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Sala Spoil System: via anche la Caporello

Stefano Mansi | venerdì 27 aprile 2018

A due anni esatti dalla vittoria (risicata) alle amministrative Giuseppe Sala si libera di Arabella Caporello (in foto insieme a Sala e all’assessora Cristina Tajani)), 40enne marchigiana, renzina di ferro, ben prima di essere nominata al ruolo di Direttore Generale del Comune di Milano. Un ruolo di vertice, a nomina politica, che consente di introitare il massimo degli stipendi d’oro comunali. Se Davide Amedeo Corritore era riuscito a farsi staccare un lordo di 285.000 euro l’anno, la Caporello era a quota 210.000 euro lordi l’anno, benefit esclusi. Le dimissioni della esponente del PD, di cui da molti mesi si vociferava in Comune, sono seguite alla recente assunzione, come consulente esterno, al Comune di Milano dell’ex direttore generale di Expo 2015 Christian Malangone, uomo di fiducia dell’ex commissario di governo Giuseppe Sala. Secondo alcune fonti il Sindaco avrebbe sbottato con la Caporello in merito ai magri risultati elettorali nelle periferie, imputando alla manager renziana la responsabilità per gli enormi ritardi di cantieri e realizzazioni, sicurezza e opere pubbliche, dovuta a una supposta incapacità di gestione della dirigenza.

 

Il passaggio segna un momento cruciale del mandato, visto il crollo del partito di maggioranza in consiglio comunale avvenuto il 4 marzo, specie nelle periferie di Milano, nei quartieri oltre la linea della circonvallazione 90-91, dove i democratici sono stati sorpassati dalla Lega in molte sezioni elettorali. Ma non c’è solo la Caporello ad essere stata scavallata dal Sindaco; in questi giorni anche Pierangelo Cortesini, un dirigente di lunga data del Comune attualmente impiegato guarda caso nelle valutazioni delle performance dei dirigenti a Risorse Umane, sarebbe stato ‘accompagnato’ a dare le dimissioni con una buonuscita. Il Sindaco vuole avere il controllo diretto di quello che considera un ruolo cruciale, la gestione dei dirigenti. In  uscita ci sarebbe anche Carmela Francesca, direttore operativo, che passerebbe alla controllata MM spa diretta proprio da un ex Direttore Generale del Comune, Davide Amedeo Corritore, mr. 285.000 euro lordi annui durante il mandato Giuliano Pisapia.

L’ingresso di Malangone (foto sopra), appena assolto dalle accuse che lo vedevano indagato insieme all’ex presidente della regione lombardia Roberto Maroni, al vertice dell’organigramma comunale sottintende un cambiamento radicale nella gestione dei 170 dirigenti comunali, posti al vertice della macchina amministrativa con ampi poteri gestionali e di spesa. La struttura Expo, senza gli uomini condannati in via definitiva, come l’ambrogino d’oro ed ex deus ex machina dell’area tecnica Antonio Acerbo e il direttore dei lavori di Expo Angelo Paris, si è sostituita a quella comunale per imprimere un’accellerazione sui progetti più importanti, quelli immobiliari primi tra tutti. Tra rigenerare le periferie e spianare i 40 ettari di verde di piazza d’Armi, iniziare a gettare calcestruzzo negli ex scali ferroviari e bitumare Trotto, stalle e Quartiere Ippico, con il mutuo della linea MM blu che incombe minaccioso (220 mln di euro nel 2023) è indispensabile un cambio di passo. Per iniziare a scavare i ‘finto-navigli’ in centro, anche senza rischiare il passaggio-referendum cittadino, il cambio di passo deve diventare una corsa.  I dirigenti del Comune, accusati spesso sia dal Sindaco che dalla Caporello di ‘remare contro’ sono in subbuglio: difficile prevedere quale sarà la reazione della macchina comunale all’ingresso di un pilota abituato a guidare fresche sportive di lusso (Expo spa) e non famigliari anni Settanta (Comune di Milano). Anche alcuni presidenti di Municipio fanno fatica a trattenere il malcontento strisciante: con l’edilizia scolastica in crash di uomini e risorse e decine di scuole con grossi problemi manutentivi viene difficile a chi vive il territorio parlare di rigenerazione delle periferie. Alla Barona e al Gallaratese dei rendering del sito del Comune di Milano non sanno che farsene se mancano i soldi per riparare gli infissi degli asili. Accuse, destituzioni, valutazioni sulla fedeltà piuttosto che sulla effettiva aderenza a norme e leggi, report e fughe di notizie sugli incontri spesso imbarazzanti con Sindaco ed ex Direttore generale: i veleni dentro Palazzo Marino si sono moltiplicati in questi mesi invece che diminuire. E sono destinati ad aumentare con le disposizioni che prevedono timbrature obbligatorie anche per la polizia locale e i tecnici spesso in sopralluogo esterno. Ma siamo sicuri che il sistema Expo è quello giusto per gestire il Comune di Milano anche oltre la dorata cerchia dei Navigli?