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Sala? Dimissioni!

by Stefo Mansi | domenica 25 giugno 2017

A quasi due anni dalla fine di Expo 2015 il fake slogan ideato dai suoi detrattori, ‘Nutrire le Mafie, Energia per la corruzione’, è realtà (la lentezza dei Tribunali…). Ormai è emergenza, nulla riesce più a contenere tutta la ExpoCacca, e la barzelletta che tutti rubavano tranne Sala non se la beve più nemmeno un bambino. Il falso e la turbativa d’asta nell’appalto principale della piastra (272 mln di euro) sono solo gli ultimi pezzi a scappar fuori dalle mutande dell’ex direttore generale della Moratti. Non si è ancora disperso l’olezzo degli appalti di scambio tra Tribunale di Milano e Comune per i pc e gli applicativi del ‘processo telematico’ e sui 9 magistrati nelle commissioni di aggiudicazione gara (vietata per legge), che un’altra scoreggia ha fatto annusare a tutti il modo in cui venivano gestiti gli appalti nella sede di Rho: procedure senza controllo, funzionari corrotti, deroghe totali, un far west dove un alberello stitico piantato intorno al deserto di Rho poteva costare alle tasche dei cittadini fino a 712 euro l’uno, il costo di una intera serra.

Ha una bella forza il deputato PD milano Emanuele Fiano a twittare ‘Forza Beppe…avanti così’, ormai il pannolone contenitivo del Sindaco si è lasciato andare. Il cordone sanitario messo in campo dal suo sponsor principale fa fatica a evitare le perdite. Non si può nemmeno nasconderla, la ExpoCacca, puzza troppo anche se ci sono tanti che ancora si chiamano ‘compagni’ (di appalto) che fanno finta che sia fior di lavanda confondendo burocrazia e corruzione, mancanza di controllo e cavilli del Codice degli appalti allora vigente (è già cambiato altre due volte, grazie alle leggi sulla semplificazione). Il loro è uno ‘scudo di sinistra’, lo chiama il Corrierone, anche se qui più che scudi ci vorrebbe una discarica per seppellire definitivamente tutti gli illeciti maleodoranti commessi dai collaboratori del Sindaco, Angelo Paris primo tra tutti. Nemmeno gli armadietti grigi di ferro del Tribunale riescono a seppellirne i resti organici, l’archiviazione di Bruti Liberati non va giù nemmeno col Niagara, segno che Robledo aveva ragione da vendere a non turarsi il naso.

Spiace solo che anche nonno Basilio, già a suo tempo tentennante ad appoggiare le istanze più oggettive dei soggetti critici contro l’esposizione, e salvatore di Sala coi suoi 20 mila voti di ‘rappezzo’, metta una pietra tombale su qualsiasi cosa che possa almeno sembrare ‘sinistra’ a Milano, evitando di chiedere le dimissioni di un Sindaco plurindagato e autosospesosi solo 5 mesi fa. ‘Giustizia e Libertà’ non esiste più e la sinistra anticorruzione dei tempi di Mani Pulite si è dissolta nel nulla. Eppure nei corridoi di Palazzo Giustizia, negli articoli sferzanti di Frank Cimini, e su web e FB (tra Arcipelago, Giustiziami, Difendi il Parco di Trenno) il maleodorante ExpoPacco non ha mai smesso di fare notizia e anche le redazioni dei giornali milanesi stanno iniziando (meglio tardi che mai) a capire che allo spot BellaMilano credono solo i ragazzotti che dalla provincia arrivano nella metropoli-vetrina del post Expo. Noi milanesi sappiamo benissimo quel che ci insegnano i nostri nonni coi loro proverbi tanto crudi quanto veri, una delle prime caratteristiche dell’animo meneghino: Quand la merda la munta a scagn o la spusa o la fa dann, non c’è bisogno del traduttore per capire che i miasmi mefitici stanno sommergendo la città. Per questo motivo vogliamo alzare la debole ma intransigente voce di Milano X per esigere le dimissioni del Sindaco. A cà, senza se e senza ma, prima che sia troppo tardi. Nulla contro lo smemorato del Decumano, ci mancherebbe, i manettari stanno da altre parti. Facciamo finta di credere che non ricorda quando Gianstefano Frigerio entrava sui cantieri della piastra.

Perdoniamogli pure il disastro delle Vie d’acqua con il suo braccio destro e deus ex machina dell’area tecnica del Comune di Milano (e qualcosa di più) Antonio Acerbo che passava i progetti alla Maltauro su una chiavetta USB. No, come poteva saperlo, povero cucciolo. Ma quando si viene a sapere che un (altro) manager di MM spa, la chiacchieratissima società esterna a cui è passato per intero il settore operativo tecnico del Comune, passava ai privati le mappe del sottosuolo milanese per fargli vincere un appalto da 272.000 significa che la mafia sta comandando Milano e non solo il movimento terra. Aver dato in gestione quegli importantissimi archivi a un soggetto che definire opaco è poco, vuol dire aver abdicato con atti di indirizzo e delibere delle due giunte Pisapia/Sala al ruolo di controllo pubblico sui beni della collettività (il passaggio di MM di Corritore dal contratto Enti Locali al Federgas è lì a dimostrarlo). Non ci voleva un De Gaulle per capire che chi aveva gestito miliardi di euro pubblici (distribuendo lavori, convenzioni, spazi, consulenze, appalti, posti di lavoro etc.) era la persona meno indicata per fare il Sindaco nello stesso territorio in cui era stato Commissario di Governo così come prevedeva sino all’agosto 2015 il Testo Unico degli Enti Locali. Chi lo ha scelto come candidato? Non credano i manager dal pannolone pieno, ai deputati scissionisti salvabanche, agli intellettuali del fintosinistra, che a tutti sia sfuggito il cambio in corsa della legge (267.2000) sulle incompatibilità dell’elezione a sindaco, in piena Expo (agosto 2015) pochi mesi prima che Giuseppe Sala accettasse la candidatura a Sindaco offertagli da Renzi. La sottile cordicella che lega il pannolone del Sindaco è ancora al suo posto, per il momento. Il CSM è indipendente come il Kuweit e non permetterà a nessun tribunale di tirare troppo la corda. Inoltre la ExpoCacca ha i colori della bandiera italiana c’è il Rosso, ma anche il Bianco ed è coinvolto anche il Verde cioè tutti destrasinistracentro. Nessuno però ha fatto i conti col popolo, quelli che non han fatto i soldi con Expo sono la maggioranza, così come chi ne paga le conseguenze del buco prodotto sul territorio e nei bilanci di Comune/Regione/governo. Nei bar a Niguarda e al panettiere di Corvetto non si parla di Expo, ma nemmeno di Ius Soli: è l’innalzamento a 67 anni dell’età minima della pensione a tenere banco. E’ il devasto quasi totale delle periferie a fare incazzare i cittadini milanesi. Occhio perchè Milan la desmentega minga.