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Scala: il Diktat di Renzi non resuscita la Turandot

| martedì 10 febbraio 2015

Poster_Turandot

di Luca Fazio

Primo maggio. Non si placano le polemiche dopo l’intervento del presidente del Consiglio che ha minacciato i lavoratori del teatro che non vogliono rinunciare al diritto di celebrare la festa dei lavoratori in nome dell’Expo. Il sovrintendente alla Scala, Alexander Pereira, dice che coro e orchestra sono disponibili a tenere un concerto. Anche la Cgil si irrigidisce dopo le provocazioni del capo del Pd, mentre i lavoratori si stanno organizzando per spiegare le loro ragioni in una pubblica assemblea

Il pro­blema, grave, è di natura strut­tu­rale: non si può pre­ten­dere che il pre­si­dente del Con­si­glio rispetti e cono­sca la carta costi­tu­zio­nale. E quand’anche fosse costretto a farlo, è evi­dente che sarebbe dispo­sto a cal­pe­starla, soprat­tutto in quelle sue parti che si rife­ri­scono ai diritti dei lavoratori.

Altri­menti, facendo il bullo al con­ve­gno per l’Expo, Mat­teo Renzi non avrebbe par­lato di “scio­pero” e di “boi­cot­tag­gio” per minac­ciare i lavo­ra­tori del Tea­tro alla Scala che il primo mag­gio non inten­dono lavo­rare per por­tare in scena la Turan­dot. Anche se è la gior­nata inau­gu­rale dell’Expo. Quel giorno nes­suno scio­pe­rerà e nes­suno boi­cot­terà. Il primo mag­gio, dal 1886, è sem­pli­ce­mente la festa dei lavo­ra­tori. Ha un signi­fi­cato uni­ver­sale e in Ita­lia solo durante il fasci­smo è stata abo­lita. La data non è mai pia­ciuta alle dittature.

Per ricor­dar­glielo è inter­ve­nuto anche il sovrin­ten­dente alla Scala Ale­xan­der Pereira: “Rin­gra­zio il primo mini­stro per l’attenzione, devo però dire che non si tratta di uno scio­pero, come è stato detto, bensì della legit­tima deci­sione di cia­scun lavo­ra­tore di aste­nersi dal lavoro il primo mag­gio come pre­vi­sto dalla Corte costituzionale”.

Sicu­ra­mente meglio infor­mati, anche il sin­daco di Milano, Giu­liano Pisa­pia, e il segre­ta­rio gene­rale della Cgil, Susanna Camusso, hanno comun­que espresso ram­ma­rico per la deci­sione di alcuni lavo­ra­tori di restar­sene a casa. Non tutte le bat­ta­glie di prin­ci­pio sono vin­centi e popo­lari, eppure stu­pi­sce l’arrendevolezza dei ver­tici della Cgil su una que­stione così for­te­mente sim­bo­lica, dopo che il sin­da­cato per mesi è stato preso a pesci in fac­cia da Mat­teo Renzi. L’altro giorno ha invo­cato addi­rit­tura “prov­ve­di­menti spe­ciali” per impe­dire ai lavo­ra­tori di cele­brare la loro festa. Quali non l’ha detto, si è trat­tato della solita fanfaronata.

Forse avrebbe potuto chie­dere un impe­gno con cor­te­sia, per il bene della patria, ma non è all’insegna della cor­te­sia che il per­so­nag­gio è solito trat­tare con i lavo­ra­tori e con chi li rap­pre­senta. Come ha fatto ieri il gen­tile Ste­fano Fas­sina inter­vi­stato da Radio 24, “gli orche­strali della Scala dovreb­bero lavo­rare per­ché è un primo mag­gio ecce­zio­nale e vi sono tanti modi per cele­brarlo, anche suo­nando per un evento impor­tante come l’Expo” (tanto per dire di che pasta è fatta la “sini­stra” del Pd).

Orche­stra e coro, infatti, sono dispo­sti a lavo­rare e sarà suf­fi­ciente per orga­niz­zare un con­certo, ma non la Turan­dot: per un’opera biso­gne­rebbe coin­vol­gere tutti gli ope­rai di palco, tec­nici e costu­mi­sti. Nono­stante il parere di Camusso, i dele­gati della Cgil della Scala sono tutt’altro che dispo­ni­bili a “ven­dere” il primo mag­gio. “Le parole di Renzi sono gravi, get­tano ben­zina sul fuoco invece che cer­care final­mente un con­fronto, se l’assenza dei lavo­ra­tori è un pro­blema insor­mon­ta­bile, il buon senso invita ad ipo­tiz­zare altre date alter­na­tive per il debutto della Turan­dot”, ha dichia­rato Gian­carlo Albori, di Area demo­cra­zia e lavoro di Slc-Cgil. Per Elena Lat­tuada, segre­ta­rio della Cgil Lom­bar­dia, “è sba­gliato pen­sare ad inter­venti auto­ri­tari e di imperio”.

Più netta la posi­zione di alcuni lavo­ra­tori della Scala che hanno scritto sul sito Mila­noX: “A chi ci chiede di lavo­rare in nome dell’Expo, evento ecce­zio­nale, poi­ché così agendo dan­neg­ge­remmo l’immagine del paese, noi rispon­diamo che la colpa è di chi ha voluto fis­sare l’inizio dell’Esposizione Uni­ver­sale in un giorno festivo per legge in pla­teale spre­gio della sto­ria del movi­mento ope­raio, con l’avallo dei sin­da­cati com­plici del lavoro gra­tis e inte­ri­nale”. Dicono che per loro la Turan­dot può andare paci­fi­ca­mente in scena il 2 maggio.