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saluti mayday da new york

| mercoledì 2 maggio 2012

by Who’s Dan? Our Dan!

Sono le sei di sera quando torniamo a casa per scaricare le immagini girate durante la giornata, la MayDay non è finita, anzi in questo momento il corteo autorizzato partito da Union Square si allunga lungo la Broadway in direzione di Wall Street. Le voci dicono che la gente è talmente tanta che la testa del corteo arriverà a Wall Street mentre la coda è ancora a Union Square. Dicono anche che si pensa di usare i numeri per rifare seduta stante una nuova occupazione non solo di Zuccotti Park, ma anche una nuova, in Water Street.
Ma partiamo dall’inizio, la giornata è cominciata presto in Bryant Park, il parco sulla centralissima 42esima strada, dietro l’enorme public Library, la biblioteca coi leoni di marmo davanti, quella di Ghostbuster insomma.
Qui a Bryant park sono le 10 di mattina e la polizia circonda tranquillamente il parco con millemila macchine bianche e blu e sciami di motorini che ostentano indifferenza quando vengono insultati dai ciclisti. Si piazzano sbadigliando svegliandosi dal torpore solo quando qualcuno mette il piede per strada, ogni tanto si sente un fischio: “sidewalk!” (marciapiede) urla il poliziotto facendo cenno di levarsi dalla strada. Il senso civico richiesto per partecipare ad una manifestazione è altissimo, la responsabilità enorme, mentre rappresenti il popolo que se levanta non butterai cartacce a terra e non camminerai fuori dalle aree pedonali, non si sputa per terra e non si fuma all’interno dei parchi. Pena l’essere brancati improvvisamente da un paio di energumeni bluvestiti che dovessero decidere lì per lì di esercitare il loro potere di fermo e arresto. Solo l’altro ieri ho visto arrestare una giornalista non giovanissima perché aveva i piedi per strada, appena giù dal marciapiede e un poliziotto l’ha placcata stile rugby come avesse dovuto farla smettere immediatamente. Lei ha protestato, creando una situazione dove o la polizia si scusava e la faceva andare via o raddoppiava accollandole resistenza. Hanno scelto di accollarle resistenza ed è stata portata via. In prossimità di Wall Street la libertà d’informazione, come quella di circolazione, sono sospese. Io giro con una vistosa telecamera in mano e non sono Americano, dunque faccio attenzione a dove metto i piedi.

In Bryant Park l’atmosfera è frizzante e l’aria fresca, tutti hanno un impermeabile e scarpe chiuse, le previsioni davano pioggia battente tutto il giorno e invece la pioggia cessa verso le 9 di mattina e a mezzogiorno spunterà anche il sole. C’è il banchetto della meditazione e quello delle informazioni, diversi signori con un cartello scritto a pennarello “press” aspettano pazienti che qualcuno venga a fare domande cui rispondono di solito “non ho idea”. Mi fermo al banchetto del cibo e ragiono se mangiare un bagel ripeno di peanut butter (panino con crema di burro d’arachidi) ma preferirei un caffé che non avrò. Come in tutte le situazioni Occupyte si vive una splendida sospensione dei bisogni primari: cibo e affetto sono gratis e abbondanti, a disposizione di chi voglia allungare la mano. Qualcuno balla, viene improvvisato un balletto rap contenenti sberleffi alla polizia. Non seguo molto le parole ma capisco quando si battono la mano sul culo in direzione delle forze dell’ordine che stanno serafiche ai margini del parco, in apparente superiorità numerica. Col passare delle ore la situazione cambia, il parchetto comincia a strabordare di gente, sento un Mic Check che raduna un pò di gente che voglia partecipare a un picchetto, un centinaio di persone si allontanano assieme dal parco per andare a picchettare uno dei luoghi dove sfruttano i lavoratori non pagando il minimo e pretendendo straordinari non registrati. Sono stati annunciati 99 picchetti, -99 pickets-, per questa giornata di sciopero generale, in luoghi diversi e sparpagliati. Ho assistito a un picchetto a Wall Street, una ventina di manifestanti hanno girato in tondo davanti al ristorante per ricchi “Capital Grill” gridando ad alta voce che si tratta di una catena di 2000 ristoranti con 160.000 dipendenti dove non accettano lavoratori di colore e obbligano la gente a lavorare prima e dopo aver timbrato il cartellino. Non seguo il piccolo corteo perché sto aspettando che comici a radunarsi la Guitar Army, un esercito di chitarre che sarà guidato da Tom Morello, il chitarrista dei Rage Against The Machine, per marciare in corteo non autorizzato verso Union Square, dove si incontreranno tutti i cortei della giornata. Tra i cortei che avrei potuto seguire, ma perdendomi Tom Morello, scherziamo? c’era quello che parte dal Madison Park sulla 23esima, dove si è incontrata una coalizione di studenti delle università cittadine proclamando la libera università di New York in difesa del diritto all’istruzione, o anche quella pesa della WildCat March, che partiva dal parchetto downtown east di Houston St. e 3 Avenue con lo striscione “fuck the police” e l’annunciato proposito di “far veder ai poliziotti e ai capetti di tutto il mondo che siamo tanti e che diventiamo sempre più forti”. Inconterò la Wildcat March al suo arrivo a Union Square, scortati da mandrie di poliziotti in motorino, a cavallo, a piedi, in macchina e in elicottero, intenti a strotolare lo striscione “burn the banks” davanti a una banca. Tom Morello si fa aspettare e spunterà verso l’una, quando oramai un centinaio di chitarristi si è radunata e organizzata per gruppi di una ventina, una ragazza ha distribuito pezzi colorati di stoffa con la scritta stencil “guitararmy” e ogni gruppo si riconoscerà dal colore una volta cominciata la marcia per suonare assieme. La lista delle canzoni contiene alcuni classici dei sindacati: This land is your land, Who’s side are you on, We shall not be moved. Ottengo anche io il mio pezzo di stoffa memorabilia e filmo Tom Morello assediato da giornalisti, fan e musicisti. Il Corteo parte puntuale alle 2 ma non essendo autorizzato deve stare sul marciapiede, poche centinaia di metri dopo essere arrivati cantando sulla Quinta Avenue in direzione sud il corteo straripa dai marciapiedi e allaga la strada al grido di “who’s street? our street!” -di chi è la strada? nostra!- I poliziotti non ci stanno e rincorrono la gente in giro per un pò, la parte del corteo più reattiva allunga il passo occupando la strada e sgambetta via, l’altra metà si attarda e sarà obbligata a tornare sui marciapiedi. La testa del corteo raggiungerà Union Square senza -quasi- mai dover ricorrere a un marciapiede.

La superiorità numerica si sente eccome, arrivati alla 23esima si aggiungono gli studenti e le strade sono invase, non si vede altro che gente che manifesta, cosa non usuale per New York. Il primo maggio è stato un successo, mi sento di dire se me lo chiedessero? Chiedetemelo, com’è andata? Un successo. Giornatone di sole, chilometri a piedi, cantato e visto gente felice e sdegnata, studenti e occupanti, migranti e lavoratori, sindacalisti e chitarristi marciare assieme. È la prima MayDay così -sentita- a New york dopo tantissimi anni, quelli di OccupyRadio della WBAI ci tengono a far sapere che sanno benissimo che in Europa il primo maggio è importante e partecipato, ma in America no. “Questa per me è la prima volta che vedo uno sciopero generale” dice un ragazzo della radio col cappellino. “io non credo a quelli che se ne stanno in strada col cartello a farsi fotografare, ma credo nella forza del popolo, credo ai grandi numeri”. Sul palco allestito a Union Square, cordonato dai servizi d’ordine delle Union, dei sindacati, attaccano con “El pueblo unido jamas sera vencido”. E io me lo sento cantato alla schiena mentre vado a casa a lavorare scaricare il video che dobbiamo montare entro stanotte. Dicono che adesso 50.000 persone si dirigono verso Wall Street e rioccuperanno Zuccotti Park, ma quello che succederà stasera lo leggerò sui giornali di domani mattina.

Daniele Salvini