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Generazione (A)

Sabato al Manzoni, ti racconto com’è andata veramente

| venerdì 1 ottobre 2010


Allora, la prima roba che va detta è che gli stessi fasci la settimana prima erano andati al Virgilio, un’altra scuola in zona città studi. Là però i volantini almeno li avevano veramente, mica come al Manzoni. Che sarebbero andati al Manzoni lo si sapeva da giorni, sai come sono i camerati, sempre in scazzo e competizione tra i vari gruppetti, si parlano addosso e alla fine basta aprire bene le orecchie che le loro rivalità ci portano sempre un fiume d’informazioni utili…
E’ mesi che ci provano ad entrare nelle scuole, si spacciano per forti, in crescita di militanti e consensi ma in realtà senza gli appoggi istituzionali e i soldi dei tanto vituperati partiti di centrodestra sarebbero alla frutta tutti, Forza Nuova come Cuore Nero e compagnia bella. Nelle scuole di fatto ci saranno si e no dieci militanti di destra divisi in tre o quattro organizzazioni diverse, però sono un problema perchè sono aggressivi, minacciosi, violenti e spesso fanno le calate il sabato con un manipolo di trentenni ad intimidire i ragazzi dei collettivi.
Vabbè, comunque, la storia è da un po’ che va avanti ma fin’ora se la sono sempre cavata i ragazzi delle scuole da soli: li ignorano, a volte prendono i sacchi della monnezza e seguono i fasci che volantinano e buttano via tutto, gli fanno i cori, gli applausi di scherno e così via.
Sto giro però era diverso e l’abbiamo saputo in anticipo. Non avevano nessun volantino, nessuna intenzione di volantinare. Andavano a “dare una lezione” ai ragazzi del collettivo, sono dei babbi e l’han detto a destra e a manca, è uscito pure sabato mattina su Repubblica, ti rendi conto?
E difatti altro che “lotta studentesca” (il nome dei giovani di Forza Nuova), c’erano due studenti medi e per il resto tutta gente più grande e di volantini manco l’ombra!
E allora è lì che è scattata la rabbia, perchè questi devono capire che non si devono permettere di minacciare e aggredire gli studenti fuori dalle scuole, noi i nostri compagni li proteggiamo, ci proteggiamo a vicenda e loro devono averlo chiaro in testa.
Non c’è voluto molto, un passaparola veloce e ci si è visti sabato mattina sul presto in un nostro posto in zona nord da cui ci siamo mossi coi mezzi. Eravamo una cinquantina, un bel misto di tutte le realtà milanesi ma soprattutto tanti compagni sciolti, fanno ridere i fasci che in rete dicono di aver individuato quel gruppo e quell’altro, mi sa che sono rimasti un bel po’ indietro, tre quarti dei nomi che fanno sono sbagliati se non addirittura inesistenti.
Beh, come sono andate le cose è semplice: siamo arrivati, li abbiamo visti, li abbiamo caricati. Niente di più, niente di meno. Non c’era nulla di deciso, preventivato, nessun capo a dare indicazioni, è stato un istinto collettivo: li abbiamo visti, siamo partiti. Stop.
Erano tutte facce note, bestiacce schifose che si sono distinte a Milano per aggressioni varie, sapevamo quindi chi erano e cosa erano lì a fare, non c’era nulla da disquisire, con certa gente non si discute. C’era la Digos, ha provato a fermarci, soliti metodi mezzo mafiosi, minacce alle persone più giovani, alcuni di noi chiamati per cognome a voce alta (per suggerirlo ai fasci?), noi ci siamo giusto un pelo rallentati perchè volevamo evitare di dover menare anche loro (si sa gli sbirri poi te la fanno pagare pesante), poi senza tante menate appena riuscivi a svicolare agli sbirri ti avvicinavi e PAM, giù botte, calci e pugni soprattutto, ombrellate, cinghiate, quel che capitava.
Poi diciamocelo, noi non siamo mica dei pazzi invasati, non siamo macellai, non siamo come loro, abbiamo un altro modo di pensare, non abbiamo il fascino del massacro, dell’umiliazione, è evidente che se avessimo voluto sabato potevano farsi male tutti loro e non poco, e non lo dico per fare il grosso, lo sanno bene anche loro che difatti secondo me sono andati a casa stupiti di essere ancora tutti interi, ma non ci appartiene la logica brutale che invece contraddistingue loro in queste
situazioni, noi eravamo là perchè di fatto volevamo dargli un messaggio: “non ci dovete rompere i coglioni, non vi dovete permettere di aggredire e minacciare i nostri compagni, c’è un limite e l’avete varcato, stateci lontano”. Loro erano schierati dietro gli sbirri, fa ridere tutta la tiritera che han fatto, che erano bloccati e non potevano difendersi, tutte palle, lo sanno anche loro e difatti lo sanno bene che han fatto una figura da pagliacci, dovevano andare per fare brutto a degli studenti di sedici anni e sono stati cacciati a mazzate e scortati via dalla polizia, questa è la realtà.
Anche tutta la menata che hanno fatto sui numeri, non è un gioco né uno sport, non si tratta di aver rispetto per l’avversario perchè non è proprio cosa, le menate da soldati e guerrieri le lasciamo a loro, a noi non appartengono, loro hanno voluto fare quelli che non scappavano e questi sono cazzi loro, per noi non c’è minimamente questo problema, cazzi loro se non sono nessuno, se non riescono a mettere assieme più di quindici persone nemmeno a pagarle.
Te l’ho detto, è andata bene così, è stato molto potente e liberatorio, dopo tante occasioni potersi finalmente trovare vis-a-vis e dargli ciò che meritano, poi lo sappiamo tutti che l’antifascismo è innanzitutto lavoro politico e culturale, lo facciamo tutti i giorni, ma la politica è fatta anche di strada, di robe materiali e lo scontro non lo mitizziamo ma non lo rifiutiamo nè condanniamo.
Per noi è proprio una cultura diversa, non si tratta nemmeno di violenza, la violenza è quella che subiamo tutti i giorni sui posti di lavoro, la violenza è quella delle aggressioni e delle sopraffazioni fasciste, sabato per noi s’è trattato di “uso della forza”, s’è trattato di autodifesa, politica innanzi tutto, s’è trattato di ecologia, ripulire una situazione da un fetore e da un rifiuto sociale che stava infestando quella situazione, insomma per noi s’è trattato di protezione e qualitàdella vita, ecco cos’è stato. La minaccia sono loro, non noi.
Chi c’era sabato sa che le cose sono andate così. Lo sanno loro, che infatti stanno dicendo di tutto per nascondere la figuraccia e sono in giro da sabato sera in macchina a cercare i compagni fuori dai centri sociali e dai nostri spazi per farsi vendetta come sanno fare loro, aggressioni al buio, in tanti, meglio se con una lama in mano. Lo sanno i compagni che c’erano quella mattina, gente che se ne sbatte dei comunicati (quello che c’era da dire l’abbiamo “detto” davanti al Manzoni, altre parole non servono) e che sicuramente non sta scrivendo sui siti e nei forum tutte le cazzate che girano.
Forza Nuova ha detto che ci rivedremo presto, che non è finita. Li conosciamo, sappiamo che si inventeranno qualche vigliaccata selvaggia delle loro. Dicono che lo sguardo di Toni, il ferito, è il loro sguardo d’odio. Noi quella faccia l’abbiamo vista bene, è lo sguardo frustrato e invidioso di chi s’è trovato travolto da un’onda che sbucava da tutte le parti e non sapeva dove sbattere la testa.
O forse sapeva giusto quello, e l’ha sbattuta.

Un antifà che c’era