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'Rivoluzione Arancio 2.0': il botto

| venerdì 4 marzo 2016

Foto Volontari

Altro che fine della ‘Rivoluzione arancio’ come sostiene qualche commentatore distratto. Pisapia, Baruffi, Balzani, Limonta, Lerner, Fedrighini e molti altri la sanno lunga, molto lunga. Non a caso, grazie al loro fiuto, sono in sella da anni/decenni, almeno a Milano. A sto giro puntano a fare il botto. PD e SEL (e non solo…) hanno infatti votato contro la proposta di istituire una commissione di inchiesta su Expo, cementando un legame che va oltre i dissidi romani. Del resto si sa, Milan l’è semper un Gran Milan, e la scelta dei vendolini meneghini di appoggiare Sala è solo l’ultima conferma di un proverbio vecchio di 2mila anni. La notizia svela anche ai più inesperti la sostanza degli accordi siglati in questi giorni: i furbetti dei 2/3 (dei consiglieri comunali) si stanno apparecchiando la tavola. Le elezioni sono roba da matematici, altro che politica. Forti dei sondaggi (Sala è in evidente difficoltà) e soprattutto consci che quei 20 mila voti alle primarie possano spostare equilibri e poltrone, gli artefici del ‘miraggio arancio’ stanno trattando posizioni in lista& assessorati, progetti&contributi, spazi&posti in consiglio comunale + nei nuovi municipi. Il sistema elettorale degli enti locali, maggioritario, di recente esteso anche agli ex Consigli di Zona, lascia poco spazio alla filosofia. Per quante liste, partiti, loghi o sindaci-ectoplasma si possano inserire negli schieramenti, la maggioranza schiacciante dei seggi (i 2/3) va al primo partito/schieramento/lobby della coalizione del sindaco vincente. Anche le croci che al primo turno vanno sul nome del Sindaco si trasferiscono al partito più votato della coalizione (alias i babbi che pensavano di votare Pisapia nel 2011 han dato il loro voto al PD…nel 2016 rischiano di darlo al Mucchio-Balzani). Ecco l’arcano che nessuno può svelare: qui entra in gioco la ‘squadra’ dell’assessora genoana, che conta di molti più appoggi/voti/sostenitori (anche dentro al PD) di quanto possa oggi mettere in campo il solo PD, i cui iscritti/assessori/consiglieri sono divisi in tutti e tre le liste del ‘fintosinistra’ (Sala+PD+Balzani). Per non parlare della lista del mago dei tornelli che, privata dei voti della ditta, al primo turno elettorale del 5 giugno rischia di fare la fine del terzo incomodo. La sostanza sono i voti e Sala, che fa del pragmatismo il suo let motiv, lo sa: con un Parisi a 7 punti di distacco c’è poco da fare i sofistici. A chi interessa se la croce 5 anni fa è andata sul nome Pisapia (privo di una sua maggioranza in consiglio) o Sala (privo di una sua maggioranza in consiglio), ciò che conta sono quei 2/3 dei seggi in Piazza della Scala e nelle Zone, dove è fondamentale avere schiacciabottoni fedeli per evitare scivoloni in stile scali ferroviari, muri dei giusti, vie d’acqua e via dicendo. I loghi dei partiti? Meglio nasconderli dietro manager (Parisi e Sala), tecnici (Balzani) e simboli (ne vedremo delle belle) meno riconoscibili. Tanto insignificanti da ribaltare il senso stesso delle divisioni: Sala è stato nominato prima in Comune e poi a capo di Expo da Letizia Moratti? E’ il candidato del centrosinistro. Parisi è stato per decenni vicino ai socialisti e ai craxiani meneghini? Candidato del centrodestra. SEL che rifiuta l’uso del simbolo e Forza Italia che elimina il nome di Berlusconi dal logo, sono solo i primi effetti della primavera elettorale: è iniziata la caccia alle firme e ai nomi (ne servono centinaia di carte di identità tra consiglio e  municipi) ed è tutto un fiorire di liste civiche, un aggettivo che fa tanto fico ma che non conta un cazzo in consiglio comunale, specie quando si decide di cash: aree edificabili, variazioni di bilancio, investimenti e piani territoriali. Ci stanno pensando Sala e Parisi, ma anche l’area laico-socialista, d’Alfonso. L’ha capito anche Rifo che (forse) rinuncerà per la prima volta al suo simbolo. Resta il dato di fatto più chiaro. La sinistra milanese, questa volta, correrà divisa. Le fratture che si sono create in questi 5 anni le potranno rimarginare solo le prossime generazioni, e non solo nell’area antagonista. Non solo visioni politiche diverse. Non è il solo Sala a essere divisivo (e invotabile per molti) ma veri e propri scontri, accuse, rancori che sfociano spesso in odii personali. Un clima pessimo per iniziare una battaglia contro una destra unita. E potrebbe non bastare schierare con un ritardo apocalittico e senza un’organizzazione alle spalle un candidato del 2% come Maltese per evitare il patatrac.