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Scala e Primo Maggio: tra silenzi e incertezze

| lunedì 23 febbraio 2015

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Il Primo maggio la fanno. Guardando al sito della Scala i biglietti per la prima di “Turandot” risultano completamente esauriti. Un successo quindi del sovrintendente Pereira, confermato dal nuovo CdA Scala riunitosi lunedì scorso fino al 2020, nella battaglia contro i ribelli. Ma c’è da crederci? Pereira ha davvero i numeri per mandare in scena l’opera o bluffa? In virtù di quanto combinato non appena insediato, allorché comprò lo scorso settembre dal Festival di Salisburgo sette allestimenti operistici per conto della Scala al costo 1.280.000 euro senza informare nessuno, soprattutto senza avere ancora i titoli legali per farlo, rispondere alla domanda non è facile. Lui millanta di aver dalla propria parte due terzi dei lavoratori. Quindi la Turandot del Primo Maggio si sfidando un terzo delle maestranze, ossia le persone che il teatro lo fanno funzionare.

Ma chi sono quelli che vogliono tanto lavorare? 1) I musicisti con i propri interessi privati da difendere (permessi artistici, associazione privata Filarmonica), non gli interessi della Scala. 2) i coristi, anche loro con i propri interessi privatisti. 3) Le truppe di riserva: gli impiegati degli uffici, i lavoratori dei laboratori Ansaldo, entrambi totalmente estranei all’esecuzione dello spettacolo. 4) Capi e cacicchi vari.

Ci si attendeva che il CdA appena nominato si esprimesse in merito alla controversa data fatale, ma non è successo. E tre giorni dopo, il 19 scorso, l’opera è andata regolarmente in vendita come da calendario. Opera, tra l’altro in barba a Expo occasione imperdibile e vitale per il rilancio del made in Italy, di produzione non scaligera ma pare olandese, nonostante che sulle pubblicazioni ufficiali venga venduta come nuova produzione Teatro alla Scala.

Scala, Comune, CGIL e governo pare abbiano deciso di nascondere il problema, non parlare più dei “ribelli” della Scala e gestire la questione tra le mura del teatro. La messa in vendita dei biglietti e il sold out sembrano essere per di più un nuovo elemento di pressione verso i lavoratori: volete davvero far fare brutta figura al vostro paese? Volete davvero non fare lo spettacolo? Il dado è tratto. La lotta di dignità e rivendicazione della festa dei lavoratori è però solo all’inizio..

E anche questo sold out solleva non pochi dubbi, a fronte di 80 capi di stato, governi, istituzioni varie – ognuno con i propri bodyguard dietro -, e poi multinazionali finanziarie, agro-alimentari, culturali, manifatturiere, commerciali, l’establishment culturale,  cortigiane e cortigiani al seguito. Tutti paganti? O serata riservata ai responsabili del disastro sociale prodotto fin qui, e delle macerie che questo Expo 2015 lascerà?