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Salone del Libro di Torino: da Fiera del Libro a Freak Show, il Crepaccio è Vicino!

by Duka | mercoledì 18 maggio 2016

L’edizione 2016 del Salone del Libro di Torino grazie a un dispositivo securitario che raggiungeva il ridicolo con sequestri a tappeto di forbicine e taglia unghie, si è trasformato in un duty free. Una fine scontata. La fiera nazionale dell’editoria ha smesso da tempo di offrire stimoli al cervello preferendo l’intestino. Ospiti capaci al massimo di curare la stitichezza: Saviano, Frassica, Venditti, Travaglio, Salvini e De Gregori. Con questi personaggi, da incubo nazional-popolare, non c’è da stupirsi se gli unici invitati in grado di farci sognare siano stati i Dik Dik. Tra le poche presentazioni degne di nota quella di “Badlands”, il volume su Springsteen, di Sandro Portelli. Una piacevole conversazione – già sentita nei centri sociali – sul folk americano e sul rock and roll espressione della classe operaia. Poi i soliti Carlotto, Erri De Luca, Wu Ming 5, Perniola e Simona Sparaco. Autori spremuti come limoni pronti a presentare i propri lavori e a disquisire – in qualunque tavolo siano invitati – di cabala ebraica, corruzione e libertà di informazione. Troppo poco in cinque giorni di fiera. Dove sono gli stranieri? I vari Joe Lansdale, Jonathan Lethem, William Vollmann, Anthony Cartwright e Slavoj Zizek che si erano visti nel passato. Autori che era un piacere ascoltare e davano lustro al salone. Bisogna interrogarsi sul perché i lettori non rispondano più alle sirene della fiera. Perché i padiglioni si riempiono di stand che vendono pasta, macchine per il caffè, toys e strumenti musicali? Come mai i responsabili del Salone non si sono accorti che la formula è stata copiata ormai da anni in altre innumerevoli fiere dell’editoria sparse in ogni dove nella penisola? È mai possibile che non trovino mai delle idee per rinnovarsi? E poi basta raccontarci cazzate. Ogni anno il salone finisce tra comunicati trionfanti dagli organizzatori, che ci spacciano puntualmente un aumento del 5% di pubblico rispetto l’edizione precedente. Dopo quindici fiere posso affermare che se fosse così il Lingotto non basterebbe a ospitare così tanti visitatori. Questo non è un salone per lettori appassionati, è solo un Freak Show del Libro.