MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Generazione (A)

Salvini Diventa Minaccia Nazionale

| giovedì 4 dicembre 2014

Lega: e su "Oggi" c'è il Salvini "desnudo"

di Luca Fazio

In poli­tica la mate­ma­tica non è una scienza esatta. Pren­diamo l’exploit della Lega in Emi­lia Roma­gna. Valu­tando i dati asso­luti e non quelli rela­tivi, il par­tito di Mat­teo Sal­vini ha otte­nuto il record sto­rico di con­sensi non ieri ma alle ele­zioni regio­nali del 2010: con un’affluenza alle urne al 68,1%, prese 288 mila voti, ben 55 mila in più rispetto al voto di dome­nica scorsa.

Ma il cla­mo­roso dato dell’astensione rac­conta tutta un’altra sto­ria: oggi, con l’affluenza crol­lata al 37,7%, i 233 mila voti leghi­sti signi­fi­cano un cla­mo­roso 19,4%. Con più del dop­pio dei voti di Forza Ita­lia (ferma all’8%), la Lega supera il Movi­mento 5 Stelle (13,3%) e diventa il secondo par­tito nella regione che un tempo veniva defi­nita «rossa». Il Pd in quat­tro anni è pas­sato da 857 mila a 535 mila voti (-38%).

Bastano que­sti numeri per dare ragione a Mat­teo Sal­vini quando parla di «risul­tato sto­rico». E non è la solita tra­co­tanza leghi­sta che poi lo spinge a pro­vo­care l’altro Mat­teo: «Se fossi in Renzi mi pre­oc­cu­pe­rei, le pro­messe comin­ciano ad avere le gambe molto corte».

Ma è il con­fronto con il recente pas­sato a con­fer­mare il trionfo leghi­sta, che va ben al di là di una sem­plice tor­nata elet­to­rale. Sem­pre restando in Emi­lia Roma­gna, alle ultime poli­ti­che, nel feb­braio 2013, la Lega prese appena 69 mila voti e si fermò al 2,6%, men­tre alle euro­pee dello scorso mag­gio con­qui­stò ben 116 mila pre­fe­renze (fer­man­dosi però al 5%). Oggi, con 233 mila voti, ha il tri­plo dei con­sensi rispetto a meno di due anni fa e il dop­pio rispetto a sei mesi fa. Sono numeri che ter­re­mo­tano il cen­tro­de­stra (e dovreb­bero inter­ro­gare la sinistra).

C’è chi si feli­cita come di fronte a un mira­colo, sono i colon­nelli di un par­tito che era dato per morto: «Adesso Sal­vini è la Lega e la Lega si can­dida ad essere punto di rife­ri­mento per il cen­tro­de­stra in futuro» (Roberto Maroni). E c’è chi sta per­dendo la testa, oltre che il con­senso, come il depu­tato del Ncd Fabri­zio Cic­chitto: «Sal­vini mi fa poli­ti­ca­mente schifo». Quanto a Forza Ita­lia, il par­tito di Ber­lu­sconi è let­te­ral­mente allo sbando.

Anche il lea­der più coc­co­lato del momento (in tv sta oscu­rando per­fino Renzi) chiac­chie­rando qua e là si fa pren­dere la mano con accenti celo­du­ri­sti, ma è com­pren­si­bile: «Il nostro obiet­tivo è il 51%». E ancora: «L’Europa non è rifor­ma­bile, biso­gna abbat­terla». Que­sta è l’ora dei pro­clami, e ci sta pure, però è un’altra la cifra del discorso che dice fino a che punto il gio­vane Mat­teo abbia impa­rato a farsi ascol­tare sia dall’elettorato di destra che da quello poten­zial­mente di sini­stra. Come il gatto e la volpe. Per esem­pio quando da Vespa, nel giorno del suo trionfo, rie­sce a far sem­brare il capo del Pd un anal­fa­beta della demo­cra­zia: «Il dato sull’astensione è deva­stante, quando due elet­tori su tre deci­dono di restare a casa è una scon­fitta per tutti, al con­tra­rio di Renzi che gon­gola e twitta io dico che il dato non è secon­da­rio, signi­fica che anche io devo fare di meglio per coin­vol­gere i cittadini».

O quando da mila­ni­sta sfe­ga­tato mara­mal­deg­gia con uno dei suoi mae­stri: «Non ho sen­tito Ber­lu­sconi, è stato meglio, anche per­ché non aver vinto que­sto derby è una roba da matti e mi avrebbe por­tato ad essere un po’ incaz­zato». Gio­cando sul suo stesso ter­reno: «Rim­piango i tre stra­nieri in campo, sarebbe un toc­ca­sana per i cal­cio ita­liano, la metà dei gio­ca­tori a San Siro non ho nem­meno capito chi fos­sero». Oppure quando parla di fab­bri­che e lavo­ra­tori, essendo rima­sto l’unico lea­der poli­tico che va nei talk show a pro­nun­ciare la parola «ope­rai» come fosse roba sua (Lan­dini a parte, ma lui di poli­tica non ne vuol sapere).

Mai la situa­zione è stata così favo­re­vole per la Lega, con Ber­lu­sconi in pic­chiata e il M5S che len­ta­mente rischia di sgre­to­larsi cedendo una parte del suo elet­to­rato a que­sta nuova destra popo­lare. Eppure il lea­der si scher­mi­sce, ha impa­rato a non stra­fare, en pas­sant cita anche Obama — «sì, si può». Non si sente l’unto del Signore del cen­tro­de­stra, «lo deci­de­ranno gli ita­liani nelle piazze sce­gliendo il pro­gramma», e finge di non voler attac­care i due lea­der in dif­fi­coltà, «non mi appas­siona, pre­fe­ri­sco ricon­qui­stare la fidu­cia degli elet­tori rima­sti a casa». Fa il supe­riore. Il suo obiet­tivo è un altro: «Da oggi ci sen­tiamo parte di un pro­getto che non guarda solo al nord ma a tutta Ita­lia. E’ una bella sfida, quando Renzi è pronto noi siamo pronti».

E la pros­sima felpa sarà uguale alla divisa della nazio­nale di calcio.