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SalaMadonna: Milano nel DopoPisapia

| giovedì 11 febbraio 2016

salamaj

di Paolino della Comancha

Sala medaglia d’oro, Balza medaglia d’argento, ed il loser, che non si smentisce mai, buon terzo il Majo. Iannetta non pervenuto: era uscito a portar fuori il cane..

Cosa pensare? E’ finita un’era, si ritorna all’era geologica dove si doveva scegliere tra fumagalli/ albertini e ferrante/ moratti, cioè anche invertendoli il risultato non cambia.

E ora avanti col circo dell’ipocrisia, con la brunetta dei ricchi e poveri che, rancorosa come non mai, fingeva un fairplay degno della testata di zidane vs materazzi.
Se la genoana avesse potuto tagliar dal bilancio la voce majorino lo avrebbe fatto al volo col pennarello uniposca double black. Pensava di avere pescato la carta jolly in versione a camicetta a fiori in una giornata di pioggia alle urne alle primarie, ma si è fermata al trenta per cento. Tra sei mesi nei mercati comunali alla domanda, «Ehi guarda c’è la Balzani» “Chi? Quella del popolo arancione? “Ah sì, la buddhista.. Mi sembra di averla vista dalla D’Urso”.

Un consiglio: c’è il bilancio di Roma che fa acqua dappertutto, che ne dici Balza, non è abbastanza sfidante? GE-MI-RO daje! Tanto lo sai anche tu che beppone non ti darà mai una stanza al marino palace. Ci sta Francesca, il chiodo fashion si presta di più agli inverni romani che alla schighera della periferia meneghina.

E la medaglia di bronzo? Il più abituato alla liturgia della sconfitta, quello che conosce le parole di commiato meglio di tutti, Pier Perdeur ha guadagnato tanti applausi quanto il numero uno. Majo non è abituato a vincere ma ad essere nominato, designato da organi di partito, da delegati in grigio-dalemiani in decisioni prese in stanze dove filtra poca luce. Ha fatto una bella campagna e Sala vuole il suo appoggio. Tutto sommato non finisce male per il loser cronico, anche considerando che alla sua sinistra c’è il maelstrom espressionista più assurdo della storia politica di Milano, con Sel ectoplasmatica in via di dissoluzione in Sinistra Italicum che, dopo aver dato indicazione di votare contro Sala alle primarie (uno dei due, ma alla fine assai più Balzani che Majorino), ora vorrebbe sfilarsi dal gioco perché ha perso anche a causa della sua tragica incapacità a decidere bene.

Se non aderisse alla lista Limonta dei sopravvissuti al ritorno del managerialismo a Milano, la sinistra dell’amministrazione uscente farebbe il proprio definitivo harakiri. Quanto a Pisapia, ha contenuto le perdite di una condotta disastrosa, perché Sala ha vinto sotto la somma dei due candidati espressione della sua giunta, e quindi dovrà fare i conti con l’entourage pisapiaco se vuole vincere alla grande a giugno, dove si scontrerà in derby trilaterale con il manager di fastweb e quello delle poste, il Passera che ti fa paura quando torni casa la sera in metro.

Peppone ha già il team competitivo con lo squalo grigio de cesaris determinata a ottenere la rivincita sugli scali ferroviari e la rozza già intenta a coniugare il verbo “pisapia” al passato prossimo (ossia remoto) della grammatica milanese. Per Granelli Maran Tajani Benelli e gli altri vale il principio dello spoils system, anche in vista della Città Metropolitana: il Sala dalla testa a pera ha già potuto testare la squadra durante expo e squadra che vince non si cambia.

Per rc+sel+possibile (Civati? Poco probabile, più probabile uno sfigato alla Agnoletto) ci sarà al massimo un torneo di consolazione. La sceneggiatura del film sembra già scritta: la sinistra siamo noi puri belli e un po’ buoi – sappiamo bella ciao a memoria e di grecia e spagna l’intera storia.
Se arrivano al 5% vuol dire che la Madonnina è in vena..

A questo punto non resta che scrivere la favola che Limonta racconterà a scuola ai suoi bambini e che inizia così: «C’era una volta, c’era una volta a Milano tanto tempo fa un buon principe arancione che..”