro di utile per FS in cambio di poche opere per la mobilità su ferro), l’idea di portare a Expo la Statale senza una visione, la Città della Salute (via gli ospedali da Città Studi per andare a Sesto su aree non propriamente idonee); ma anche: il Rubattino , case su case senza servizi; persino la tentata privatizzazione nel 2011-2012 della piscina Ponzio ad opera del Politecnico. (operazione riuscita invece per la piscina Botta, nda). Il suo grido d’allarme mette il dito sui reali meriti dei nominati dal Partito Democratico come consulenti, decision maker, assessori esterni dei municipi e dei massimi responsabili dell’edilizia e dell’urbanistica comunale già posto a suo tempo da Basilio Rizzo in Consiglio Comunale. Ma che a questo giro comprende il futuro di tutto il territorio milanese, là dove si crea cash vero (2,5 milioni di mq tra Scali Ferroviari, Aree Inquinate e non solo). Vale più il merito, i CV, le competenze, gli studi, la trasparenza o la fedeltà alla linea decisa dall’alto?