MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Sub/Culture

Santa Maria Tinka, liberaci (di Marta A)

| giovedì 19 febbraio 2015

maxresdefault

Venerdì scorso ho assistito alle “conversazioni sulla pornografia” a cura di Rosario Gallardo (rosarogallardo.com). Due giorni dopo ero ancora lì che ci pensavo, non riuscivo a liberare la mente da ciò che avevo visto a ascoltato, la mia sensibilità dallo scossone subito.

È la terza volta che ho partecipato a un evento con Maria Tinka protagonista. La prima era la presentazione del libro “Pornoterrorismo” di Diana Torres, che mi sono fatta autografare, e poi con piacere ho letto e recensito (http://www.milanox.eu/cultura-speciale-salone-del-libro/). La seconda era un’esibizione di sesso di Maria, il marito Nicola e Medea, che avevo trovato eccitante ma piuttosto fine a se stessa.

Stavolta è stato ancora diverso. Sono stati proiettati dei video, ovviamente porno, sono state dette delle cose, un po’ tutto e il contrario di tutto, e poi Maria ha mostrato il suo corpo e i suoi orgasmi, bagnando la stanza di consueti e prodigiosi squirting. Quello che ho pensato mentre ero lì è stato: che i video erano allo stesso tempo noiosi e eccessivi – forse eccessivi proprio perché fin troppo noiosi, forse viceversa; che su tutto e il contrario di tutto non mi trovavo d’accordo praticamente con niente; e che l’esibizione di Maria era quasi ridondante, dopo tutto quel parlare di porno e soprattutto dopo tutto quel vedere porno.

Ma per i due giorni successivi, dicevo, non potevo smettere di pensarci. Riflessioni, idee, disappunto, perplessità. Il mio cervellino lavorava assiduamente alla ricerca di un senso di quello che gli era toccato vedere. Stati d’animo differenti si alternavano: ero turbata, arrabbiata, poi felice, stupita.

Mi chiedevo cose su maschilismo e femminismo, su cultura e natura, sul sesso, sull’amore, sulla masturbazione, sull’orgasmo. Su cosa volesse dire pornografico, se è solo questione di film porno e non piuttosto di gran parte del bombardamento che subiamo quotidianamente, dal telegiornale al gossip. Mi chiedevo perché fosse stato sostenuto che la pornografia non sia un prodotto culturale, perché secondo me lo è. Mi raccontavo cose sul ruolo dell’immagine, della fantasia, dell’esibizionismo, dei complessi psicologici.

Tra parentesi, zero voglia di scopare, molta voglia di coccole.

Poi è successa una cosa. Per motivi che non sto qui a spiegare, o forse semplicemente per ironia della sorte, dopo questi due giorni ho assistito a una cerimonia di diaconato. Per chi non sapesse cosa sia basti dire che è roba di carriera ecclesiastica.

Io in chiesa ci sarò stata sì e no tre volte nella vita – non più di quanto abbia visto Maria Tinka in azione insomma. Non ho mai sentito una messa intera, mai provato il gusto dell’ostia. Non so le canzoni né come si risponde alle frasi di chi parla nel microfono, non so cosa sia una predica. Non so quando ci si alza in piedi e quando ci si risiede, e sinceramente sto più comoda seduta a sentire una cosa noiosa. Quindi sono stata seduta tutto il tempo. E tutto il tempo erano quasi due ore, mica noccioline. Una noia mortale. Come alle conversazioni sul porno la mia mente si è messa a cercare un senso in quello cui stavo assistendo. Non l’ha trovato. Le storie che hanno raccontato mi sembravano assurde, roba di lebbrosi lasciati morire emarginati e poi lebbrosi che venivano curati da Gesù ma che non avrebbero dovuto dirlo a nessuno e invece lo dicevano a tutti. Boh insomma, non è che fossi poi così attenta, comunque. Mi sono messa a guardare la gente che avevo intorno. Uno schifo, davvero. Testa bassa, facce spente, abiti grigi, gesti evidentemente interiorizzati per abitudine, privi di qualsiasi contenuto, creatività o guizzo vitale. Sottomissione e paura palpabili. Di più, esplicitate, ricercate: mentre mi veniva in mente l’appellativo “timorati di Dio”, che quanto mai acquisiva un volto negli esempi viventi che avevo davanti, il vescovo ha detto ai futuri diaconi una cosa tipo “promettete di operare sempre nel timore e nel tremore di Dio”. Fa proprio parte del contratto. Non ci potevo credere.

Non posso credere di camminare nella mia quotidianità incrociando persone che tutte le domeniche sentono stronzate come quelle che ho sentito quel giorno. O anche solo una volta all’anno. Non posso pensare che ci sono bambini che vengono cresciuti con questa misera morale, questa sfiducia totale nella vita “terrena”, questa sfiducia totale nell’uomo, che è talmente una merda che ha bisogno di chiedere perdono continuamente, di avere qualcuno che lo salva, di avere tutti quei santi di sto cazzo che pregano per lui. Non voglio concepire un Dio poliziotto, che tutto controlla, un Dio giudice, che tutti processa, un Dio sadico, che crea l’uomo con istinti e desideri e poi glieli fa vivere con senso di colpa e frustrazione perché decide che sono sbagliati.

Altro che povero Cristo, poveri cristiani! È il minimo che le vite delle persone siano così tristi, vuote, sprecate.

Mi sono guardata. Ho visto con orrore che anche se non ho mai assistito a una messa intera c’è qualcosa di questo schifo che ha permeato anche me. Ho visto con orrore che ciò che accade in chiesa si ripete in svariate forme anche fuori. Che non è solo la chiesa, è la passività con cui viviamo tutti almeno un po’.

Sapete cosa? Mi è passata la voglia di coccole e mi è venuta voglia di scopare. Di più, mi è venuta voglia di pornografia. Pornografia contro l’ipocrisia. Mi è venuta voglia di Maria Tinka. Mi è venuta un’illuminazione.

Ho capito che il senso dell’evento sul porno non era da cercare nelle parole che sono state dette, nei video mostrati. Ho capito che il senso degli eventi di Rosario Gallardo sono gli eventi in sé. Il solo fatto di esistere in quel modo. Ho capito che il senso è la Maria Tinka stessa. E ora voglio farne un elogio. Non di quello che dice, non di quello che pensa, non di quello che fa, semplicemente di lei, come si presenta, che ciò che dice, che pensa e che fa racchiude e trascende. Trovo Maria una contraddizione vivente, è bella e brutta, sexy e materna, dolce e violenta, fragile e forte, maschio e femmina, accoglie e respinge, è triste e felice, drammatica e ironica, attenta e strafottente. Ho parlato con lei in privato per cinque secondi e mi ha detto qualcosa per cui volevo allo stesso tempo darle uno schiaffo e baciarla. Potrei andare avanti per pagine a descrivere l’incoerenza. Ma mi fermo qui per andare oltre. Per dirvi che lei stessa, poi, va oltre. Oltre i suoi stessi discorsi, oltre i suoi stessi film, oltre il senso che, appunto, chi la guarda come la guardavo io, cerca sconcertato di dare ai suoi eventi.

E allora è oltraggiosa, provocatoria, provocante, è punk. In una parola, è lei stessa, prima che a parlare di pornografia e a mostrare pornografia, ad essere pornografica. Pornografica nel senso più bello del termine, e cioè palpabilmente esplicita, sfacciatamente nuda, esageratamente vera, oltre ogni limite pura, esasperatamente il contrario di ipocrita. Geniale. Mi batte il cuore.

Prima credevo che Maria Tinka fosse esibizionista e fissata e volesse forzare la gente a pensarla come lei, espandendo al generale qualcosa che vedevo come molto personale. Ora vi dico: grazie a Dio (ahah) che Maria Tinka è esibizionista e ci fa vedere come si sta al mondo. Se dev’essere una conversazione sul porno, un’esibizione di sesso, la presentazione di un libro, che lo sia, ma soprattutto che lo sia così come lo fa essere lei. E se ha fatto battere il cuore a me, che in fondo sono cresciuta a pane e Isabella Santacroce, acqua e Milo Manara, latte e Sex Pistols, figuratevi cosa può succedere ai timorati di Dio nel senso più letterale della parola.

Cari tutti, andate a vedere il prossimo evento di Rosario Gallardo.

Cara Maria, per favore, fai un altro evento. Ti prego, fallo in chiesa. Santa Maria Tinka, liberaci dal torpore, continuando ad allargare le gambe e aprirci la mente sbattendoci in faccia la figa. Mostraci ancora un po’ dei tuoi orgasmi, e paziente denudaci il seno e portaci per mano a farlo toccare a sconosciuti, insegnandoci cosa dovremmo essere capaci di fare da soli. Ne abbiamo tanto bisogno. Amen.