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Bicicrazia

#salvaiciclisti apre la strada al futuro

| giovedì 3 maggio 2012

28 aprile, ore 16.14, i Fori Imperiali di Roma offrono un panorama unico: girandosi da una parte o dall’altra si scorge soltanto una marea di persone di ogni età, sono 49.999 e almeno tre quarti di loro hanno la propria bici di fianco a se’. Anche le bici sono di ogni età, di modelli diversi, con storie tutte diverse sotto le loro ruote, ma tutte ancora vive, nonostante la battaglia che conducono ogni giorno sulle strade.

28 aprile, ore 16.15, sul palco (auto)costruito al centro dei Fori Imperiali sale un omone grosso come un guardaroba coloniale, prende il microfono e si presenta come un residuo del vecchio mondo, quello di cui questa giornata rappresenta il funerale, e invita tutte quelle migliaia di persone a sdraiarsi a terra, stringendo al proprio cuore il ricordo delle vittime della guerra della strada. Lo spazio è troppo stretto perchè ci si possa stendere tutti, ma nessuno pare volersi tirare indietro, così la folla si accascia come e dove capita, chi mezzo seduto, chi infilandosi nel telaio di una bici, chi sdraiandosi su chi gli sta a fianco, andando quasi ad anticipare quell’orgia di piacere che sono le strade dei sogni. In quel momento, sull’antica Roma scende un silenzio surreale, da pelle d’oca: la festa si interrompe bruscamente e lascia spazio alla compartecipazione di tutti i presenti. In tanti hanno la pelle d’ora e gli occhi rossi, sebbene cerchino di nasconderlo.

28 aprile, ore 16.16, sul palco dei Fori Imperiali c’è un bambino con indosso una maglietta con il Jolly Roger (immagine di libertà più evocativa non poteva essere scelta per questi navigatori delle strade), si avvicina timidamente al microfono e dice, con voce stridula e imbarazzata: “l’Italia cambia strada”. I 49.999 si alzano in piedi, frastornati dalla forza di quell’istante collettivo, e un applauso cresce, molto lentamente, fino a riempire l’aria.

La questura di Roma aveva posto un chiaro divieto verso ogni mobilitazione “in movimento” durante la giornata del 28 aprile; anzi, aveva espresso addirittura la richiesta grottesca che i ciclisti “non si spostassero” dai Fori al termine della manifestazione… così nell’ora successiva al termine degli interventi, molti dei presenti se ne vanno alla spicciolata. Tanti però restano, e piano piano le bici si tirano in piedi, si affiancano… e inevitabilmente ne nasce una critical mass.
Il tardo pomeriggio romano è agitato da un serpentone lunghissimo ed energico, in cui lo spirito pirata del cambiamento invocato poco prima pervade i cuori di tutti i pedalanti. A un certo punto la testa della massa abbandona il Lungotevere e si spinge fino in Piazza S.Pietro, tra lo stupore di qualche pellegrino che invoca (ma non ottiene) il “rispettoso silenzio”: lo sciame dei ciclisti riempie tutta la Via della Conciliazione. La via dei funerali dei papi questa volta vede l’eretica celebrazione del funerale della civiltà dell’automobile, e nel sottopassaggio successivo può deflagrare in tutta la sua forza l’urlo liberatorio di questa folla gioiosa.

La critical mass sarà la degna conclusione di una giornata lunghissima e dei primi due mesi di vita intensa per #salvaiciclisti, la festa per tutto quanto raccolto sino ad oggi. Mai nella storia di questo paese si era vista una manifestazione sulla mobilità di tali dimensioni, con questa consapevolezza, con questa trasversalità. Una mobilitazione, peraltro, nata nei bassifondi del web con il rischio, concretissimo, di restare solo un moto d’opinione da “blogosfera”, e invece capace in breve tempo di portare in piazza più del doppio dei suoi aderenti on-line. Un risultato importante che pone però una sfida a questo movimento, cresciuto dal basso senza leader e senza sponsor di qualsivoglia natura. Da ora in poi la politica dovrà cominciare a fare i conti seriamente con un “nuovo mondo” che si affaccia alla luce del sole con una semplice battaglia di civiltà.
La richiesta è tutta nello slogan della giornata, quella di “cambiare strada”, perchè quella vecchia, mortifera e trafficata, è evidentemente un vicolo cieco. La strada nuova è però ancora da tracciare in buona parte, probabilmente sarà in salita più del Giro d’Italia che si appresta a partire, questo weekend, dalla lontana e ciclabilissima Danimarca. Un Giro che partirà con una cronometro a squadre, dove una squadra di 49.999 ciclisti sarebbe imbattibile.