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San Giuliano Pisapia scarica i precari del Comune. Salve solo le educatrici

| mercoledì 4 novembre 2015

Davanti Palazzo Marino
5 anni fa la ‘precarietà’ era stato uno dei ‘temi caldi’ della campagna elettorale arancione. Incontri pubblici, promesse, dichiarazioni altisonanti, titoloni sui giornali di riferimento…Oggi farete fatica a trovare questa notizia sull’ultimo dei blog del web: dallo scorso 31 ottobre 28 su circa 190 precari comunali amministrativi sono stati licenziati. A Capodanno, molto probabilmente, li seguiranno gli altri 161 prorogati, oltre ai 36 ghisa ‘a tempo’, nuova figura precaria creata da Expo appositamente per il Comune di Milano. Alcuni sono i ‘sopravvissuti’ ai tagli gentilmente offerti dalla Giunta del ‘Vento che Cambia’, particolarmente dolorosi per gli amministrativi che nel 2011 erano ben 400. Negli scorsi mesi il Comitato Precari, costituitosi nel maggio 2011 per far sentire la voce dei precari comunali, aveva giocato le sue ultime carte, riconfigurando tutta la sua strategia. Niente più polemiche, silenzio sul corposo dossier dei consulenti esterni (http://www.cronacamilano.it/wp-content/uploads/cronaca/21709/dossier-con-delibere-in-calce.pdf) presenza alle uscite pubbliche del candidato alle primarie del PD Pierfrancesco Majorino, dibattiti alla Festa dell’Unità e lancio della candidatura alle primarie incluse. Lo scorso mese a colloquio con l’assessora al personale Chiara Bisconti insieme a tutti i rappresentanti sindacali, dopo un partecipato presidio organizzato sotto Palazzo Marino (foto allegata).
Purtroppo non è bastato, almeno non per tutti. Oggi, assente tutta la ‘parte politica’ del tavolo di confronto (Bisconti-Pollio Salimbeni), incapace persino di dire la verità negli occhi dei lavoratori, i precari si sono sentiti sbattere la porta in faccia dai dirigenti, che hanno soffocato molte speranze. Lasciati a casa, o secondo il gergo entrato di moda anche nella ‘Città Medaglia d’Oro della Resistenza’, ‘non prorogati’ nemmeno alcuni dei (pochi) stabilizzabili secondo le norme di legge (la L. 125.2013) dopo anni di anzianità maturata in svariati servizi. C’è A. che lavora da circa 13 anni al Comune, che è senza parole. C’è e F. che di anni di anzianità ne ha solo 5, e poteva essere prorogata. Mute le decine di precari che avevano creduto che il lavoro per Expo fosse un trampolino di lancio verso qualcosa di più consistente. Impauriti anche i tanti idonei ai concorsi che nel 2016 vedranno esaurirsi graduatorie che scorrono col contagocce. Un brutto segnale anche per tutti gli altri, in scadenza dal 31.11 al 31.12. Discorso diverso per le educatrici e per alcuni dei profili dei servizi sociali, dove pensionamenti e mobilità volontaria hanno creato vuoti di centinaia di lavoratori. 215 di loro saranno assunte entro il 2015 (40 coi requisiti della L. 125/2015) mentre a giorni si aspetta l’indizione di un nuovo concorso per i Nidi, mentre restano valide sino al 2016 diverse graduatorie a tempo indeterminato ancora aperte (assistenti sociali, conservatori dei musei, precari amministrativi, tecnici, bibliotecari). Briciole, circa 25 assunzioni entro il 2015, su cui si stanno scannando i sindacati a seconda dei settori con più tesserati in questa o in quella sigla.
L’albero della vita ha spento le sue luci, la festa di EXPO è finita e gli ultimi mesi della giunta arancio si tingono dell’ennesima delusione. La scelta politica di ‘salvare’ unicamente le educatrici lasciando fuori i precari ‘generici’ è legittima, soprattutto visto il ruolo che svolgono gli asili a Milano ma…
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Resta la rabbia di tanti precari, che si erano illusi nuovamente visto che in molti altri enti (diverse Università), comuni (Morbegno, Napoli), università (Politecnico di Torino) proroghe e concorsi ad hoc avevano salvato il reddito di centinaia di famiglie. Dal prossimo 1 gennaio, senza i precari, molti sportelli al pubblico e molti servizi resteranno appesi alla buona volontà di chi resta. Mentre si attende la risposta da parte sindacale, ai precari non resta che affidarsi a San Precario, il protettore di tutti i redditi appesi a un filo. Che possa, almeno lui, punire chi ha usato il dramma della precarietà per fini elettorali.
E oggi non ha nemmeno il coraggio di dirgli in faccia: ‘Siete fuori’.